martedì 7 dicembre 2010
venerdì 19 novembre 2010
Vieni via con noi
Poi un giorno ci spiegherai perché in pochi giorni hai gettato alle ortiche un lavoro di anni, caro Saviano. In questo Paese rimanere bipartisan è un'impresa colossale, il cretinismo bipolare reclama sempre nuove prede da spolpare e da scaraventare dall'altra parte della palizzata politica: e tu eri riuscito a sottrarti con sforzo evidente, avevi evitato di intrupparti in un certo gregge conformista e firmaiolo anche perché - ripetevi - la lotta alla mafia e alla camorra non è di destra né di sinistra.
L'obiettivo, in parte riuscitissimo, sembrava quello di innescare una rivolta nella coscienza civile: non quello di puntare il dito contro Paderno Dugnano e l'hinteland milanese; il tuo riferimento morale erano «I racconti di Kolyma», mica i consigli di Loris Mazzetti. Dev'esser stata dura vivere come un fuggiasco a soli 31 anni, senza una vita privata, senza intanto farsi blandire dalle sirene che secondo una tradizione tutta italiana dovevano regalarti alla sinistra e renderti nemico della destra, facce speculari di una stessa automatica idiozia. Sei stato uno dei pochi che hanno riconosciuto i successi del governo nella lotta alla camorra, sei giunto a giudicare Roberto Maroni come uno dei migliori ministri di sempre, hai detto che il Casertano in passato era rimasto praticamente ignorato dallo Stato, hai ammesso che il centrosinistra aveva responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali: anche perché le due regioni con più comuni sciolti per mafia erano Campania e Calabria, e chi le aveva amministrate negli ultimi 12 anni? Anche per questo il centrosinistra campano ti aveva accusato di infangare la tua terra, che vita, Saviano: e tutto questo per che cosa?
Per spazzare via tutto e svenderlo alla più sgangherata delle grammatiche televisive: che non è roba tua, non ancora, e si è visto.
La tv non è leggere un libro a una platea più ampia: la tv è una somma di sentenze inappellabili senza approfondimento, senza distinguo e senza note a margine. Se in tv parli male di un uomo o un partito, di un solo partito, tu ce l'hai con quel partito, stop, e sei un nemico di quel partito, stop, e tutto il resto ti si rovescia addosso a cascata.
E non dire che non lo sapevi: l'avevamo già capito quando hai raccontato il linciaggio di Giovanni Falcone, sei stato attentissimo a dire e non dire, a omettere nomi e cognomi che hai evidentemente deciso di non inimicarti. Sei stato molto paraculo, Saviano: del resto il difficile era questo, era raccontare di un uomo che non piaceva a nessuno facendosi applaudire da tutti. Impossibile, da noi. Per piacere a una parte devi impiccarne un'altra, e a quanto pare in questi giorni hai fatto la tua scelta: lega e leghisti - devi aver pensato - sono sacrificabili. Col rischio, però, che tu possa sacrificare molto più di quanto abbia calcolato: perché forse non ti è chiaro, ma in questi giorni non sei dispiaciuto soltanto ai leghisti.
Sei dispiaciuto a tutti coloro che pensavano che non ti saresti intruppato nel politicamente corretto, a tutti coloro che sono rimasti sconcertati da certe tue uscite che non hai saputo frenare, ormai intrappolato nella figura - ora posso finalmente usarla, quest'espressione odiosa - del martire catodico. Forse hai perso la testa: la tv fa quest'effetto, capita. Paragonare le parole di Maroni a quelle del camorrista Sandokan è stata una stupidaggine siderale, Saviano, un riflesso da forcaiolismo becero e involuto, cose che ti aspetti da un De Magistris, da un demagogo da strapazzo.
E sarà un caso, ma anche tutto il resto, poi, è sembrato come inquinato dalle crescenti cazzatelle che cominciavano a sfuggirti: tipo che «le mafie scommettono sul federalismo», come ha detto a quelli de l'Espresso, una frase che non vuol dire niente, perché è come dire che le mafie scommettono sui soldi ovunque vadano: frase che però è sufficiente a sconfessare la politica di un'intera legislatura, di un'intera forza politica.
