martedì 30 dicembre 2008

Vince la provincia

Gli altri siamo noi.

Buona fede

La buona fede non basta, occorre la verità, se bastasse la buona fede non servirebbe la redenzione. La buona fede non cancella gli errori, molti giudei in buona fede hanno gridato il "crucifige". La buona fede è un'idea dell'Anticristo.
Q, Luther Blissett

Estiva

Parla di estate ma è come se parlasse della domenica. Secondo uno che ci capisce di libri e di messe e di ristoranti è la più bella poesia italiana, dopo La pioggia nel pineto. Leopardi è inflazionato, piace a tutti, lasciamolo fuori classifica, diamogli il premio della giuria e non se ne parli più.

Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore
ci si risveglia come in un acquario
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.

mercoledì 24 dicembre 2008

Buoni a Natale

Così, una citazione dall'Ecclesiaste, o meglio Qoelet, quello del vanitas vanitatum, Antico Testamento:
non fare attenzione a tutte le dicerie che si fanno, perchè il tuo cuore sa che anche tu hai detto tante volte male degli altri.
E un'altra da San paolo, Lettera ai Romani:
se possibile, vivete in pace.
Se possibile, appunto.
Auguri.

Siamo Christmas proud

Cari colleghi, è un vero piacere accogliervi per il nostro party di Natale in questa bella location molto fashion . Come ha già detto il nostro CEO, dovremmo tutti essere molto proud di lavorare per una company come la nostra, una company che nonostante il crack finanziario ha, al contrario di tanti altri partner dei settori finance, retail e automotive , prospect di crescita double-digit anche per il prossimo fiscal year. Qui al reparto HR siamo molto confidenti nel futuro. Come sempre, se avete delle suggestioni, siete pregati di lasciarmele nella letter-box. Merry Christmas!

I bambini e l'anarchia

L'anarchia ha sotto un'idea, che l'uomo è buono, e ogni sconfitta dell'anarchia è una sconfitta di questa idea, che l'uomo è buono, e tutti i giorni in tutto il mondo quel che succede non c'è altro che delle sconfitte dell'anarchia. ..."Addio Lugano bella, o dolce terra mia, scacciati senza colpa, gli anarchici van via". E' come se ogni idea anarchica fosse un'idea che parte per essere sconfitta.
Paolo Nori, Pubblici discorsi.
Forse a una futura mamma non bisogna dirlo ma i bambini sono cattivissimi, qualsiasi maestra te lo può raccontare. Sono gelosi, possessivi, invidiosi. Lasciati senza controllo si accaniscono contro i deboli e i diversi.
Camillo Langone, La vera religione spiegata alle ragazze.
La storia umana sarà sempre più una gara tra l'educazione e la catastrofe.
Herbert George Wells, nel 1920.

Venti da scaricare

Me le segno qui, anche se sono nell'IPod di uno del PD.

lunedì 22 dicembre 2008

Tarantole di inquietudini in petto

C'è un mio amico di Reggio Emilia che ha tradotto Beckett in dialetto reggiano. Ha tradotto un racconto che cominciava con l'espressione: I was feeling awful. Che ritradotto in italiano dalla traduzione che ne ha fatto questo mio amico in dialetto reggiano suona così: Stavo male.
Bè, c'è un traduttore italiano che ha tradotto Beckett in italiano, e quell'inizio lo ha tradotto così: avevo una tarantola di inquietudini in petto.. Chissà cos'ha pensato, quel traduttore lì. Beckett ha preso il Nobel, deve aver pensato, non può mica scrivere stavo male. Stavo male sono capaci tutti, di scriverlo. Beckett gli han dato anche il Nobel. Non può mica scrivere una cosa del genere. Ha preso anche il Nobel.
Paolo Nori, Pubblici Discorsi

Straniamento

Sklovskij, nell'Arte come procedimento (1917), scrive che l'arte è pensiero espresso per immagini. Bisogna, attraverso le parole, creare delle immagini, e il modo per farlo è rallentare il riconoscimento da parte del lettore. Anzichè nominare gli oggetti subito, in modo che il lettore sappia, per esempio, che il protagonista ha in mano una palla, bisogna guardare agli oggetti come se fosse la prima volta che li si vede, e far sì per esempio che il protagonista chiami la palla piccolo melone. Attraverso questo straniamento, la rotondità dell'oggetto palla arriva a chi legge molto di più che se l'avessimo chiamato palla; se avessimo chiamato l'oggetto palla saremmo andati verso il riconoscimento, tutti sappiamo cos'è una palla, non c'è bisogno di immaginarcela. Allora se prendiamo per buona questa teoria la prosa cosa è? La prosa è una valigia piena di trucchi, e il prosatore o è un idiota divino, che quelle sono fortune che capitano a pochi, o è uno che si deve imbrogliare da solo, per imbrogliare anche gli altri.
Paolo Nori, Pubblici Discorsi.

Acido afghano

Per dovere di cronaca, e amore della libertà, un articolo di Toni Capuozzo.

venerdì 19 dicembre 2008

Emisferi destri

Alcuni articoli da Grazia di Facci. Abbastanza inconcludenti ma gustosi comunque.
Limite di 130 spinte pelviche all'ora.
Non guardarmi nelle palle degli occhi.
C'è la crisi ma i motel sono sempre pieni.
E' la prima volta che mi succede che cede.
Mai tornare con le ex, al massimo con le amiche.

La cacca in Arno

Non è per essere puristi e sciacquare in Arno i nostri guai, ma la questione della lingua è l’ultima trincea rimasta. Dunque plaudo alla precisazione, a Otto e mezzo, del sindaco Leonardo Domenici alla domanda circa l’intercettazione telefonica del suo giudizio su un’impresa immobiliare, definita dalla trascrizione come “una cagata”. “Io sono di Firenze – ha detto – A Firenze si dice con la c”.
Sofri anziano

Vide che era una donna, e gli bastò

Se è bella o brutta, povera o ricca, religiosa o agnostica, nordica o terrona: tutti dettagli sullo sfondo, tutti particolari di cui discutere magari più avanti, in un secondo momento. Se proprio è necessario. Qualsiasi donna tu possa presentare a un genitore discretamente anziano, per il resto, verrà accolta con un sottinteso di fatalismo che sta a dire questo: bene, sei un maschio e questa è una femmina, forse è la femmina con cui avrai dei figli, forse mi farai nonno, bene. Altro, al mondo, non c’è da fare.
Mio padre di anni ne aveva 89 ed era un uomo temprato, di quelli arcigni con la retorica del prezzo pagato per ogni conquista, quelli che all’uscita devi spegnere la luce, devi finire la carne, pensa ai bambini che muoiono di fame, uno di quelli che prima di comprare una cosa s’industriano per mesi, e vedono se prima la possono rimediare, riciclare, costruire. Un uomo pacifico con la fortuna d’esser ben piantato nella generazione che era la sua, i giovani son giovani, i vecchi son vecchi, i morti son morti, e lui era vecchio punto e basta: l’aveva deciso quarant’anni prima, dopo aver fatto me, ero stato il suo marcatempo, dunque tutto andava bene perché viveva ogni cosa come un tempo supplementare, un fuori programma rispetto al ciclo biologico.
Era un razionale, diceva che a 25 anni si devono fare dei figli i quali a 25 anni devono fare altri figli, così a 50 anni tu diventi nonno e il ciclo vitale è chiuso. Il resto è gratis. Mio padre non l’avrei mai presentato alle mie amiche con le paturnie dell’orologio biologico, quelle che consolavo dicendo che erano fortunate perché in questa civiltà potevano fare dei figli sino a età impensabili.
Un puro, mio padre. Non come me, non come noi, un piede avanti e uno indietro, generazione di mezzo, eternamente apprendisti al computer, memori del telefono fisso, del terrore che il semplice uscire di casa potesse renderci irreperibili, folgorati dalle prime segreterie telefoniche, ultimi superstiti che potranno ricordare di aver usato la carta carbone e imbucato una lettera nella cassettina rossa. Un puro, mio padre. Quando gli presentai la mia donna, a mio padre, vide che era una donna, e gli bastò.

Facci

giovedì 18 dicembre 2008

Stringiamoci a coorte

Arbasino nel suo ultimo librino (“La vita bassa”, uscito nell’unica collana Adelphi esteticamente riprovevole) dice che l’inno nazionale è “di evidente destra”. E’ vero, “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”, “i bimbi d’Italia si chiaman Balilla”, “stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte”, è proprio “roba per covi ultrà, autogrill con manganelli, curve sud patriottiche”. Le stesse parole che allo stadio abbiamo il dovere di cantare, in qualsiasi altro ambito non abbiamo il diritto di pronunciare. Se in televisione un politico o un giornalista dicesse qualcosa di simile a “Giuriamo far libero il suolo natìo: Uniti per Dio…” verrebbe immediatamente deferito ai tribunali locali e globali. L’inno nazionale viola tutte le norme europee su multicultura e multireligione, è quindi sulla via di diventare fuorilegge, come la Bibbia e la Divina Commedia. Il librino di Arbasino svela quanto è bello, no, non voglio esagerare, quanto è prezioso “Fratelli d’Italia”, quanto bisogna tenerselo caro.
Camillo Langone

Scuole con la P maiuscola

Oggi a pranzo.Ludovico, undici anni: “perchè si chiama scuola materna e non scuola paterna?”.Segue conversazione sul tema. Emilia, cinque anni, ascolta.Passano due minuti.Emilia: “perché si chiama scuola media e non scuola pedia?”

Non sono una signora

Scopro da Coin che la terminologia commerciale - nuova? Mi sono distratto un attimo? - ha coniato per le vecchie “taglie forti” la definizione “donna conformata”.Secondo me persino “buzzicona” era meno brutto.
Luca Sofri

Le scoregge con cui ti ho lasciato

Se su questo articolo di Grazia si sostituisce, di grazia, "parole" con "scoregge" il senso del testo ne risulta potenziato, e il tutto diviene molto meno patetico e molto più salutare.

mercoledì 17 dicembre 2008

Ah! Sì! Finalmente il panettone

Io nacqui un bel giorno di pioggia in inverno
uscendo di fretta dal grembo materno
dorato, goloso, pasciuto e fragrante
fui cotto in un forno dal caldo incessante.

Col nastro dorato la scatola rossa
fu di un gran dama la semplice mossa
che con ingordigia e sguardo amoroso
mi tolse la carta con far premuroso.

Io nudo su un piatto adesso giacevo
le labbra sue calde con ansia attendevo
ma ella incurante sedendosi lesta
si accinse a parlarmi con falsa modestia.

“Ti voglio godere” mi disse sorniona
“adesso mi spoglio e mi metto in poltrona
sei pieno di burro e di frutta candita
e poi c’è l’uvetta che è in te custodita.

Non trovi mio caro la coscia pesante
e il mio fondoschiena un po’ troppo ingombrante?”
io fisso sull’abito che lento scendeva
sentivo il mio interno che tosto cresceva.

