domenica 19 ottobre 2008

Sesso lento

L’insetto stecco è l’essere vivente che ha i più lunghi rapporti sessuali in assoluto. Alcuni scienziati, prima di stufarsi, hanno osservato accoppiamenti tra insetti stecchi della durata di un paio di mesi.

venerdì 17 ottobre 2008

Brutto fascista non te la do

Fidanzarsi non conviene. Prima devi spendere energie per conquistarla. Poi se ti va bene devi intrattenerla durante l’aperitivo. La cena dopo tre quattro giorni. Poi devi andare all’appuntamento con lei che non puzzi di sudore. Cosa per me impossibile. Poi la devi portare in un alberghetto romantico per la monta in quanto il motel è squallido sempre per la futura fidanzata. Poi devi stare attento a parlare prima del rapporto, perché può all’ultimo minuto cambiare idea e “non dartela più”. Basta un ragionamento tipo: “Sono per l’uso delle armi per legittima difesa”. Lei: “Ah sì, brutto fascista, non te la do”. Al ristorante da che mondo è mondo mi metto le dita tra i denti per tirar via gli avanzi di cibo rimasti tra l’apparato masticolare. Lei: “No, cosa fai?” Attenzione, questo comportamento può essere bivalente come redditività sentimentale. C’è la ragazza che fa finta le dia fastidio e ti dice: “Maleducato”, ma poi è contenta di avere un maschio animale nel letto. C’è invece quella che le fai passare proprio la poesia e non la vedi più. Comunque fidanzarsi non conviene. Meglio la Playstation o in subordine le riviste di uomini.
E' solo una citazione.

giovedì 16 ottobre 2008

In pochi anni

Mia nonna rammendava i calzini e metteva da parte il pane vecchio. Mio figlio ha investito tutto in strani titoli esteri e teme di rimanere in mutande. Dev’essere successo qualcosa di grosso, in pochi anni…

mercoledì 15 ottobre 2008

Comme l'air

Le sexe c'est comme l'air qu'on respire: ça ne semble pas important jusqu'a ce qu'il n'y en ait plus.

martedì 14 ottobre 2008

Adulti adulteri?

Do infants enjoy infancy as much as adults enjoy adultery?

El diria pure yo

Seis meses después de perder las elecciones, la izquierda italiana está ausente, se diría que no existe.
El Pais

domenica 12 ottobre 2008

Quanto conta l'America

Adesso che Bush se ne andrà, che i repubblicani liberisti, gli amici dei petrolieri e dei fabbricanti di armi finiranno a carte quarantotto e che gli iperpotenti neocon si allontaneranno da Washington con le pive nel sacco; adesso che i guerrafondai non potranno più fare i guerrafondai, che l’iperpotere se lo scorderanno, perché il texano col cappello da bovaro cederà il passo al newyorchese che girella per Tribeca; adesso che la voce del padrone si farà più flebile, che l’integralismo cederà posizioni e la volgarità pure, ora che riprevarranno il buon senso, la civiltà, il rispetto per gli altri e il dialogo col diverso, e l’Onu magari rimetterà il cappello; ora che lo spirito del kennedysmo sta per ritornare, insieme a quello del carterismo e del clintonismo, e dell’Ulivo mondiale, e che la correttezza politica sta riprendendosi il suo peso, perché Barack Obama sta marciando verso il trionfo, e insomma, ora che le speranze più profonde di Veltroni stanno trasformandosi in realtà, ecco, sfiga vuole che l’America non conterà più un cazzo.