Che cosa stiamo scoprendo, Saviano? Che le mafie inseguono i soldi dove ci sono? Che corteggiano il potere ovunque sia? Il macro-messaggio televisivo, ora, è che il Nordest sta diventando come il Casertano, società civile compresa: credi che dal teleschermo sia passato qualcosa di diverso, magari di più approfondito di così? Il grosso del pubblico di prima serata non legge Gomorra, spesso non legge proprio: ma guarda il telegiornale, e il capo di Gomorra in compenso l'ha visto in manette. Questo mentre tu, su Repubblica, menzionavi e ringraziavi praticamente l'intera squadra mobile di Napoli fuorché Vittorio Pisani, l'uomo che teneva sotto braccio Antonio Iovine e lo trascinava in questura, lo stesso poliziotto che ritenne infondate le minacce della camorra contro di te: è questo il messaggio che è passato, sai? Sembra che non l'hai nominato apposta: che ti piglia, Saviano? Anche il tuo commento dopo l'arresto del boss «sorridente» è suonato inutilmente drammatico e improbabile: hai detto che voleva dire «in carcere ci vado a comandare, tutto questo era previsto, vi ho fatto un regalo perché tanto fuori restano i miei capitali». Ma certo, si è fatto beccare apposta: vivere a Casal di Principe o beccare l'ergastolo è la stessa cosa, anzi non vedeva l'ora.
Stai spaccando gli italiani anziché sensibilizzarli, Saviano, li stai confondendo anziché informarli, soprattutto li stai confermando nelle loro rinfrancanti divisioni tra buono e cattivo, destra e sinistra, amico e nemico, soprattutto fatti e parole. Ma ormai sei imprigionato nella parte. Qual è la prossima mossa, Saviano? Potrai finalmente lasciare Mondadori, ora? F.Facci
lunedì 20 settembre 2010
giovedì 27 maggio 2010
Sputtanopoli
Domanda: c’è o no un problema in tutto questo, comunque la si pensi sulla “legge bavaglio”, cui peraltro io resto contrario? I tanti autorevoli giornalisti, giuristi e costituzionalisti impegnati in questa come in tante altre “battaglie di civiltà” non hanno nulla da dire? E’ questo quel paese civile, quello stato di diritto che si vorrebbe ricostruire in Italia e per cui tanti si battono? Un paese in cui l’“opinione pubblica” abbia il diritto di leggere sui giornali le private telefonate di qualunque cittadino al preciso scopo di valutarne la conformità all’etica pubblica?
Giunti a questo punto bisognerebbe domandarsi anche chi avrebbe titolo per stabilire i confini di quest’etica pubblica, quale “Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio”, come si chiama in Arabia Saudita l’organo da cui dipende la polizia religiosa.
lunedì 24 maggio 2010
I panni degli altri
Il disegnatore musulmano Husna Haq fa l’esempio di Martin Luther King, e mi sono chiesto se non abbia ragione nel suggerire che la nostra percezione di cosa significhi Maometto per molti musulmani sia superficiale. Quindi provo a metterla così: immaginate che qualcuno disegni una vignetta che prende in giro Giovanni Falcone, o lo disegna come un porco. Fa pensare un po’ di più, o no?
La risposta e' no, non fa pensare di piu'. E qui la redazione del Post spiega perche' i cattolici li possiamo offendere: li conosciamo meglio, e pretendiamo da loro piu' "riconoscimento di liberta' e civilta'".
Troviamo più inaccettabile e assurdo che un cattolico milanese si irriti del cavallo di Cattelan che non che si offenda un musulmano sudafricano della vignetta su Maometto: sì.