Ma lei continuava togliendosi ardita
le sue mutandine con agili dita
e mentre la lingua le labbra seguiva
lei roca e assai bella così proseguiva.

“Sarai la mia colpa, il peccato di gola
che io questa sera consumo da sola
adesso ti prendo di morsi ti mangio
mi godo l’uvetta con te io m’arrangio.

Ti lecco la crosta, ti rubo un candito
socchiudo la bocca, mi lecco poi il dito
ti assaggio, ti gusto, ti tocco, ti annuso
ti mangio e ti prendo in ogni pertugio
ti lecco, ti bacio, ti accolgo, ti sento
ti voglio, ti amo, ti prendo già dentro”.

Io fatto che m’ero di burro ormai fuso
il dolce mio interno a lei avevo schiuso
e con passo felino la dama arrivò
ed il mio candito, commosso ringraziò.

domenica 7 dicembre 2008

James Bond in treatment

200 millioni dollari, tanto costa l'ultimo film di 007. Le prime dieci puntate di "In Treatment" che mi sono visto in due giorni costano meno dell'1% credo, e mi hanno coinvolto dieci volte di piu'. Si ragiona di vita, di amore, di morte semivissuta e semitentata seduti su un divano, e gli attori sono eccellenti.

The mood of the food

I rimedi della sbornia.
Il ristorante non ristora piu'.
Il mio hamburger e' piu' vergine del tuo.
The best: come giudicare un vino. Mineralita' ematiche, florealita' cimiteriali, sentori di sandali e di cavalli di pantaloni.

sabato 6 dicembre 2008

Le gran virgole

“Stamattina alle 10,30 al Campidoglio, la gloriosa Sala delle Bandiere, il sindaco Walter Veltroni e il direttore di Mtv Italia, Antonio Campo Dell’Orto, disveleranno le ultime novità, ma ormai la febbre degli Mtv Europe Awards è altissima e ha coinvolto soprattutto i giovani capitolini che, grazie alla Mtv Pollination Music Week , stanno godendosi ottima musica un po’ ovunque in attesa di dirigersi a frotte domani sera al Qube. Lì si esibirà il gruppo, di Glasgow, più divertente, in voga e valido del momento, i Franz Ferdinand - oggi prove aperte a Tor Di Valle - di spalla ci saranno i romani, bravi e misconosciuti, Velvet. Il quartetto scozzese - i chitarristi Alex Kapranos, anche cantante, e Nick McCarthy, il bassista Bob Hardy e il batterista Paul Thompson - pesca, allegramente e saggiamente, nella miglior new wave anni 70, e la sera successiva, si inizia alle 21, sarà tra i protagonisti più attesi della cerimonia di premiazione sotto il grande tendone, capienza 5mila500 persone, montato all’ippodromo di Tor Di Valle.”
Zaccagnini, Il Messaggero, 17 novembre 2004

giovedì 4 dicembre 2008

E fuori come va

Sì, concordo.

Pisa dei miracoli

Il Papa pesa e pesta il pepe a Pisa.
Sara' anche tutto vero, pero' Pisa e' anche la citta' italiana col numero piu' alto di multati nel traffico cittadino. Chi non ha preso una multa a Pisa? (Io ce l'ho presa.)

mercoledì 3 dicembre 2008

Gugolando

From pandemia from fabernovel: Google's success.

Spingitori di bottoni

Durante i decenni della prima Repubblica, democristiana e cattocomunista, di centrosinistra o di altra formulazione fantasiosa, il Parlamento era fortissimo, erculeo, e i governi erano fragili e malaticci, moribondi.
I capibastone dei partiti e delle correnti facevano e disfacevano governicchi pallidi rachitici che duravano meno d’un anno: era il regno della correntocrazia, della partitocrazia, della democristianeria e la politica si svolgeva tutta fra i sussurri e i fruscii nel Transatlantico di Montecitorio, giustamente definito il salone dei passi perduti.
E oggi? Oggi i giornalisti – milioni di giornalisti accreditati perché siti internet, tv regionali, locali, satellitari, urbane, suburbane acquatiche terrestre lacustri sono tutte accreditate con le loro radio – non hanno interlocutori e si affollano come sciami di api quando vedono un leader riconosciuto.

E non gli pongono domande: allungano un microfono come un imbuto e sperano che dentro ci finisca qualcosa. I giornalisti ormai non fanno domande. Pronunciano delle parole introduttive e porgono l’imbuto. Se vedono un capogruppo, un leader, si affollano stancamente.
Oggi l’esecutivo è fortissimo, fa e disfa il Parlamento. Ieri il Parlamento faceva a pezzi i governi. Oggi le parti si sono invertite. Di conseguenza il Parlamento è diventato un salotto, non corrono grandi odi, non si vedono lampeggiare le lame. Le folle esterne reclamano la gogna per i pianisti, e il Presidente della Camera gli promette le impronte digitali.
Io ho detto che mi rifiuterò – per il decoro del Parlamento, non del mio – e ho controproposto la macchina della verità, così, per divertirsi un po’: cominciamo dalle domande semplici tipo come si chiama suo padre. Poi si vede se il sismografo registra la bugia alla domanda se hai votato per qualcun altro.
La politica, per quel che vedo, non abita più qui da tempo. Di fatto viviamo in una democrazia presidenziale – che sarebbe stata presidenziale anche se avesse vinto Veltroni – ma senza i contrappesi di una democrazia presidenziale. Il Parlamento di fatto e non soltanto da questa legislatura è diventato lo studio di un notaio di decisioni già prese, di votazioni già stabilite.
In aula qualcuno urla, ma prevale la noia e il senso dell’inutilità, quasi della beffa.

Paolo Guzzanti

martedì 2 dicembre 2008

Sfruttamento della costituzione

La Corte di cassazione ha stabilito che i Rom possono sfruttare i minori, utilizzandoli nell’accattonaggio, commettendo un reato che, per un italiano, sarebbe gravissimo, la riduzione in schiavitù. La ragione (si fa per dire) addotta è che in quelle popolazioni l’accattonaggio è una tradizione e che quindi dev’essere rispettata anche quando infrange la legge e il più elementare senso morale. Per aggiungere una bizzarria all’incredibile decisione, la Corte ha precisato che però questo comportamento può essere tenuto dai Rom solo in orario di lavoro. Si tratta sul piano giuridico di un precedente pericolosissimo.
Accettare come fonte del diritto la tradizione etnica apre la strada all’abolizione per gli immigrati o per una parte di loro dei diritti sanciti dalla Carta dei diritti dell’uomo e dalla Costituzione. Dalla poligamia all’oppressione della donna, dall’omofobia allo sfruttamento minorile più bieco, alla violenza sessuale, ogni comportamento, anche il più inaccettabile, che tragga origine dai costumi di civiltà diverse dalla nostra dovrà essere tollerato. Sposare le bambine? E’ una strana idea dello stato di diritto quella che nega ai settori più deboli delle comunità immigrate, alle donne e a i bambini in primo luogo, le tutele costituzionali, soltanto per rispetto di una “tradizione” accolta, par di capire, in nome di un malinteso senso di accoglienza. In nome di quale popolo pronuncino le sentenze i magistrati di Cassazione diventa sempre più misterioso.

lunedì 1 dicembre 2008

Il colpo di grazia

...Contrariamente alla grande maggioranza degli uomini piu' o meno razionali, io non ho l'abitudine di disprezzarmi piu' di quanto non abbia amor proprio; sono troppo consapevole di quanto sia completo, necessario ed inevitabile ogni atto anche se un minuto prima e' imprevisto e un minuto dopo sorpassato.
...Per le donne niente ha importanza al di fuori di loro stesse, e ogni scelta che non le riguardi non la giudicano se non una follia cronica o un'aberrazione passeggera.
Marguerite Yourcenar

Lo Internet

“Io sono per la lentezza, ma quello schifo di Internet ci fa correre. Spero proprio che nel giro di dieci anni lo buttino nel cesso”.
Ornella Vanoni

Poliamore mio

Diventeremo prima libertini, poi bisessuali, poi narcisisti autopoietici, e poi ci suicideremo tutti.

domenica 30 novembre 2008

Donne che (non) uccidono polli

Dov’è una donna che sa uccidere un pollo? Nel libro di John Seymour, “Guida all’autosufficienza” (Mondadori), mi ha molto colpito la sequenza illustrata “Come si uccide e si prepara un pollo”. Conosco decine di poetesse, centinaia di scrittrici, migliaia di giornaliste, una contessa, due baronesse, tre marchese (però zero duchesse), conosco commesse e avvocatesse, dottoresse, studentesse, professoresse, un’archeologa, due guide turistiche, conosco traduttrici, attrici, fotografe, mamme che non hanno bisogno di lavorare, mamme che avrebbero bisogno di non lavorare, deputate, teatranti, una cantante lirica, una sindachessa, una presidentessa, e disoccupate e impiegate a milioni. Secondo me nessuna di queste sa uccidere un pollo. “Afferratelo per le zampe con la mano sinistra e per il collo con la destra, con la testa nella palma. Spingete la destra in basso e torcetela, in modo che la testa del pollo si pieghi all’indietro. Fermatevi appena sentite rompersi l’osso del collo, per non staccare la testa”. La mia libreria per una donna che sa uccidere un pollo.
Adriano Sofri

Is there a Santa Claus?

Famoso editoriale del Sun, 20 settembre 1897.
“Caro direttore, ho otto anni. Alcuni dei miei amici dicono che Babbo Natale non esiste. Mio papà mi ha detto: ‘Se lo vedi scritto sul Sun, sarà vero’. La prego di dirmi la verità: esiste Babbo Natale? Virginia O’Hanlon”.
Questa era la domanda di Virginia. Church le rispose così:Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e della vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.
Non credere in Babbo Natale! E’ come non credere alle fate! Puoi anche chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.
Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebè e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, 10 volte 10mila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.

sabato 29 novembre 2008

New York New York

Di qui una guida semiseria per New York; di qua, invece, la mappa dei crimini (fa molto 2.0).

martedì 25 novembre 2008

Lussi anticostituzionali

Lo so, e' uno scandalo che una ragazzetta che posa nuda per uno stupido calendario diventi ministro. E' inaccettabile che una pornostar sia a capo di un circolo politico. E' fuori da ogni ragionevole circostanza costituzionale che un imprenditore a capo di tre reti televisive e di decine di case editrici diventi presidente del consiglio. Ma Luxuria senza trucco e' brutta piu' della fame.

domenica 23 novembre 2008

Croci

Un altro segno della decadenza dell'Occidente, un altro dei motivi per cui saremo superati, presto e in tutto, da islamismi e cineserie varie. Perche' loro sono orgogliosi fino alla prepotenza, noi siamo prudenti fino alla coglioneria.