Un eroe è per sempre

Vorrei essere il Dio degli Orsi e accoglierti in una valle verdissima, una scenografia da Cavallino Bianco, un bosco incantato, un fiume di birra, le cameriere col grembiule bianco e i pomelli rossi, la chiesa col campanile a bulbo. Vorrei regalarti una casa di legno coi gerani sul balcone, le marmellate in dispensa, una stube dove ricevere Oriana che ti difese quasi da sola: “E’ stato regolarmente e legittimamente eletto dal suo popolo! L’Austria è uno stato sovrano, elegge chi vuole!”. E poi farti ritrovare il magnifico orso ghiotto di miele con cui ti facesti fotografare, regalarti una Porsche magica che va a succo di mirtillo e non esce di strada nemmeno quando esageri coi distillati, insegnare a ventiquattro marmotte come fischiare all’unisono “Helden” di David Bowie. Un eroe è per sempre, Jörg.

mercoledì 8 ottobre 2008

Si e' perduta l'affezione

Dialogo tra una padrona e il suo contadino: “Ma non sai, Mingone, che l’uomo che alza la mano sopra una donna, è un vile?”. “Da noi, vèdela, signora padrona, l’è differente: se non ci si dà qualche volta, le donne dicono che è perduta l’affezione”.
Le donne non si preoccupano di eventuali sberle, ma di non essere oggetto di passione e di possesso.

martedì 7 ottobre 2008

Abiure e godurie

"La prossimità corporea delle persone prima del matrimonio è un fatto”, dice eufemisticamente il cardinal Martini. E’ vero: i ragazzi e le ragazze, anzi ragazzini e ragazzine (e poi su su con l’età le cose cambiano ma non di molto) scopano come pare a loro, e piace (non sempre piace, per la verità). Martini ne desume che la chiesa non ha riconosciuto questa realtà, le si è messa contro, ha perso autorevolezza.
Non chieda scusa la Chiesa, non faccia abiura. Se la maggioranza dei ragazzini scopa non significa in modo automatico che sono i migliori interpreti del messaggio dell'amore cristiano. Piu' la Chiesa e' rigida piu' divento clericale.

lunedì 6 ottobre 2008

Il pane quotidiano

Elogio della carta stampata!

Elitismi e antielitismi

L’elitismo è una teoria politica basata sul principio minoritario, secondo il quale il potere è sempre in mano ad una minoranza. Si fonda sul concetto di élite, dal latino eligere, cioè scegliere (quindi scelta dei migliori). Termini interscambiabili con quello di élite sono aristocrazia, classe politica, oligarchia.
L’elitismo è l’idea o la pratica per cui gli individui che sono considerati membri di un’élite – un gruppo selezionato di persone con capacità personali superiori, dotate di intelletto, ricchezza, competenza o esperienza, o altri attributi particolari – sono quelli le cui opinioni su una materia devono essere prese in maggior considerazione o aver maggior peso; i cui giudizi o azioni sono più probabilmente costruttive per la società; o le cui straordinarie abilità o saggezze li rende più adatti al governo. Alternativamente, il termine elitismo può essere usato per descrivere una situazione nella quale il potere è concentrato nelle mani di un’élite.Possono avere significato contrario di “elitismo” i termini “antielitismo”, “populismo” e la teoria politica del “pluralismo”.

La crescita di una discussione libera sull’antielitismo – uno dei tratti sociopolitici più importanti dei nostri tempi – è complicata da diversi fattori, anche linguistici. Quelle qui sopra, per esempio, sono le voci di Wikipedia italiana e inglese dedicate al termine elitismo. L’accezione negativa del termine, come si vede, prevale nella voce italiana (alternativa a quella di “elitarismo”). La difficoltà a parlare dell’antielitismo, che molti commentatori americani stanno coraggiosamente cercando di superare, nasce dal successo dell’antielitismo stesso. Ovvero di quell’atteggiamento culturale e politico vincente che suggerisce che le persone “normali”, quelle “come noi”, quelle “che ci somigliano”, siano più adatte a ruoli di potere e responsabilità che non quelle competenti, preparate o esperte sulle questioni che riguardano quei ruoli. In America la candidatura di Sarah Palin ha fatto saltare il tappo della sopportazione di questo andamento, e molti articoli “in difesa dell’elitismo” sono già usciti, sfidando il discredito e l’impopolarità del termine. Le battute della Palin sull’essere preparata sulla politica estera perché da casa sua vede la Russia, hanno fatto da miccia. In Italia il coraggio di sfidare l’antielitismo ce l’hanno in pochissimi: ha scritto qualcosa Massimo Gramellini la settimana scorsa. Ma gli esempi del suo essersi profondamente radicato anche qui non mancano: da Di Pietro che sa guidare il trattore a tutto il repertorio domestico-rurale dei leader della Lega, e ancora (fino a Fassino che va da Maria De Filippi, per cercare di sembrare “una persona qualsiasi”). Il problema è che l’elitismo non è di per sé buono o cattivo: dipende dai criteri con cui sono scelte le élites. E in Italia queste scelte non hanno un buon curriculum: si prevedono tempi duri per chi vorrà far tornare quelli molto bravi e capaci a occuparsi delle cose che contano.
Luca Sofri
Non sono d'accordo sui leader della Lega. Sono molto piu' competenti, elitari ed elitistici di quello che puo' saltare agli occhi ai popolani populisti antielitisti.
Viva l'elitismo rurale, sintesi di competenza politica discesa sulla terra per farsi carne di fronte al popolo.