Bisogna mettersi nei panni degli altri, purche' gli altri non siano quelli che non ci piacciono. Questi sono di sinistra quando gli pare.
lunedì 1 marzo 2010
Tutelare l'homus
domenica 28 febbraio 2010
Travaglite
sabato 23 gennaio 2010
Emmatar

L'articolo di Langone e il video di Emmatar, le discussioni a Libero tra Facci della destra illuminista e libertaria e Belpietro della destra teocratica e identitaria, la detestatio boniniana del Foglio.
martedì 22 dicembre 2009
Il Natale e la Rabbia saudita
Salve, sono Mohamed Venez-Janiì, bambino musulmano di anni dieci. Stamattina ero contento di andare a scuola perché dovevamo andare a vedere il presepe e a festeggiare con i canti di Natale. Invece stamattina la maestra ha detto che per rispetto nei miei confronti si resta in classe e non si festeggia Natale. Gesù Bambino è troppo offensivo per noi islamici, ha detto, la Madonna vergine, devota e madre, è un insulto ai diritti delle donne, i Re Magi sono tre offese alla Costituzione repubblicana, gli Angeli sono una presa in giro dei trans, il bue e l’asinello sono un’offesa ai diritti degli animali ridotti a termosifoni della grotta, e il panettone è un insulto consumista alla fame nel mondo. Ma il Natale tutto, ha detto, mortifica quelli come me, che non sono cristiani, ci offende e ci prende pure in giro perché ci riduce nel presepe a beduini, pastori e cammellieri. Ma la maestra non sa che per noi islamici beduini non è un’offesa, e nemmeno pastori e cammellieri. Mio zio è cammelliere e ha pure le capre e io da grande volevo fare il beduino. Comunque Natale non si festeggia per rispetto mio. La maestra della classe accanto, più furba, ha trasformato il Natale in festa della luce: io non lo so, perché vengo da lontano, ma forse a Natale si festeggia la santa natività dell’Enel. La maestra del piano di sotto, invece, non ha fatto festeggiare e ha spogliato l’albero di tutte le palle luminose perché quattro ladri hanno rubato l’insegna ad Auschwitz; ma non ho capito che c’entra con Gesù Bambino. Non vi dico la rabbia che mi ha preso quando ci ha detto che non si andava più a cantare «Tu scendi dalle stelle» e non si mangiava più il panettone per rispetto di noi islamici. E non solo mi sono arrabbiato perché ci hanno tolto una bella mattinata di festeggiamenti, ma questa cosa che non si festeggia perché ci sono io musulmano mi ha fatto odiare per la prima volta da tutti i miei compagni di classe perché hanno capito che a causa mia e della mia famiglia non si festeggia Natale e non si canta ma si interroga e si fanno i compiti. Mi hanno preso per uno che piange e si arrabbia se gli altri festeggiano, non ama il Bambinello e detesta la Madonna come il Panettone. Dicono che vengo dalla Rabbia saudita. Non mi invitano più alle feste perché pensano che io sono contrario e gliela tiro. Vedono me, mia madre Fatima e mio padre Alì, come guastafeste e anche un poco terroristi. E invece non è vero: a me piace Natale e a casa mia di solito a Natale si mangia l’Agnellone perché pure per noi è una mezza festa, mi è simpatico il Bambinello, la gente intorno al presepe è tutta delle parti mie, non c’è nemmeno un personaggio padano o inglese. Tutti mediorientali come me. Salvo gli angeli che sono come le hostess degli aerei, vivono in cielo e non hanno una terra loro. Questa storia che si deve rispettare me che sono islamico mi ha stufato. Il giorno prima della festa di tutti i santi, la mia maestra ha detto che non dobbiamo festeggiare perché si offendono non solo gli islamici, gli ebrei e i non credenti ma pure i protestanti. Poi, d’accordo con il capo d’istituto, ci ha riuniti tutti intorno alla cattedra e ha tolto dal muro il crocifisso. Ha detto che quel segno lì, sperduto sul muro a fianco alla lavagna, che non avevo mai notato, offendeva me e tutti quelli che come me non credono e non pregano per Cristo. A me è dispiaciuto vedere quel poveretto magro magro e già sofferente, pieno di sangue e con