Caste

Uno dei motivi per cui tutto cio' che e' al di la' degli Urali non mi interessa granche'.
Manish è stato preso mentre andava a scuola. È stato picchiato, bastonato, portato per le strade del villaggio con la testa rasata, e poi gettato sotto un treno, sotto gli occhi della madre. E tutto questo perché Manish Kumar, 15 anni, aveva osato scrivere una lettera d’amore a una ragazzina di una casta diversa dalla sua. Rompendo una regola che, seppure ufficialmente abolita, continua a esistere - e a uccidere – in India.

L'acqua tende alla sfera

Quando il contenente supera il contenuto.

Una poesia lunga due ore

Cyrano de Bergerac film, qui il testo. E qui il commento del libro.

Poesia minimissima

Ne ho lette diverse, sono liriche e profondissime.

Al party
Le fante
son tante
le coche
poche

Rischio estinzione
Le mante
son tante
le foche
poche

Indole animale
I gatti
son matti
i cani
sani

Sotto l'albero
La bici
fa felici
il treno
meno

Restare bambini
Il gioco
dura poco
l'incanto
tanto

Alla Ford
La Fiesta
resta
la Ka
va

Faccende domestiche
La ragazza
ramazza
l'ava
lava

e poi la piu' corta:
Fiera, a Milano
A pero
c'ero
a Rho
no

e poi la piu' bella:
Stitichezza
Al cesso
sto spesso
ma vado
di rado

Sempre cara mi fu quest'ernia al colon

Beh l'incipit e' perfetto. Ho scoperto questa storia dei falsi incipit (Fincipit): ne e' nato un libro(Sempre cara mi fu quest'ernia al colon), che tra l'altro nasce da un paio di blog (eiochemipensavo, perche' no?) di un paio di persone (Alessandro Bonino, Stefano Andreoli), che tra l'altro scrivono anche su un altro bel blog (Spinoza).

Relativismo culturale

Una sera al bar è entrato un tizio che aveva i pantaloni tutti pieni di chiazze bianche, tipo vernice, e anche un po’ scoloriti, allora ho detto alla mia morosa Secondo me quello lì ha pitturato casa e lei mi ha detto Ma cosa dici, le macchie son di gran moda, e mi ha spiegato che quelli lì son blugins trendissimi e modaiolissimi che tralaltro costano un sacco più di quelli normali.
Ieri è venuto Barigazzi a prendere il caffè, aveva dei pantaloni tutti pieni di chiazze bianche, tipo vernice, gli ho fatto Soccia Barigazzi, se siam modaioli e Barigazzi ha detto Ma che cazzo dici, ho appena pitturato casa.

sabato 22 novembre 2008

La foto russa

Ma sono vere?

Assolutamente si'

Certe parole, certi modi di dire sono come virus che, usciti da qualche laboratorio di ricerca sulla guerra batteriologica, si diffondono con rapidità impressionante e presto infettano gran parte della popolazione. E' già capitato al "salve", solo per citare uno dei ceppi virali più recenti e tenaci, quell'espressione che sta fra il buongiorno ed il ciao, che non è nè carne nè pesce, che fu per anni il biglietto da visita del simpatico presentatore Lubrano (non era male la trasmissione mi manda Lubrano, dove la protesta dei buggerati di turno veniva alleggerita dall'umorismo tutto napoletano di Lubrano. Poi è venuto uno che si prendeva troppo sul serio, Marazzo, e abbiamo visto tutti com'è andata a finire).Tanto il salve di Lubrano era insolito e gaio e piacevole, quanto è stucchevole e vigliacco il salve che ora sta sulla bocca di tutti gli sconosciuti, o appena conosciuti, che vi capita di incrociare e che vi salutano senza guardare, come se si vergognassero di pronunciare un fresco buongiorno o se non osassero pronunciare un amichevole ciao. Capita anche, è raro ma capita, che alcuni virus, dopo una violenta sfuriata, regrediscano rapidamente fino a quasi scomparire.E' il caso dell'attimino che, dopo un preoccupante dilagare, ha fortunatamente sollevato un moto di indignazione generale e quasi più nessuno osa pronunciarlo.Ora c'è un nuovo virus che si sta rapidamente diffondendo, è il virus dell'incertezza, del desiderio di affermare quello che non sappiamo, il desiderio di garantire quello che non possediamo. I principali portatori, anzi portatrici, di questo morbo sono aspiranti. Aspiranti veline, aspiranti conduttrici, aspiranti attrici, in genere belle ragazze che per il momento aspirano qualcos'altro. Comunque certamente destinate ad un brillante futuro.Sì, certamente.Anzi, oserei dire, aZZolutamente Zì.

L'ultima sulla crisi

Un francese, un tedesco, un inglese, un irlandese ed uno spagnolo si riuniscono per decidere come salvare dalla crisi le loro banche nazionali. Apre, come al solito, il francese che dice: "noi ce le compriamo". Segue il tedesco: "noi abbiamo stanziato 500 miliardi, ma i dirigenti dovranno fare sacrifici, ridursi gli stipendi, non spendere in pubblicità, ecc. ecc."E l'inglese: "well, I'd put 250 billions pounds on it". E lo spagnolo: "anche noi faremo qualcosa, ma non abbiamo certo i vostri mezzi". Arriva infine trafelato l'irlandese, che sbotta: "avete visto un cazzo d'italiano che scappava ? Si è preso i miei soldi quello stronzo!"
Qui i dettagli.

venerdì 21 novembre 2008

Olocausto catartico

Il culto dell'Olocausto sarebbe il modo per surrogare Cristo e la sua crocifissione. L'Olocausto servirebbe agli ebrei per proteggersi nella memoria. Sancita tra l'altro per legge in Europa, dunque atto di fede, in quanto non s'ammette a riguardo discussione. E tutto cio' appunto perche' l'Olocausto e' piu' che una giustificazione dello Stato ebraico in Palestina. La sua memoria sarebbe il modo di sacralizzarsi in una crocifissione come quella di Cristo; e tuttavia senza di Lui.

Onda su onda

La donna e' come un cavallo o un'ondata del mare: che senso ha chiedere ad un'onda di avere pieta'. Meglio cavalcarla, lasciarsene portare e con la bocca chiusa perche' altrimenti si affoga. Intesa silente.
Geminello Alvi

Blog o social?

Usavamo uno strumento, il blog, effimero ma duraturo al tempo stesso. Perchè un post scaccia l’altro, è vero: ma rimane tutto lì, non solo negli archivi, ma proprio come insieme delle parole pensate, scritte, commentate. Oggi invece gran parte di queste parole si gettano nel fiume della conversazione 2.0, quella che chi ne sa chiama social; e non solo vivono ancora meno di quanto vivessero quelle dei post di un tempo, ma si perdono senza lasciare traccia di sè. I blog, con il passare del tempo, diventano delle biblioteche: luoghi nei quali fermarsi, dopo aver passato (anche piacevolmente) un po’ di tempo a fare il giro delle ombre al bar di Twitter e poi al pub FriendFeed e poi al caffè Fb; fermarsi, e recuperare tempo e senso, e restare un po’ in silenzio, chè anche la buona conversazione viene a noia, se si esagera.

Affitti tempranti

Proprietari di mono e bilocali delle città universitarie, padroni dalle mani adunche di Roma, Milano, Padova, Bologna, Parma, Firenze, Camerino, Urbino, vi prego di non abbassare gli affitti. Gli alti costi fortificano i giovani. Non per essere cattivi, anzi: chi non può pagare può tornarsene al paesello, farà contenta mamma e troverà spazio nell’agroalimentare. Lo dice anche Paolo Nori. Lui è un autarchico, lo scrittore più impermeabile alle parole d’ordine che abbia mai conosciuto. Nel suo ultimo libro, “Pubblici discorsi” (Quodlibet), scrive: “A Reggio Emilia non ci ho mai abitato. Non che non mi piaccia, solo le case costan troppo poco. Affitti troppo bassi, dopo spendo poco, devo lavorare meno, mi impigrisco, è finita”.

giovedì 20 novembre 2008

Think tanks amerikani

Il pensiero obamistico: non mistico, non onanistico. Buono a sapersi.

Per brindare ad una crisi

Non tutte le crisi vengono per nuocere, foriera di benefici effetti è la crisi del tartufo, il tubero truffaldino. Ad Alba il mercato langue, giustamente non lo vuole più nessuno, non si sente il bisogno di nuove rapine dopo quelle in Borsa, e così molti cuochi, di quelli che senza ascomiceti, astici, tonni e foie gras non riescono a mettere insieme un menù, saranno costretti a imparare a cucinare. (Qualche suggerimento: zucche, lenticchie, cavoli, cardi, alici, castagne…) Inoltre, approssimandosi la stagione delle feste, il tartufo potrebbe trascinarsi all’inferno quella cosa altrettanto puzzolente e più nociva (in quanto additivata e artificiale), come si chiama, ha un nome francese, ah sì, era nel titolo di una canzone di Peppino Di Capri, champagne.

Prese il calice e rese grazie

Redattori del Corriere della Sera, basta con le calunnie e la disinformazione nei confronti dei cattolici! A pagina 25 trovo scritto che il Papa è astemio. Astemio andate a dirlo a Corrado Augias. Il Papa è un sacerdote e i sacerdoti, durante ogni messa, bevono. Siccome siete molto concentrati sui capolavori di Stella e Severgnini vi dev’essere sfuggito un libro intitolato “Vangelo”: “Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue”. Beveva Gesù, bevevano gli apostoli, ogni domenica bevono i chierici e anche i laici che partecipano alle messe, grazie a Dio sempre più numerose, in cui la comunione è data nelle due specie (per intinzione o direttamente dal calice). Anch’io bevo mentre scrivo questa preghiera… Cattolico astemio è una contraddizione in termini. Informatevi, aggiornatevi: il libro che vi ho segnalato è in tutte le librerie, costa pure poco, non avete scuse.

mercoledì 19 novembre 2008

lunedì 17 novembre 2008

Rai: del tutto, del piu' e del meno

Chissenefrega dello scontro della politica di questi giorni sulla nomina della presidenza della commissione della vigilanza della Rai? Troppo complicato, troppi complementi di specificazione.

domenica 16 novembre 2008

A-Abbrrronzatissimi

Nel Seicento essere di colore era la cosa peggiore che potesse succedere alla corte del re Sole. Le duchesse si incipriavano il viso per avere la pelle chiarissima, e si riparavano dal sole. Il colore era riservato alle classi inferiori. Oggi invece succede il contrario. Essere ricchi significa essere abbronzati. Tutte le classi dominanti del mondo occidentale vogliono apparire come il vostro Berlusconi, sempre in forma, abbronzati a puntino. Mentre in Asia, in India, e nelle Filippine le élite vanno alla ricerca di prodotti miracolosi per schiarirsi la pelle. Da un lato, dunque, vince il superabbronzante, dall’altro lo schiarente. Variazioni epidermiche dell’eguaglianza universale: Ognuno sogna di essere l’altro, salvo i cinesi che restano un caso a parte.

sabato 15 novembre 2008

Anche il Massimo

Cari italiani, occhio al portafogli: non è vero che la scuola pubblica è, e deve restare, gratuita. Anzi. Il sistema di istruzione statale pesa sulle tasche di ciascun cittadino, bimbi in fasce inclusi, mille euro l’anno. Insomma, cambiare lo status quo conviene a tutti. Parola di Massimo D’Alema. E se lo dice lui.
Cavalli, presidente dell'associazione "Il Mulino", sul Quaderno di ItalianiEuropei, associazione presieduta dal Massimo: Gli insegnanti? Sono troppi: negli ultimi tre decenni, nonostante il calo costante di studenti, non sono diminuiti i prof. Così oggi il numero di studenti per ogni docente è in Italia più basso della media dei paesi Ocse. Le cause dello squilibrio? Un monte ore di lezioni annuo “elevato”, la presenza di molti insegnanti di sostegno per i disabili, la frammentazione in piccole sedi “soprattutto alla scuola primaria” e anche “la volontà di assorbire nella scuola un eccesso di laureati in certi settori onde ridurre la disoccupazione intellettuale”.