domenica 5 ottobre 2008

Letture di piacere

Chi non ha mai saltato la mezza pagina dedicata ad un paesaggio a ad una battaglia, per sapere se gli innamorati si baceranno, non e' un vero lettore.
Literature has to push our pleasure buttons, like cocaine, sex, chocolate cakes.

Buon incipit

"Era una piccola citta', quasi un villaggio, c'erano solo vecchi, e morivano cosi' raramente che ci si annoiava moltissimo."

Consigli banali

1) Eliminare i sensi di colpa; 2) non fare della sofferenza un culto; 3) vivere nel presente (o almeno nell'immediato futuro); 4) fare sempre le cose di cui si ha più paura (il coraggio s'impara a gustare col tempo); 5) fidarsi della gioia; 6) se il malocchio ti fissa, guardare da un'altra parte, 7) prepararsi ad avere 87 anni.
Erica Jong, Come salvarsi la vita

giovedì 2 ottobre 2008

Le quattro e mezza

Insegnamento di vita: alle quattro e mezza non si telefona mai e poi mai ad una donna, e' troppo presto e troppo tardi per fare qualsiasi cosa.

mercoledì 1 ottobre 2008

Ceci a scuola

Dear Mariella, i miei figli sono insopportabili: maleducati, aggressivi, viziati. Vanno entrambi al liceo e ogni giorno tornano a casa peggio di quando sono usciti la mattina. Dove ho sbagliato? Vorrei buttarli fuori di casa, non ce la faccio più. (J. Green, lettera all’Observer Magazine) Buttarli fuori di casa oppure mandarli qui in prova da Mariastella Gelmini, ministro che fisicamente assomiglia un po’ a Sarah Palin e sta infatti tentando di fare la rivoluzione: la maestra unica alle elementari, il sette in condotta, il grembiule. Il ritorno al passato, scolasticamente parlando, non può che far bene (Sarkozy ha reintrodotto le poesie a memoria e mia madre, insegnante di italiano e storia, nata nel 1950, dice che l’unica conquista da quando andava a scuola lei è stata la penna bic, tutto il resto è un disastro): a poco a poco, senza scandali, andrebbero culturalmente rivalutati anche i ceci sotto le ginocchia.