quei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, finire in una busta di plastica e andare chissà dove; raccolta differenziata, almeno spero. I miei amici dicevano: ma che ti ha fatto Gesù Cristo, che ha fatto alla tua famiglia? E io non sapevo cosa dire perché non mi aveva fatto niente, non mi offendeva affatto, mi faceva pena. Mio padre ne aveva parlato pure bene, diceva che era un profeta, comunque una brava persona. E non ce l’aveva con noi musulmani né tifava per gli americani anche perché quando c’era lui, non c’erano ancora né l’Islam né l’America. Ma ora che la maestra ha tolto il crocifisso, l’albero, il presepe, la festa di Natale, i canti e le preghiere perché offendevano me, una mia amichetta ha detto: ma perché sei così incazzuso e ti offendi per ogni cosa che abbiamo e festeggiamo noi? Ma io non mi offendo affatto, è lei, la maestra, che dice così. Ho paura che ci toglieranno pure Pasqua perché offende noi musulmani. Ho paura che si inventeranno qualcosa per toglierci pure le vacanze dell’estate e diranno che non si fanno perché noi musulmani odiamo il mare e preferiamo il deserto. Bugia, a me piace il mare. Io non so perché voi italiani vi vergognate di fare le cose che avete sempre fatto, di far vedere agli altri le cose che vi piacciono da sempre; non volete farci capire che pure voi avete un dio, solo che lo chiamate e lo vedete in altro modo. Ho l’impressione che questa maestra - che legge la Repubblica ma siccome è pluralista, come dice lei, porta a volte in classe l’Unità, Il fatto e Il manifesto - trova la scusa che c’è in classe l’islamico ma è lei che non sopporta il Natale. Forse perché s’annoia, forse perché da bambina perdeva a tombola, forse perché il marito la trova racchia, o non so, perché detesta la Croce, il Papa e tutti i suoi dipendenti. A me il presepe piace; mi piace meno quel panzone vestito di rosso, Babbo Natale, che mi sembra un pagliaccio carico di vizi, pensa solo a ingrassare e a farci ingrassare e mi fa pure paura perché è travestito. Anzi una volta ho chiesto alla maestra come si dice di uno che ama i bambini? E lei mi ha detto «pedofilo». Babbo Natale allora è pedofilo. Perché non lo mettete in galera? Ma poi non dite che lo fate per rispetto del bambino islamico. Smettetela perché se andiamo avanti così, nessuno mi invita più a giocare insieme. Non avete capito che a forza di rispettarmi, mi state escludendo da ogni vostra festa. Comunque ora che non ci sente la maestra dico la parolaccia: Buon Natale. Marcello Veneziani
venerdì 11 dicembre 2009
Pace armata
giovedì 10 dicembre 2009
lunedì 7 dicembre 2009
martedì 1 dicembre 2009
Figlio di papa'
lunedì 30 novembre 2009
Il Cav delle cinque
martedì 24 novembre 2009
Fiori rosa fiori di pesco
F. MAMBRO: Non devi picchiare i tuoi compagni con la catena del motorino.
BAMBINO: Perché?
F. MAMBRO: Perché non è giusto.
BAMBINO: Sì, ma concretamente cosa rischio? Mi togliete l'uso della playstation per cinque minuti con la condizionale?
F. MAMBRO: I prepotenti fanno una brutta fine.
BAMBINO: Ahahah, mamma, sei un vero spasso.
lunedì 23 novembre 2009
Il papa del laicismo
mercoledì 18 novembre 2009
2012, il film
Il presidente nero, la figlia snella e giovane e nera del presidente nero e lo scienziato ottimo e giovane e nero sono tutti buoni, gli obesi sono tutti cattivi, la natura e' in pericolo, i ricchi prepotenti e senza gusto, le bionde sono stupide, gli scrittori senza soldi ma tanto saggi, San Pietro e il papa compreso cadono in testa a tutti i cattolici e al premier italiano, che possono morire tanto chissenefrega, la Mecca e i musulmani guai a chi la tocca, il Dalai Lama suona le campane mentre viene travolto dallo tsunami montano, ma gli aerei dei protagonisti partono e arrivano sempre in tempo. Alla fine chi si deve salvare si salva, e la nuova civilta' nasce nella ricca e pura Africa, ci mancherebbe, nel segno della bonta', ci mancherebbe. Niente piu' sangue e guerre. Viva la pace. La sagra del politically correct.