Anche gli angeli

Angelo, guida la mia mano come l’hai guidata a Tiziano Ferro quando ha composto “Alla mia età”. Questo cantante poco simpatico, torvo, di Latina, musicalmente artificiale come la sua città, ieri notte mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Impossibile che sia tutta farina del suo sacco. Era dagli anni Novanta di Luca Carboni che Dio non appariva in una canzone italiana di successo con un ruolo attivo, non soltanto per far rima con “io”. Angelo, io senza canzoni non sono capace nemmeno di piangere. Produrre cattivi sentimenti è facilissimo, ci riescono perfino i giornalisti, per far nascere quelli buoni ci vuole un miracolo, devono congiungersi musica e poesia. Angelo, ispira altre canzoni che spingano non ad amare (non esageriamo): a compatire.

giovedì 13 novembre 2008

martedì 11 novembre 2008

Venti di passione

Oggi, US:
- Starbucks dichiara profitti in calo del 97%
- Circuit City, grande catena di elettronica (tipo Mediaworld) dichiara bancarotta (un suo negozio aveva occupato lo spazio del vecchio Tower Records di Broadway, chiuso a sua volta due anni fa)
- DHL licenzia 9500 persone
- un pezzo del New York Times racconta dei tantissimi americani che ormai hanno da pagare un mutuo sulla casa superiore al valore della loro casa, crollato nel frattempo
- un’intera pagina pubblicitaria di Chase Bank cerca di rassicurare i risparmiatori sul fatto che li aiuterà a pagare i mutui

lunedì 10 novembre 2008

I'm Italian, ma non cosi' brutto

I'm Italian, and prime minister Silvio B. is not speaking in my name.
Causa nobile, per carita'. Pero':
1) Fa invidia vedere che tante persone sono libere da impegni durante il giorno (eufemismo; il non eufemismo richiederebbe l'uso della parola "cazzo", che evito.)
2) No, non fa tanta invidia, considerate le non stupende facce delle foto (litote; la non litote richiederebbe l'utilizzo del nome "cazzo", che non voglio scrivere).

domenica 9 novembre 2008

Impazzite dal troppo ragionarci

Lungo monologo di Manlio sulle donne, impazzite per troppo ragionarci. Secondo lui l'errore di ragionare con le donne presuppone che in esse esista un distacco dalla vita che invece non hanno. Giacche' le donne sono per lo piu' fecondabili, il che significa immerse nella vita. Bisognerebbe insomma oltre ai figli dare loro al piu' due, tre idee che le impressionino. Mai ragionarvi; nelle pause del parlare puo' sfuggire quanto dopo le contorcera' dentro. Invece amarle. Soltanto i saggi potrebbero parlare con le donne, perche' fecondano coi loro pensieri. Ma appunto tacciono.
Ragionare con le donne ha l'effetto di conforderle; perche' turba la loro abbondanza acquea, che e' altrimenti morbida e bella. La fa levitare e manca loro l'aria.
Geminello Alvi
Perche' queste cose non le insegnano ai maschietti nella prima elementare di tutti i paesini del mondo?

sabato 8 novembre 2008

Questo soltanto libera da ogni dolore

Scegli dunque:
la morte celere
oppure l'amore lungo.
Nietzsche

Discende da cieli stellanti

Un fiume soave d'oblio.

Che ne sanno costoro?

L'intellettualita' che amministra tutta la cultura inclina alla vergogna preventiva, piu' che mai insicura. E infatti tanto poco stima se stessa che basta arrivi un inglese a dire ovvieta' sulla storia d'Italia e tutti gli badano. Ma che ne sanno costoro? Gli acquirenti al meglio di case in collina, in cui beatamente fingersi italianati. Che ne sanno loro dei nostri padri? Che ne sanno del vino nel brodo, e di quanto ci piace d'essere generosi, e per pura insesatezza litigiosi? Che ne sanno di Roma, dei morti nostri e del perche' le madri ci vizino tanto, e quali fichi siano quelli buoni a settembre o dell'ebbrezza di polenta e formaggio, e di che ingenuita' ridicola generi ogni nostra astuzia? Di che commozione si senta, negli inevitabili esili, per la lingua di quell'Italia che s'è maledetta. Per il nostro felliniano particolare di patacche.
Geminello Alvi, Ai padri perdóno

giovedì 6 novembre 2008

Tutto e' possibile

Non è per contraddire Barack Obama, ma “il Paese dove tutto è possibile” non sono gli USA. È l’Italia.
Michele Serra

mercoledì 5 novembre 2008

God bless US

Obama speech and McCain speech.
Molto americano e ottimo nelle sue banalita' il primo, elegante e religioso il secondo.
Alla fine c'e' sempre Dio a benedire, per fortuna.

Il mondo e l'immondo

Negli Usa hanno scoperto che guardare le sit-com più amorali (“Sex and the City”, “Gossip girl”…) aumenta le probabilità di rimanere incinte. Quindi sono i programmi castigati ad aver ridotto l’Italia a un ospizio. Macché qualità, macché Aldo Grasso, qui ci vuole Rai Diseducational. Il mondo nasce sempre dall’immondo.

domenica 2 novembre 2008

Proteste fuoritempo

Il più giovane leader dei contestatori universitari ha ventisette anni ed è quindi al terzo fuoricorso (a Lettere alla Sapienza). Gli altri hanno circa trent’anni e manifestano “contro i tagli finanziari previsti da un governo che vuole colpire la libera università, la scuola pubblica e la ricerca” (Francesco Raparelli, portavoce di “Rete per l’autoinformazione”, iscritto alla libera facoltà di Filosofia, 30 anni, da un’intervista alla Stampa). Quelli che manifestano, sfilano, occupano, protestano, bloccano, hanno un nobile scopo: non farsi rubare il futuro da una riforma scellerata, e gli slogan infatti sono pieni di “futuro”.
Però, signori (ché a trent’anni non si è più ragazzi, e infatti noi femmine cominciamo a calarci gli anni intorno ai ventotto), quale futuro? Quello che avete dietro le spalle, quello di una laurea presa da vecchi? A trent’anni non si può stare ancora all’università (e per giunta occupare, come se ci fosse ancora un sacco di tempo per dare gli esami, come se non costasse niente stare lì a bersi una birra e a discutere della mediocrità degli altri). A trent’anni si è più che grandi, e lo studente arrabbiato plurifuoricorso è ridicolo, tristissimo, non ci può essere alcuna energia in quello che dice, fa persino rabbia. “Ma io faccio il pony express per mantenermi” è una scusa penosa: tutti abbiamo fatto le cameriere, le hostess alle fiere, i baristi, i cazzeggiatori euforici, poi prima di un esame clausura totale e via, un voto in più sul libretto, un passo verso la libertà, e parecchio altro spazio per il cazzeggio o l’impegno civile. Trent’anni sono troppi (e anche ventisette).
Datevi una mossa, per pietà. Un occupatore di università non può essere stempiato, con la pancia, non può stare lì da dieci anni a lamentarsi, rimandare l’appello alla prossima volta perché non ha avuto tempo e il professore ce l’ha con lui perché è uno scomodo leader. Un occupatore di università deve avere vent’anni e i capelli al vento (meglio se si mantiene senza lagne e senza i pianti dei genitori che temono prenda freddo: non serve l’appartamento in centro, basta una stanzetta da dividere ed è anche molto divertente). Il trentenne ancora all’università, con un minimo di senso estetico e di orgoglio, eviterà di occupare e di lamentarsi, soprattutto non si definirà mai più studente (né tantomeno laureando che non ci crede nessuno) ma, almeno, minatore.

Non e' il 68

Non è il Sessantotto. Il Sessantotto era il tempo in cui si occupavano le scuole senza mamma e papà che portavano i panini e pretendevano di vegliare con te. Mamma e papà, nel Sessantotto, i ragazzi li aspettavano a casa, pronti alle mazzate (nel caso non fossero bastati i celerini). No, non è il Sessantotto. Il Sessantotto era un tempo in cui al professore ancora non si dava del tu. Malpagato pure allora, meritava comunque che ti alzassi quando entrava in aula (ho letto da qualche parte: “Non è che magari qualcuno, dopo aver ripristinato il voto di condotta, pensa che ci si debba di nuovo alzare in piedi quando entrano in classe maestri e professori?”. Perché, non si fa più?).
No, non è il Sessantotto. Il Sessantotto era il tempo in cui capitava che una ragazza in pantaloni rischiasse la sospensione, ma se li metteva lo stesso. E tutti insieme, ragazzi e ragazze, rischiavano il sette-in-condotta-e-tutte-le-materie-a-settembre, se tiravano troppo la corda, e la tiravano. No, non è il Sessantotto. Il Sessantotto era Trasgredire l’Ordine Costituito ma sapere la lezione meglio di chiunque altro. Era Stefano espulso da tutte le scuole d’Italia perché aveva restituito un ceffone al preside e perché in un tema (ineccepibile dal punto di vista ortografico) aveva parlato di divorzio. Nel Sessantotto, infatti, andare fuori tema era il succo di tutto e passare il compito era obbligatorio, ma se ti beccavano e arrivava il due non correvi dai genitori a piagnucolare, e i genitori non correvano al Tar. Mentre ora tutti in coro – studenti, genitori e professori – sembra si siano dati da svolgere lo stesso tema: “Tutto il potere al nulla”.
Non mi ispirano questi ragazzini normalmente casinisti (le occupazioni sono come la varicella, vanno fatte perché ci si immunizza, a parte Bernocchi). Non mi ispirano perché – da sessantottina ammuffita – diffido della mobilitazione autorizzata dai genitori solidali e dal prof. che porta gli striscioni.