Civilta' a peso

Fra gli insulti che Vittorio Zucconi di Repubblica rovescia addosso all’amata cacciatrice di alci c’è quello di provenire da un “villaggio di 8 mila persone”. Basterebbe questo particolare per fare di lei una specie di pitecantropa. Zucconi ha parametri afroasiatici, per lui la civiltà si misura a peso e perciò Treviso e Tubinga (entrambe 80.000 abitanti) sono cento volte meno evolute di Kinshasa (8.000.000). Snobbare una località definendola villaggio e ridicolizzare una persona in quanto ex sindaco di paese significa ignorare una storia, la nostra storia, che è un mirabile lavoro di cesello, non di ruspa: Sparta ai tempi di Licurgo si aggirava sui 9 mila abitanti; Gesù nacque a Betlemme, non a Gerusalemme; Montalcino l’anno in cui inventarono il Brunello contava meno di 8 mila anime; Maranello quando la Ferrari era già un mito planetario non superava quota 6 mila. Roma nel Quattrocento aveva forse forse 30.000 residenti (un villaggione) eppure ci si potevano incontrare Piero della Francesca, Leon Battista Alberti e il Beato Angelico. Prego che Zucconi riesca a trasferirsi il prima possibile a Karachi, 12 milioni di abitanti e neanche un alce.

I frati di Sassoferrato

San Francesco, ti prego di dare una lezione ai frati di Sassoferrato. Snobbando Gesù Cristo, che disse “andate e ammaestrate tutte le nazioni”, ospiteranno da oggi un convegno maomettano nel loro convento in provincia in Ancona. Te lo chiedo perché tu credevi nei pugni come misura pedagogica. Tommaso da Celano racconta di quando dicesti al tuo vicario di punire i frati calunniatori mettendoli nelle mani del “pugilatore di Firenze” (il grosso e manesco frate Giovanni). “Se troverai innocente il frate accusato, infliggi all’accusatore una punizione così dura che serva d’esempio a tutti”. I frati di Sassoferrato forse non parlano male degli altri frati ma sicuramente hanno dimenticato di parlar bene di Cristo: urge una squadra di pugilatori per rimettergli in testa il Vangelo.

Viva Peppino!

Per la riscoperta di Peppino Di Capri che in questi giorni compie cinquant’anni di musica. Per il valore teologico della sua opera: “Nun è peccato” è canzone da studiare come una lettera di San Paolo (e assolutamente da non confondere con l’hit parodistico di Vito Mancuso, “Nun c’è peccato”). Per il valore geografico: Peppino, essendo di Capri e anche di Ischia, insegna la distinzione tra il Golfo divino e la metropoli diabolica che vi si affaccia. Per il valore danzereccio: la vita è bella non perché lo ha detto un comicastro ma perché una ragazza vestita in lamé ha ballato “St. Tropez twist” una notte in riva al mare. Per il valore toponomastico-monarchico: “Con la giunta del comunista Valenzi, il viale Principessa Elena, a Napoli, diventò viale Gramsci. “E io non ho mai capito che bisogno c’era” ha dichiarato in una recente intervista questo meraviglioso gentiluomo.
Langone

Arrivano i fasci!

Prendere un fascio di giornali, sorbirsi un caffè, leggere (superficialmente) un po’ di tutto, opinioni varie, ascoltare un tipo al bar mentre dice a un altro che il presidente della Repubblica è uno stronzo, ascoltare l’altro che gli risponde che lo stronzo è il presidente del Consiglio, semmai, avere conferma dai giornali che un sindacato sta di qua, l’altro sindacato di là, alcuni comitati di base contro qua e contro là, passeggiare un momento, buttare l’occhio su un manifesto che annuncia la grande manifestazione dell’opposizione per ottobre, accendere Internet, vedere quel mare di blog, di sinistra, di destra, qualunquisti, di centro, di musica, di letteratura, di pettegolezzi, pro-immigrati, anti-immigrati, scegliere il telegiornale preferito tra la decina che ce ne sono, litigate furibonde su tutto e sul niente, su Lippi, Ozpetek, sul Papa che è invadente, no che non è invadente, sì, te l’assicuro io che è insopportabilmente invadente, mandare a quel paese i carabinieri, pigliare per i fondelli il ministro della Difesa, quello degli Esteri, posteggiare in doppia fila, in tripla fila, andare a caccia, al ristorante vegetariano, al corso di yoga. Bè, se stiamo precipitando nel fascismo, come giurano alcune persone che sanno di storia, mica male, ‘sto fascismo.