Riformiamo il look della scuola

A Roma e a Milano sembrava una brutta replica del già visto. Botte, spranghe, prepotenze, fasci, antifasci, equivoci in movimento. La cosa più inquietante, a guardare le folle studentesche che si picchiano, occupano le stazioni, celebrano se stesse nelle aule espugnate, è il persistere della differenza antropologica da photo-op: quelli di sinistra bellini, con molte ragazze, quelli di destra piuttosto torvi, e masculi. Almeno il look, bè, quello poteva pure cambiare.

Dove mangiare a Parma

I dolci non servono a niente (video).

Pro contronatura

Ci sono cose che vanno contro natura molto piu' della sessualita', cose che soltanto gli umani riescono a fare, come avere una religione o dormire in pigiama.

Americanum Bellum

Baracum Obamam, Africanum-Americanum Terrae Lincolni contra Ionnes McCainus, mavericus et veteranus captivusque Belli Francoindosinini.

Salviamo l'Italia

Prima le banche.
Poi le donne e i bambini.

La crisi dei rifiuti

A Napoli non c'e' piu' immondizia sulle strade.
Il Cav ha risolto il problema oppure non abbiamo piu' niente da buttare?

Basta la testa

Vietato scrivere sui muri e alzare la voce, attenti anon buttare la cicca o a suonare di sera. Parma dice basta al degrado; con vigili muscolosi, multe salate e una Carta delle regole che punta alla sicurezza, ma che rischia la guerra ai ragazzi.
Renata, Chiara, Alessio: "Per essere civili non servono regole, basta la testa".
Appunto.

La figlia della madre del regista

La terza edizione del «Festival del film» diretto da Gian Luigi Rondi, che chiude oggi, ha visto molto apprezzato L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi, figlia di Ugo Tognazzi e sorella dell'attore Ricky Tognazzi e del regista Gianmarco Tognazzi, il cui padrino, alla nascita, era Gian Luigi Rondi. Molto apprezzata, per lo stesso film, anche la vice-regia di Martina Veltroni, figlia dell'ideatore del festival Walter Veltroni, a sua volta figlio del dirigente Rai Vittorio Veltroni, la quale (Martina) aveva già lavorato come assistente alla regia in Caos calmo di Giovanni Veronesi, fratello dello scrittore Sandro Veronesi, autore del romanzo Caos calmo, molto amico (Sandro) di Walter Veltroni, con protagonista (in Caos calmo) il regista e attore Nanni Moretti, sposato con Silvia Nono, figlia del compositore Luigi Nono e sorella di Serena Nono, ex di Massimo Cacciari, la quale (Martina) è stata aiuto regista anche in Parlami d'amore di Silvio Muccino, fratello di Gabriele Muccino, questo dopo aver lavorato (sempre Martina) con Carlo Verdone che è fratello di Silvia Verdone che è moglie e agente di Christian De Sica, figlio di Vittorio De Sica e padre di Brando De Sica, regista 25enne diplomato in California (diversamente da Martina Veltroni, che studia a Manhattan) e fratello di Mariarosa De Sica, sceneggiatrice, il quale (Brando De Sica) al Festival ha presentato il pure apprezzato Parlami di me, film dedicato al padre Christian e scritto anche da Maurizio Costanzo, ex marito di Simona Izzo, doppiatrice e regista assieme alla sorella Rossella Izzo, la quale (Simona) ora è la moglie di Ricky Tognazzi dopo esser stata la compagna di Antonello Venditti con il quale ha avuto un figlio, Francesco Venditti, che è attore e che esordì nel 1996 in Vite strozzate di Ricky Tognazzi, e che ha avuto un recente successo nella miniserie di Raiuno Amore proibito, interpretata assieme ad Adriano Giannini, figlio di Giancarlo Giannini, e a Claudia Zanella, figlia di sua madre. La terza edizione del «Festival del film» ha visto anche la gradita presenza di Carlo ed Enrico Vanzina, figli del regista Steno, che hanno presentato un film sul padre esattamente come Brando De Sica, ma diversamente da Marco e Claudio Risi, figli di Dino Risi, che al padre hanno dedicato solo una mostra, mentre Erminia Manfredi, moglie di Nino Manfredi, assieme alla figlia Roberta, produttrice, e al figlio Luca, regista ed ex marito di Nancy Brilli, precedentemente sposata con Massimo Ghini, hanno riproposto (Erminia, Roberta e Luca Manfredi) L'avventura di un soldato di Nino Manfredi. Toccante anche il film-testamento sulla propria malattia di Gil Rossellini, figlio di Roberto Rossellini, regista del celebre Roma città aperta.
Facci

domenica 19 ottobre 2008

Sesso lento

L’insetto stecco è l’essere vivente che ha i più lunghi rapporti sessuali in assoluto. Alcuni scienziati, prima di stufarsi, hanno osservato accoppiamenti tra insetti stecchi della durata di un paio di mesi.

venerdì 17 ottobre 2008

Brutto fascista non te la do

Fidanzarsi non conviene. Prima devi spendere energie per conquistarla. Poi se ti va bene devi intrattenerla durante l’aperitivo. La cena dopo tre quattro giorni. Poi devi andare all’appuntamento con lei che non puzzi di sudore. Cosa per me impossibile. Poi la devi portare in un alberghetto romantico per la monta in quanto il motel è squallido sempre per la futura fidanzata. Poi devi stare attento a parlare prima del rapporto, perché può all’ultimo minuto cambiare idea e “non dartela più”. Basta un ragionamento tipo: “Sono per l’uso delle armi per legittima difesa”. Lei: “Ah sì, brutto fascista, non te la do”. Al ristorante da che mondo è mondo mi metto le dita tra i denti per tirar via gli avanzi di cibo rimasti tra l’apparato masticolare. Lei: “No, cosa fai?” Attenzione, questo comportamento può essere bivalente come redditività sentimentale. C’è la ragazza che fa finta le dia fastidio e ti dice: “Maleducato”, ma poi è contenta di avere un maschio animale nel letto. C’è invece quella che le fai passare proprio la poesia e non la vedi più. Comunque fidanzarsi non conviene. Meglio la Playstation o in subordine le riviste di uomini.
E' solo una citazione.

giovedì 16 ottobre 2008

In pochi anni

Mia nonna rammendava i calzini e metteva da parte il pane vecchio. Mio figlio ha investito tutto in strani titoli esteri e teme di rimanere in mutande. Dev’essere successo qualcosa di grosso, in pochi anni…

mercoledì 15 ottobre 2008

Comme l'air

Le sexe c'est comme l'air qu'on respire: ça ne semble pas important jusqu'a ce qu'il n'y en ait plus.

martedì 14 ottobre 2008

Adulti adulteri?

Do infants enjoy infancy as much as adults enjoy adultery?

El diria pure yo

Seis meses después de perder las elecciones, la izquierda italiana está ausente, se diría que no existe.
El Pais

domenica 12 ottobre 2008

Quanto conta l'America

Adesso che Bush se ne andrà, che i repubblicani liberisti, gli amici dei petrolieri e dei fabbricanti di armi finiranno a carte quarantotto e che gli iperpotenti neocon si allontaneranno da Washington con le pive nel sacco; adesso che i guerrafondai non potranno più fare i guerrafondai, che l’iperpotere se lo scorderanno, perché il texano col cappello da bovaro cederà il passo al newyorchese che girella per Tribeca; adesso che la voce del padrone si farà più flebile, che l’integralismo cederà posizioni e la volgarità pure, ora che riprevarranno il buon senso, la civiltà, il rispetto per gli altri e il dialogo col diverso, e l’Onu magari rimetterà il cappello; ora che lo spirito del kennedysmo sta per ritornare, insieme a quello del carterismo e del clintonismo, e dell’Ulivo mondiale, e che la correttezza politica sta riprendendosi il suo peso, perché Barack Obama sta marciando verso il trionfo, e insomma, ora che le speranze più profonde di Veltroni stanno trasformandosi in realtà, ecco, sfiga vuole che l’America non conterà più un cazzo.

Un eroe è per sempre

Vorrei essere il Dio degli Orsi e accoglierti in una valle verdissima, una scenografia da Cavallino Bianco, un bosco incantato, un fiume di birra, le cameriere col grembiule bianco e i pomelli rossi, la chiesa col campanile a bulbo. Vorrei regalarti una casa di legno coi gerani sul balcone, le marmellate in dispensa, una stube dove ricevere Oriana che ti difese quasi da sola: “E’ stato regolarmente e legittimamente eletto dal suo popolo! L’Austria è uno stato sovrano, elegge chi vuole!”. E poi farti ritrovare il magnifico orso ghiotto di miele con cui ti facesti fotografare, regalarti una Porsche magica che va a succo di mirtillo e non esce di strada nemmeno quando esageri coi distillati, insegnare a ventiquattro marmotte come fischiare all’unisono “Helden” di David Bowie. Un eroe è per sempre, Jörg.

mercoledì 8 ottobre 2008

Si e' perduta l'affezione

Dialogo tra una padrona e il suo contadino: “Ma non sai, Mingone, che l’uomo che alza la mano sopra una donna, è un vile?”. “Da noi, vèdela, signora padrona, l’è differente: se non ci si dà qualche volta, le donne dicono che è perduta l’affezione”.
Le donne non si preoccupano di eventuali sberle, ma di non essere oggetto di passione e di possesso.

martedì 7 ottobre 2008

Abiure e godurie

"La prossimità corporea delle persone prima del matrimonio è un fatto”, dice eufemisticamente il cardinal Martini. E’ vero: i ragazzi e le ragazze, anzi ragazzini e ragazzine (e poi su su con l’età le cose cambiano ma non di molto) scopano come pare a loro, e piace (non sempre piace, per la verità). Martini ne desume che la chiesa non ha riconosciuto questa realtà, le si è messa contro, ha perso autorevolezza.
Non chieda scusa la Chiesa, non faccia abiura. Se la maggioranza dei ragazzini scopa non significa in modo automatico che sono i migliori interpreti del messaggio dell'amore cristiano. Piu' la Chiesa e' rigida piu' divento clericale.

lunedì 6 ottobre 2008

Il pane quotidiano

Elogio della carta stampata!

Elitismi e antielitismi

L’elitismo è una teoria politica basata sul principio minoritario, secondo il quale il potere è sempre in mano ad una minoranza. Si fonda sul concetto di élite, dal latino eligere, cioè scegliere (quindi scelta dei migliori). Termini interscambiabili con quello di élite sono aristocrazia, classe politica, oligarchia.
L’elitismo è l’idea o la pratica per cui gli individui che sono considerati membri di un’élite – un gruppo selezionato di persone con capacità personali superiori, dotate di intelletto, ricchezza, competenza o esperienza, o altri attributi particolari – sono quelli le cui opinioni su una materia devono essere prese in maggior considerazione o aver maggior peso; i cui giudizi o azioni sono più probabilmente costruttive per la società; o le cui straordinarie abilità o saggezze li rende più adatti al governo. Alternativamente, il termine elitismo può essere usato per descrivere una situazione nella quale il potere è concentrato nelle mani di un’élite.Possono avere significato contrario di “elitismo” i termini “antielitismo”, “populismo” e la teoria politica del “pluralismo”.

La crescita di una discussione libera sull’antielitismo – uno dei tratti sociopolitici più importanti dei nostri tempi – è complicata da diversi fattori, anche linguistici. Quelle qui sopra, per esempio, sono le voci di Wikipedia italiana e inglese dedicate al termine elitismo. L’accezione negativa del termine, come si vede, prevale nella voce italiana (alternativa a quella di “elitarismo”). La difficoltà a parlare dell’antielitismo, che molti commentatori americani stanno coraggiosamente cercando di superare, nasce dal successo dell’antielitismo stesso. Ovvero di quell’atteggiamento culturale e politico vincente che suggerisce che le persone “normali”, quelle “come noi”, quelle “che ci somigliano”, siano più adatte a ruoli di potere e responsabilità che non quelle competenti, preparate o esperte sulle questioni che riguardano quei ruoli. In America la candidatura di Sarah Palin ha fatto saltare il tappo della sopportazione di questo andamento, e molti articoli “in difesa dell’elitismo” sono già usciti, sfidando il discredito e l’impopolarità del termine. Le battute della Palin sull’essere preparata sulla politica estera perché da casa sua vede la Russia, hanno fatto da miccia. In Italia il coraggio di sfidare l’antielitismo ce l’hanno in pochissimi: ha scritto qualcosa Massimo Gramellini la settimana scorsa. Ma gli esempi del suo essersi profondamente radicato anche qui non mancano: da Di Pietro che sa guidare il trattore a tutto il repertorio domestico-rurale dei leader della Lega, e ancora (fino a Fassino che va da Maria De Filippi, per cercare di sembrare “una persona qualsiasi”). Il problema è che l’elitismo non è di per sé buono o cattivo: dipende dai criteri con cui sono scelte le élites. E in Italia queste scelte non hanno un buon curriculum: si prevedono tempi duri per chi vorrà far tornare quelli molto bravi e capaci a occuparsi delle cose che contano.
Luca Sofri
Non sono d'accordo sui leader della Lega. Sono molto piu' competenti, elitari ed elitistici di quello che puo' saltare agli occhi ai popolani populisti antielitisti.
Viva l'elitismo rurale, sintesi di competenza politica discesa sulla terra per farsi carne di fronte al popolo.

domenica 5 ottobre 2008

Letture di piacere

Chi non ha mai saltato la mezza pagina dedicata ad un paesaggio a ad una battaglia, per sapere se gli innamorati si baceranno, non e' un vero lettore.
Literature has to push our pleasure buttons, like cocaine, sex, chocolate cakes.

Buon incipit

"Era una piccola citta', quasi un villaggio, c'erano solo vecchi, e morivano cosi' raramente che ci si annoiava moltissimo."

Consigli banali

1) Eliminare i sensi di colpa; 2) non fare della sofferenza un culto; 3) vivere nel presente (o almeno nell'immediato futuro); 4) fare sempre le cose di cui si ha più paura (il coraggio s'impara a gustare col tempo); 5) fidarsi della gioia; 6) se il malocchio ti fissa, guardare da un'altra parte, 7) prepararsi ad avere 87 anni.
Erica Jong, Come salvarsi la vita

giovedì 2 ottobre 2008

Le quattro e mezza

Insegnamento di vita: alle quattro e mezza non si telefona mai e poi mai ad una donna, e' troppo presto e troppo tardi per fare qualsiasi cosa.

mercoledì 1 ottobre 2008

Ceci a scuola

Dear Mariella, i miei figli sono insopportabili: maleducati, aggressivi, viziati. Vanno entrambi al liceo e ogni giorno tornano a casa peggio di quando sono usciti la mattina. Dove ho sbagliato? Vorrei buttarli fuori di casa, non ce la faccio più. (J. Green, lettera all’Observer Magazine) Buttarli fuori di casa oppure mandarli qui in prova da Mariastella Gelmini, ministro che fisicamente assomiglia un po’ a Sarah Palin e sta infatti tentando di fare la rivoluzione: la maestra unica alle elementari, il sette in condotta, il grembiule. Il ritorno al passato, scolasticamente parlando, non può che far bene (Sarkozy ha reintrodotto le poesie a memoria e mia madre, insegnante di italiano e storia, nata nel 1950, dice che l’unica conquista da quando andava a scuola lei è stata la penna bic, tutto il resto è un disastro): a poco a poco, senza scandali, andrebbero culturalmente rivalutati anche i ceci sotto le ginocchia.

Civilta' a peso

Fra gli insulti che Vittorio Zucconi di Repubblica rovescia addosso all’amata cacciatrice di alci c’è quello di provenire da un “villaggio di 8 mila persone”. Basterebbe questo particolare per fare di lei una specie di pitecantropa. Zucconi ha parametri afroasiatici, per lui la civiltà si misura a peso e perciò Treviso e Tubinga (entrambe 80.000 abitanti) sono cento volte meno evolute di Kinshasa (8.000.000). Snobbare una località definendola villaggio e ridicolizzare una persona in quanto ex sindaco di paese significa ignorare una storia, la nostra storia, che è un mirabile lavoro di cesello, non di ruspa: Sparta ai tempi di Licurgo si aggirava sui 9 mila abitanti; Gesù nacque a Betlemme, non a Gerusalemme; Montalcino l’anno in cui inventarono il Brunello contava meno di 8 mila anime; Maranello quando la Ferrari era già un mito planetario non superava quota 6 mila. Roma nel Quattrocento aveva forse forse 30.000 residenti (un villaggione) eppure ci si potevano incontrare Piero della Francesca, Leon Battista Alberti e il Beato Angelico. Prego che Zucconi riesca a trasferirsi il prima possibile a Karachi, 12 milioni di abitanti e neanche un alce.

I frati di Sassoferrato

San Francesco, ti prego di dare una lezione ai frati di Sassoferrato. Snobbando Gesù Cristo, che disse “andate e ammaestrate tutte le nazioni”, ospiteranno da oggi un convegno maomettano nel loro convento in provincia in Ancona. Te lo chiedo perché tu credevi nei pugni come misura pedagogica. Tommaso da Celano racconta di quando dicesti al tuo vicario di punire i frati calunniatori mettendoli nelle mani del “pugilatore di Firenze” (il grosso e manesco frate Giovanni). “Se troverai innocente il frate accusato, infliggi all’accusatore una punizione così dura che serva d’esempio a tutti”. I frati di Sassoferrato forse non parlano male degli altri frati ma sicuramente hanno dimenticato di parlar bene di Cristo: urge una squadra di pugilatori per rimettergli in testa il Vangelo.

Viva Peppino!

Per la riscoperta di Peppino Di Capri che in questi giorni compie cinquant’anni di musica. Per il valore teologico della sua opera: “Nun è peccato” è canzone da studiare come una lettera di San Paolo (e assolutamente da non confondere con l’hit parodistico di Vito Mancuso, “Nun c’è peccato”). Per il valore geografico: Peppino, essendo di Capri e anche di Ischia, insegna la distinzione tra il Golfo divino e la metropoli diabolica che vi si affaccia. Per il valore danzereccio: la vita è bella non perché lo ha detto un comicastro ma perché una ragazza vestita in lamé ha ballato “St. Tropez twist” una notte in riva al mare. Per il valore toponomastico-monarchico: “Con la giunta del comunista Valenzi, il viale Principessa Elena, a Napoli, diventò viale Gramsci. “E io non ho mai capito che bisogno c’era” ha dichiarato in una recente intervista questo meraviglioso gentiluomo.
Langone

Arrivano i fasci!

Prendere un fascio di giornali, sorbirsi un caffè, leggere (superficialmente) un po’ di tutto, opinioni varie, ascoltare un tipo al bar mentre dice a un altro che il presidente della Repubblica è uno stronzo, ascoltare l’altro che gli risponde che lo stronzo è il presidente del Consiglio, semmai, avere conferma dai giornali che un sindacato sta di qua, l’altro sindacato di là, alcuni comitati di base contro qua e contro là, passeggiare un momento, buttare l’occhio su un manifesto che annuncia la grande manifestazione dell’opposizione per ottobre, accendere Internet, vedere quel mare di blog, di sinistra, di destra, qualunquisti, di centro, di musica, di letteratura, di pettegolezzi, pro-immigrati, anti-immigrati, scegliere il telegiornale preferito tra la decina che ce ne sono, litigate furibonde su tutto e sul niente, su Lippi, Ozpetek, sul Papa che è invadente, no che non è invadente, sì, te l’assicuro io che è insopportabilmente invadente, mandare a quel paese i carabinieri, pigliare per i fondelli il ministro della Difesa, quello degli Esteri, posteggiare in doppia fila, in tripla fila, andare a caccia, al ristorante vegetariano, al corso di yoga. Bè, se stiamo precipitando nel fascismo, come giurano alcune persone che sanno di storia, mica male, ‘sto fascismo.

Uno per tutti

La decisione del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini di reintrodurre il maestro unico, risparmiando così un notevole numero di addetti e una quota consistente di spesa pubblica, ha dato luogo a un dibattito sul fatto se, da un punto di vista pedagogico, tre maestri siano meglio di uno. Ma non si discute della questione che dovrebbe essere al centro di questo genere di valutazioni politiche: la produttività, come ci ricorda anche il rapporto diffuso ieri dall’Ocse (gli insegnanti italiani sono pagati poco ma lavorano anche poco). Negli stessi giorni in cui si critica Gelmini, l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera, lavora per aumentare la produttività di un’altra categoria di dipendenti pubblici, i piloti di Alitalia: l’idea è di ridurre il personale chiedendo a chi resta di lavorare di più, per garantire la stessa qualità del servizio ma rendendo la compagnia competitiva. I piloti di Lufthansa e di Air France ogni anno volano molte più ore di quelli di Alitalia, ma ricevono anche compensi maggiori e permettono alle loro compagnie di fare utili.
Mettere al centro la produttività è una scelta vincente per qualsiasi azienda (e anche la scuola è un’azienda): il governo spende meno, il lavoratore che lavora di più è qualificato e vede aumentare lo stipendio, la qualità del servizio che l’utente riceve non varia, ma il prezzo scende. E’ lo stesso ragionamento che si sta facendo nelle Ferrovie, riguardo al macchinista unico, o nei negoziati tra la Confindustria di Emma Mercegaglia con i sindacati, legando gli aumenti di salari alla produttività. Con questa riforma il ministro Gelmini può dare un importante contributo alla causa federalista. Il nord dovrà pagare affinché nelle regioni del sud siano assicurati gli standard adeguati dei servizi che verranno loro assegnati, soprattutto per quanto riguarda la scuola e la sanità. Perciò occorre che questi standard siano basati su seri principi di produttività, misurabili e verificabili. In caso contrario, un federalismo fondato soltanto sulla solidarietà, che è una delle opzioni di cui si discute in Italia, rischia di essere una beffa per il contribuente e di diventare insostenibile per le finanze pubbliche.