Uno per tutti

La decisione del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini di reintrodurre il maestro unico, risparmiando così un notevole numero di addetti e una quota consistente di spesa pubblica, ha dato luogo a un dibattito sul fatto se, da un punto di vista pedagogico, tre maestri siano meglio di uno. Ma non si discute della questione che dovrebbe essere al centro di questo genere di valutazioni politiche: la produttività, come ci ricorda anche il rapporto diffuso ieri dall’Ocse (gli insegnanti italiani sono pagati poco ma lavorano anche poco). Negli stessi giorni in cui si critica Gelmini, l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera, lavora per aumentare la produttività di un’altra categoria di dipendenti pubblici, i piloti di Alitalia: l’idea è di ridurre il personale chiedendo a chi resta di lavorare di più, per garantire la stessa qualità del servizio ma rendendo la compagnia competitiva. I piloti di Lufthansa e di Air France ogni anno volano molte più ore di quelli di Alitalia, ma ricevono anche compensi maggiori e permettono alle loro compagnie di fare utili.
Mettere al centro la produttività è una scelta vincente per qualsiasi azienda (e anche la scuola è un’azienda): il governo spende meno, il lavoratore che lavora di più è qualificato e vede aumentare lo stipendio, la qualità del servizio che l’utente riceve non varia, ma il prezzo scende. E’ lo stesso ragionamento che si sta facendo nelle Ferrovie, riguardo al macchinista unico, o nei negoziati tra la Confindustria di Emma Mercegaglia con i sindacati, legando gli aumenti di salari alla produttività. Con questa riforma il ministro Gelmini può dare un importante contributo alla causa federalista. Il nord dovrà pagare affinché nelle regioni del sud siano assicurati gli standard adeguati dei servizi che verranno loro assegnati, soprattutto per quanto riguarda la scuola e la sanità. Perciò occorre che questi standard siano basati su seri principi di produttività, misurabili e verificabili. In caso contrario, un federalismo fondato soltanto sulla solidarietà, che è una delle opzioni di cui si discute in Italia, rischia di essere una beffa per il contribuente e di diventare insostenibile per le finanze pubbliche.

Cani laureati

Sottosegretaria Francesca Martini, facciamo un gioco. L’altro giorno hai dichiarato che “nessun cane è geneticamente pericoloso, è una questione che riguarda l’educazione dei padroni”. Divertente davvero l’applicazione ai cani delle teorie di Jean-Jacques Rousseau e Vito Mancuso (il peccato originale non esiste, le colpe sono della società, eccetera). Allora mi è venuta un’idea: facciamo che tu entri in una gabbia piena di cani corsi, della razza dei molossi che ieri a Trani hanno sbranato una signora, però appartenenti a signori laureati, iscritti al Rotary, abbonati alla stagione di prosa, e io in una gabbia piena di chihuahua i cui padroni si mettono le dita nel naso e portano i calzini corti. Dai Francesca, che ci divertiamo.
Langone

Celle tra i campetti

Matarrese: “Costruiamo celle negli stadi”. E noi, che volevamo costruire campetti fra le celle.
Adriano Sofri

Contorcetevi nella contrizione

Walter Barotto, Michele Barrera, Mirella De Giuli, Lorella Paganelli e Giovanna Quaglia, bravi, brave. “Scusate il disturbo”, avete detto dopo essere stati liberati (non si è capito se in Egitto o in Ciad, se dopo pagamento di un riscatto o in seguito a uno scontro a fuoco, comunque liberati). La contrizione, il chiedere perdono, è il primo indispensabile passo per riconciliarsi con i connazionali, danneggiati dalle vostre smanie. Ogni turista è di per sé nocivo ma nocivissimi sono i turisti estremi come voi, che si avventurano in deserti senza legge mettendo in gioco la vita dei soccorritori e i soldi dei contribuenti. Riconoscete i vostri peccati di incuranza, incontinenza e orgoglio, e ripetete con me: “L’anno prossimo tutti in vacanza a Spotorno”.
Langone

Premetto che sono razzista

I luoghi comuni al contrario.