Cani laureati

Sottosegretaria Francesca Martini, facciamo un gioco. L’altro giorno hai dichiarato che “nessun cane è geneticamente pericoloso, è una questione che riguarda l’educazione dei padroni”. Divertente davvero l’applicazione ai cani delle teorie di Jean-Jacques Rousseau e Vito Mancuso (il peccato originale non esiste, le colpe sono della società, eccetera). Allora mi è venuta un’idea: facciamo che tu entri in una gabbia piena di cani corsi, della razza dei molossi che ieri a Trani hanno sbranato una signora, però appartenenti a signori laureati, iscritti al Rotary, abbonati alla stagione di prosa, e io in una gabbia piena di chihuahua i cui padroni si mettono le dita nel naso e portano i calzini corti. Dai Francesca, che ci divertiamo.
Langone

Celle tra i campetti

Matarrese: “Costruiamo celle negli stadi”. E noi, che volevamo costruire campetti fra le celle.
Adriano Sofri

Contorcetevi nella contrizione

Walter Barotto, Michele Barrera, Mirella De Giuli, Lorella Paganelli e Giovanna Quaglia, bravi, brave. “Scusate il disturbo”, avete detto dopo essere stati liberati (non si è capito se in Egitto o in Ciad, se dopo pagamento di un riscatto o in seguito a uno scontro a fuoco, comunque liberati). La contrizione, il chiedere perdono, è il primo indispensabile passo per riconciliarsi con i connazionali, danneggiati dalle vostre smanie. Ogni turista è di per sé nocivo ma nocivissimi sono i turisti estremi come voi, che si avventurano in deserti senza legge mettendo in gioco la vita dei soccorritori e i soldi dei contribuenti. Riconoscete i vostri peccati di incuranza, incontinenza e orgoglio, e ripetete con me: “L’anno prossimo tutti in vacanza a Spotorno”.
Langone

Premetto che sono razzista

I luoghi comuni al contrario.

martedì 30 settembre 2008

Povere ragazze, tutte asciutte

Dopo avere regalato agli italiani senza capelli la speranza di tornare a riaverli tramite il Cover up, Berlusconi ora ha una nuova e divertentissima missione: allungare la vita ai cittadini, o meglio invitarli a distinguere l’età biologica da quella vera. Fantastico! Alla festicciola dei giovani di An, il Cav. si è presentato con le maniche di camicia arrotolate, l’aria da galletto, e una manciata di battute da caserma per i ragazzotti più ingenui. Lui, come è noto, di anni se ne sente 20, e da quando è tornato al governo l’illusione dell’età biologica sembra abbia contagiato perfino il centro anziani del Flaminio, a due passi da casa Dj&Ds. “Anche io, come il Presidente, sento meno anni di quanti ne ho” – mi racconta Sor Mario, 72 anni, netturbino in pensione, boccale di birra in mano, e freepress sotto braccio. Quando gli racconto che il Cav. si affiderebbe niente popò di meno che ai beveroni che gli propina Scapagnini, Sor Mario replica seccato: “Voi giovanotti dovreste preoccuparvi. ‘Ste povere ragazze so’ tutte asciutte, non le fate più bagnà de piacere”.

Ma tu quanto guadagni?

Alcune risposte dal mondo qui.

Genio o portasfiga?

Dio come ci piace il nostro Pierino preferito. Giulio Tremonti è in una forma smagliante. Fa, dice, sentenzia, bacchetta Draghi, viaggia sopra una nuvoletta, tiene banco al Tg1, parla latino con una disinvoltura invidiabile, “dixi”, ha detto sulla crisi, “taxi”, ha detto forte uscendo dagli studi, Tremonti è un pozzo di scienza, domina l’argomento, ne sa una più del diavolo, insegna precisione agli svizzeri, determinazione agli inglesi, gravità ai tedeschi, xenofobia ai francesi, rassicura gli italiani che questa crisi per loro è culo puro, dal momento che ne usciranno più forti di prima e più forti degli altri, Tremonti ragiona, mette in fila i banchieri di palazzo Altieri, evoca nuove regole, non vede l’ora di tenere lezione al G8, è incontenibile. Quando un uomo così, in tempi non sospetti, preannuncia che sta arrivando il Ventinove, e il Ventinove poi arriva davvero, due sono le cose. O è un vero genio, come crediamo noi, o se no porta una sfiga pazzesca.
Andrea Marcenaro

Mai stato comunista

Se si desse meno spago alla propaganda, i giudizi venissero pronunciati meno a vanvera, e qualche volta, non si pretende sempre, ma qualche volta, si misurassero i gesti degli avversari politici con un minimo di serietà, si pianterebbe lì di sparare stronzate su Walter Veltroni, vale a dire sul leader sempre assente, inesistente, sparito dai radar, e che un po’ sembra questo, ma contemporaneamente anche quello. A quelli del Polo, Popolo, Polipo, o come cacchio si chiama delle Libertà, i quali lo hanno sbeffeggiato perché in un momento delicato come questo se ne starebbe a New York in vacanza, tra il muto e il mutuo, lacerando il buio con qualche cazzata che genera l’alba, facciamo sommessamente notare che, appena arrivato il Walter, “mai stato comunista”, il presidente Bush, dicasi Bush, ha cominciato a nazionalizzare banche manco fosse arrivato il Lenin.
Andrea Marcenaro

domenica 28 settembre 2008

Estraneismi

Matteo Fraschini, italiano-africano che al Corriere hai dichiarato “In Italia mi sento sempre più un estraneo”, volevo dirti che ti credo, che non dubito del tuo disagio. Tutti in Italia si sentono sempre più estranei. Io ad esempio: ho cenato a Venezia circondato da americani, nella stazione di Firenze mi sembrava di essere a Babele, sul regionale della Valdarno ero seduto fra turisti tedeschi e badanti slave, e a Parma non riesco a comprare un certo appartamento, un vero affare, perché ho paura di eventuali vicini di casa arabi (arabi musulmani, ovvio, che non temo certo i maroniti). Però ti prego, Matteo, non parlare più di razzismo. Parla di estraneismo. Secondo il dizionario l’estraneo è “colui che non è in relazione”. Siamo tutti estranei non perché bianchi o neri ma perché non siamo in relazione con niente. L’architettura (i grattacieli), l’arredamento (Ikea), l’arte (le mostre), il cibo (sushi e kebab), i libri (Augias), la televisione (Augias), le vacanze (Maldive), tutto tende a scollegarci da tutto.
Langone il Purista Estraneista

Brunetta forever

L'ho sentito in una intervista giusto una settimana fa, lui dice di essere di sinistra, in realta' e' molto piu' a destra lui di La Russa. Chapeau.

Allergico alla Vespa

Bruno Vespa, sei la foglia di fico che copre la vergogna del monopolio ideologico televisivo, in più mi hai rovinato una cena e un dopocena. L’altra sera mangiavo il bollito alla Corale Verdi con il mio amico Luca Sommi, lo conosci anche tu, ti ha accompagnato a visitare la mostra del Correggio, e gli dicevo che i nemici di Dio, della patria e della famiglia hanno occupato l’etere per intero: Annunziata Augias Bignardi Fazio Floris Gruber Mentana Santoro, e Victoria Cabello Ilaria D’Amico Camila Raznovich, e Piero Angela e Mario Tozzi, e Crozza e Littizzetto? Intingendo nella salsa verde mi ha risposto: “Ma voi avete Bruno Vespa!”. Mi è andato il cotechino di traverso. Io non voglio che tu mi venga addebitato, Bruno, no e poi no, tu sei un vecchio democristiano nichilista, sei l’unico abruzzese con cui non mangerei gli arrosticini, la tua religione è il cinismo giornalistico-romano. L’altra sera il lambrusco era cattivo, perfino più cattivo di tanti vini che consigli tu, e nemmeno la lingua con la mostarda è riuscita a confortarmi. Ho provato a dimenticarti col nocino, tutta notte con l’acidità di stomaco.
Langone

A proposito di satira satura

L'avevo scritto qui, ora si sono accorti anche al Foglio, che al Cav tutto je rimbalza.

sabato 13 settembre 2008

Giusto tre domande

Come fanno i bambini in Germania a parlare così bene il tedesco?
Esiste in internet un corso multimediale per imparare a stirare?
Visto che sono ancora per alcuni giorni senza internet, é successo qualcosa degno di menzione (ho detto menzione, non minzione) nel mondo? Per l'Italia a me basta che il Cav. stia bene, poi si risolve tutto.

mercoledì 3 settembre 2008

FFM

Che significa Frankfurt am Main. Che significa Francoforte in Germania. Sono arrivato sabato sera 30 agosto. Sono passato dal 2.0 allo 0.1 (parlando di internet). Da 30 a 20 (parlando di gradi Celsius). Da x a 1.7 per x (parlando di stipendio). E le statistiche non finiscono qui. Ma come si vive senza rete? Tra pochi giorni devo tornare a scrivere qualcosa. Unbedingt, che vuol dire "per forza"!

venerdì 29 agosto 2008

Donne conformiste

Chi ama il bondage non è anormale. I ricercatori della università del Nuovo Galles del Sud (Australia) confermano quanto temevo. Il bdsm ha perso via via ogni aura di maledizione, passando dal crimine sadiano alla malattia di Sacher-Masoch al glamour estremo di Helmut Newton fino all’odierno sessualmente corretto. Quando il confine della differenza si sposta troppo avanti, tocca tornare indietro. Sarebbe il momento di regalare la propria collezione di frustini all’amico cavallerizzo, e di cospargere il corpo delle amanti di petali di rose. Purtroppo le donne sono conformiste, adorano essere frustate.
Camillo Langone

O protagonisti o nessuno

Non è sempre facile, così da lontano, capire che cosa voglia dire il titolo del Meeting di Rimini. "O protagonisti o nessuno". C'è il motto di uno che non aveva messo abbastanza in conto la fortuna: Aut Ceasar aut nullus. Poi quel modo di insultare il prossimo dicendogli: "Non sei nessuno!". E trovo in rete che pronunciare questa frase nei confronti di un'altra persona è un reato: sentenza del Tribunale di Trieste, confermata dalla Cassazione. Brava Cassazione: l'aveva detto un automobilista a un parcheggiatore. Motivazione: "La frase 'tu non sei nessuno' significa precisamente affermare che una persona è una nullità e, per la coscienza comune è certamente offensivo, perché lesivo del decoro di una persona, ovvero della dignità fisica, sociale ed intellettuale… Tutti noi esistiamo e pertanto siamo qualcuno". (Il nome del condannato, fornito solo abbreviato, è suggestivo: Giulio C.). Poi mi viene in mente Odisseo, naturalmente, e l'inganno del povero Polifemo. Dio ha scelto quelli che non sono "nessuno", per dare una lezione a chi si crede "chissà chi": così una parafrasi della prima lettera di san Paolo ai Corinzi. Ho letto il testo di don Giussani dal quale il motto riminese è ispirato. Vi si dice che "il protagonista della storia è il mendicante". Il mendicante, quando faccia l'incontro giusto, sa riconoscerlo. Spero che don Giussani non immaginasse l'attualità stretta di questa figura. E il grigio cielo di quest'anno risparmi ai mendicanti di Rimini i cattivi incontri.
Adriano Sofri

martedì 26 agosto 2008

Ridateci i comunisti

Ragazzina benedetta

Festeggio con tutto il cuore la ragazzina imbottita di esplosivo che a Baquba ha trovato il modo di attirare su sé l'attenzione della polizia, rifiutandosi così in extremis all'attentato suicida cui era stata condotta da sua madre. Quella benedetta ragazzina, bella da vedere mentre scherzava coi militari con una faccia timida da liberata, ha salvato se stessa, qualche decina di persone ignare, e sua madre, che non glielo perdonerà mai. Non le perdonerà mai di doverle la vita, dopo avergliela data, e averne progettato una così redditizia conclusione. Sua madre appartiene tristamente alla più orrenda mutazione della specie umana: la figlia mostra che c'è una possibilità di ritorno dalla pazzia. Se l'attentato fosse riuscito -come altri ieri a Bagdad, come gli ormai innumerati che insanguinano ogni giorno il mondo, sempre più vasti e tronfi- avrebbe preso un trafiletto nelle pagine interne. Prenda, se la storia è andata così, il più onorato e affettuoso degli spazi.
Adriano Sofri

La Venere imbarazzata

Donna nella Cozza, come sei stata chiamata da una signora che si stava lamentando coi custodi per il divieto di mangiare nella tua sala degli Uffizi il suo panino (episodio riportato dalla Nazione), adesso sai perché non sono mai venuto a trovarti. Non mi reggerebbe il cuore a vedere trattata in questo modo la Venere di Botticelli ("Migliaia di persone fra cui molte in canottiera e pantaloncini, infradito ai piedi e mani che toccano tutto, anche tele e cornici, mentre scattano vietatissime foto con il flash, immortalandosi, denudandosi il petto per una foto ricordo" ha scritto al quotidiano fiorentino un rappresentante del personale). Tu che ti copristi il seno e il pube perfino davanti a Lorenzo di Pierfrancesco, collezionista e poeta, il Medici che ti commissionò, chissà come ti senti oggi, mostrata quattordici ore al giorno a gente che ti confonde con la cameriera che porta l'impepata nel ristorante-pizzeria. Vorrei vestirti, nasconderti, salvarti da quella oscena situazione, ma non mi è possibile e allora prometto che continuerò a non guardarti, per non causarti imbarazzo ulteriore.
Camillo Langone

venerdì 22 agosto 2008

Pessimismi di scuola

Un vecchio tema sulle fasi del pessimismo in Leopardi, di dieci anni fa. Lo posto per fare databas, anche se avevo ricevuto giuste critiche sul suo essere "troppo scolastico". Mi sa che era piaciuto solo a professore.
E’ il Leopardi stesso, nello Zibaldone e nelle lettere inviate al Giordani, a tracciare il suo percorso artistico e l’evoluzione del suo pensiero: il primo momento è quello dell’erudizione (“furono sette anni di studio matto e disperatissimo”); nel 1816 avviene la “conversione al bello”, alla poesia- Leopardi compone i “Primi Idilli”- ; del 1819 è, infine, la “conversione al vero”, alla filosofia- con le “Operette morali”-.
La concezione del mondo e della vita del Leopardi è pessimistica: il suo pessimismo nasce dal contrasto tra realtà e ideale. E’ stato notato da alcuni critici che quando il conflitto tra ragione e cuore è autenticamente e particolarmente sentito, il Leopardi tocca le vette più alte della poesia; la vera poesia leopardiana nasce dall’acuirsi del dissidio tra razionalità e sentimento.
Il pessimismo di Giacomo Leopardi attraversa diversi momenti, e subisce una significativa evoluzione.
Il pessimismo storico, che caratterizza la prima fase del pensiero leopardiano, quella che va dalla conversione al “bello” fino al 1824, anno della composizione della maggior parte delle “Operette morali”, è di matrice rousseauviana. Il pessimismo è definito storico perché riferito alla storia: l’uomo, evolvendosi, si è allontanato dallo stato di natura, dove viveva “semifelice”, in una sorta di armonia mistica con la natura, per entrare nella civiltà, in cui la ragione lo ha corrotto.
Il Leopardi inizialmente crede, come Rousseau, che la natura possa rispondere a tutte le esigenze dell’individuo. Nel momento in cui l’uomo viene sradicato dal suo “habitat”, avviene il processo di alienazione. L’inserimento nella società corrompe l’individuo. L’infelicità è considerata, dunque, opera degli uomini, che hanno perduto il “linguaggio della natura” sotto il dominio della ragione. La natura è concepita come una “madre” provvida e benevola.
Già prima del 1816, però, Leopardi aveva constatato la propria angoscia individuale e si era convinto di essere destinato alla sofferenza (senso del pessimismo individuale, che si può riscontrare ne “Il passero solitario”). Già nel suo “tempo migliore”, nella “novella età”, il Leopardi si sente l’unico infelice, mentre ritiene gli altri felici – “Tutta vestita a festa la gioventù del loco lascia le case e per le vie si spande, e mira ed è mirata, e in cor s’allegra…Io..ogni sollazzo..indugio in altro tempo”-.
In seguito, però, il Leopardi passa alla formulazione del pessimismo universale, evidente, ad esempio, in “A Silvia”. Il poeta comprende che tutta l’umanità è infelice, per cui, da un sentimento di invidia, quasi, o di astio nei confronti del prossimo, passa ad una forma di comprensione.
Silvia rappresenta le speranze della giovinezza che nell’impatto con l’ “arido vero” si frantumano. La natura, allora, non è “benigna”, ma “matrigna”, è una forza fredda, insensibile, indifferente nei confronti dell’uomo. Il Leopardi, dopo il 1823, attribuisce la causa dell’infelicità umana alla natura, natura che non mantiene le promesse (“O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? Perché di tanto inganni i figli tuoi?”). Con il “Dialogo della Natura e un Islandese” (appartenente alle “Operette morali”) e con il “Canto notturno” il Leopardi approda al cosiddetto pessimismo cosmico: tutti gli uomini, tutti gli animali, tutti i regni, i globi, i sistemi, i mondi mostrano uno stato di “souffrance”, l’infelicità si riscontra in tutte le forme di vita esistenti al mondo. L’uomo, come tutti gli altri esseri viventi, nasce al solo scopo di morire: l’esistenza dell’universo ha come suo unico scopo la propria conservazione attraverso un perpetuo ciclo di produzione–distruzione, che ha come necessaria conseguenza la sofferenza degli individui. La natura non è, propriamente, ostile, ma indifferente ai bisogni dell’uomo.
Come Lucrezio afferma che ogni creatura patisce gli scacchi della natura (basti citare “Il dolore della giovenca”), così il Leopardi si accorge che ogni creatura mostra uno stato di “souffrance” (è sufficiente leggere “Il giardino del male”).
Questo coerente e rigoroso materialismo porta il poeta a constatare che “in qual forma, in quale stato che sia, dentro covile o cuna, è funesto a chi nasce il dì natale”.
Ma nell’ultima fase della sua riflessione il Leopardi, proprio movendo da una visione radicalmente negativa dell’universo e dell’esistenza umana, approda non già ad una forma di nichilismo, ma ad una “utopia solidaristica”, ad un invito a tutti gli uomini affinché si consocino per combattere la malignità della natura. La coscienza del comune male e del comune nemico dovrebbe affratellare gli uomini e destare in loro un senso di “caritas” nei confronti dell’umanità, condannata alla sofferenza, vittima dell’ostilità, sebbene inconsapevole, della natura (“La ginestra”).
Il Leopardi è stato spesso accostato a Shopenauer per il senso angoscioso e doloroso dell’esistenza. Ma il pessimismo di Shopenauer sfocia in una sorta di rinuncia alla lotta, in una forma di atarassia, aponia di epicurea memoria. Shopenauer perviene ad una sorta di fatalismo, di rassegnazione. L’ultimo stadio del pessimismo leopardiano, invece, può essere definito “agonistico”, o attivo, il Leopardi lotta anche quando sa che la battaglia è perduta in partenza. Dopo il 1823 il Leopardi non esclude la lotta: è un pessimismo eroico, che sfocia nel titanismo, in un nuovo atteggiamento etico, in un impegno morale, in un invito alla solidarietà degli uomini contro la comune “inimica”, la natura.
“La ginestra” è la summa della poesia e della meditazione dell’ultimo Leopardi. La ginestra, o fiore del deserto, cresce alle falde del Vesuvio, sulla roccia: la colata lavica travolge, soffoca la ginestra; non di meno il suo profumo continua a permeare di sè le convalli. La condizione umana è equiparata alla condizione della ginestra: l’uomo viene travolto dalla vita, dalla natura, non di meno non rinnega determinati valori.
De Sanctis, nel suo saggio “Shopenauer e Leopardi”, distingue lo sterile pessimismo del filosofo tedesco dalla alta concezione della vita del poeta di Recanati, e osserva che Leopardi produce un effetto contrario a quello che si propone: non crede nel progresso, e te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare; chiama illusioni l’amore, la gloria, la virtù e te ne accende in petto un desiderio inesausto; è scettico, e ti fa credente”.
Sempre a proposito del Leopardi il De Sanctis scrive: “La vita non appartiene all’intelletto, ma alla volontà e alla fantasia, per cui l’uomo vive e vuol vivere anche quando la ragione gli dimostri la vanità del tutto.” Se noi seguissimo le conclusioni della ragione, la vita non varrebbe la pena di essere vissuta; a rigor di logica l’amore non esiste, la libertà è un “flatus voci”, Dio non esiste, la patria è una parola vuota di significato. Però l’uomo ha bisogno della patria, della libertà, dell’amore.
Se il Foscolo ricostruisce col sentimento la via incenerita dalla ragione illuministica (elaborando la teoria delle illusioni), il Leopardi ricostruisce la via distrutta dalla ragione facendo leva sulla volontà -in primis-, sulla fantasia, e sul sentimento. L’uomo vuole continuare a vivere (disperatamente) anche quando la razionalità gli mostri l’inconsistenza dell’esistenza, stimolato dalla volontà -spirito di conservazione e “amor sui”, istinto “animalesco” che tiene in vita l’uomo e che è il più duro a morire- e dalla fantasia, che gli permette di reinventare la vita.
In questo modo il Leopardi afferma la dignità umana pur nella sofferenza. Tale posizione lo avvicina a Blaise Pascal: l’uomo che ha coscienza del proprio dolore universale è più grande, più nobile della natura che lo perseguita senza una causa; la coscienza della propria miseria è già segno di grandezza.