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venerdì 11 febbraio 2011

Ausmerzen

"Vite indegne di essere vissute". E' molto di più di una riflessione commossa e documentata sull'eugenetica nazista: è un pugno nello stomaco e uno schiaffo alla coscienza a tutti noi brava gente progressista che ragioniamo per categorie storiche e morali mentre ci sfugge che il "Male assoluto" nacque (nasce) da tanti beni relativi, convinti o indifferenti. Il male ha bisogno di gambe, e il grande merito di Paolini è ricordarci che le gambe possono essere quelle benintenzionate di ciascuno di noi.

lunedì 22 novembre 2010

Risorgimento poco epico

E se non ci fosse un’epica del Risorgimento?
Se davvero, malgrado l’innegabile grandezza di alcuni dei suoi protagonisti e i tanti episodi di eroismo, malgrado una partecipazione popolare che certo non fu massiccia ma senz’altro più importante di quanto comunemente non si dica, l’evento cruciale della nostra storia non fosse mai riuscito in centocinquanta anni a farsi mito? Se davvero non ci fossero mai state parole immediate, semplici, comprensibili da tutti e per questo dirompenti. Né eventi limpidi in grado di trasmettere intatte le ragioni profonde del comune sentire.
Dicono che è andata così perché siamo un popolo stanco, dominus del mondo per settecento anni, che è tornato ad essere grande a sprazzi, nella fioritura dei comuni, nell’orgogliosa solitudine delle sue città mondo. Dicono che è andata così perché nazione di risulta, arrivata ultima nel consesso quando gli stati nazione in Europa andavano verso l’agonia e quella feroce follia che avrebbe provocato centinaia di milioni di morti. Dicono che è colpa di una casa reale incolta e pavida. Di una dittatura che ha rinnegato la sua vera anima e stravolti i segni e i simboli della Roma antica. Della chiesa più potente che mai, dopo il Concordato. Dicono infine che è colpa di quelli che sono venuti dopo. Della resistenza che nella retorica del compimento ha accentuato le divisioni che c’erano, della destra che non sempre ha messo la patria su tutto, della sinistra che diffidava persino del nome e nella sua utopia della liberazione ha guardato all’est. Della scuola che da tempo non funziona e non trasmette né i valori né la cultura. Del trionfo inevitabile del dio denaro, della globalizzazione. Tutto vero, forse. Ma se fosse esistito un epos del Risorgimento, un limpido momento del mito, avrebbe resistito a tutto. Sarebbe arrivato a noi con forza solare. Non ci avrebbe obbligato ogni volta a frugare nel passato. L.Pace

lunedì 20 settembre 2010

martedì 10 agosto 2010

Il povero Cavour

Ehi, oggi è il duecentesimo della nascita di Cavour. Nè esaltazione nè revisionismo del Risorgimento, solo silenzio. Brutta l'indifferenza.

lunedì 19 luglio 2010

Caldo, eh?

Per esempio, pare che una cosa da non fare, se si vuole arrivare vivi a ottobre, sia andare a fare la spesa al mercato rionale tra le 13 e le 14, perché da inoppugnabili statistiche risulta siano le ore più calde, e quindi trascinare sacchetti contenenti cocomeri da mezzo quintale non è consigliabile. Un’altra cosa da evitare, soprattutto se uno ha più di settant’anni, è dimenticarsi di bere, perché è accertato che la disidratazione conduce alla tomba. Oppure - e questo vale anche per i ventenni, specie per quelli di origine normanna parchi di melanina - addormentarsi sotto il sole della Gallura senza un’adeguata protezione anti-UV fa quasi sicuramente male.

Quanti anni sono che sentiamo lo stesso disco? Da quante estati vengono ripetuti questi servizi sempre uguali che, se non sono inutili, nel migliore dei casi sono “sprassolati e un poco scemi”? Io li ricordo fin dagli anni ’60, con un giovane Luciano Onder che importunava l’esperto del momento: bevete molto, non uscite nelle ore più calde ecc. Ai tempi della mia maturità pensavo che fosse quello l’Eterno Ritorno di cui parlava Nietzsche.

mercoledì 23 giugno 2010

venerdì 18 giugno 2010

DE INUTILITATE NASCONDIMENTI BARATTOLORUM NUTELLÆ AB ILLUSIBUS MAMMIBUS

Nutella omnia divisa est in partes tres: Unum: Nutella in vaschetta plasticae. Duum: Nutella in vitreis bicchieribus custodita. Treum: Nutella sita in magno barattolo (magno barattolo sì, sed melium est si magno Nutella IN barattolo).
Nutella placet omnibus pueris atque puellis sed, si troppa Nutella fagocitare, cicciones divenire, cutaneis eruetionibus sottostare et brufolos peticellosque supra facie tua stratos formare atque, ipso facto, diarream cacarellamque subitaneam venire. Propterca quod familiares, et mamma in particolare, semper Nutella occultat in impensabilis locis ut eviteant filiis sbafare, come soliti sunt. Sed domanda spontanea nascet: si mamma contraria est filiales sbafationes, perché Nutella comprat et postea celat? Intelligentiore fuisse non comprare manco per nihil ... sed forse mammae etiam Nutella sbafant: celatio altrum non est vendetta trasversalis materna propter ea quod ea stessa victima fuit, sua volta, matris suae. "Sic heri tua mamma Nutella celavit, sic hodie celis filiis tuis". Sed populus totus cognoscit ingenium puerorum si in ballo Nutella est: vista felinos similante habent ut scruteant in tenebris credentiarum; manes prensiles aracnidarum modo ut arrampiceant super scaffalos sgabuzzinarum; olfactum caninum - canibus superior - per Nutèllam sèovare inter mucchios anonimarum marmellatarum fructarum. Memento semper: filius, inevitabile, Nutella s covat sed non semper magnat. Infactum, fruxtratione maxima filii si habet quando filius scovat barattolum sed hoc barattolo novus atque sigillatus est, propterca quod si filius aprit et intaccat barattolum intonsum, sputtanatus fuisse! (Eh! Erat novus ... ). Hoe res demonstrat omnibus mammis nascondimentos novorum barattolorum Nutellae fatica sprecata esse. Non fruxtratione maxima, sed notevolis incavolatio si habet si filius ritrovat barattolum quasi vacuum, giusto minima cum Nutella et alcunam partem manducare non potest quod barattolum vacuum buttatum fuisse ab mamma, non conservatum, inde semper minimum fondum Nutellae rimanendum est. Hoc res demonstrat omnibus mammis nascondimentos quasi vacuorum barattolorum Nutellae ulteriore fatica sprecata al quadratum esse. Unica possibilitas felicitatis filii est rinvenire barattolum medio vacuum et medio plenum, in hoc modo dues o tres cucchiailli Nutellae videantur sbafandi sunt. Sed, post sbafationem, ad editandum sgamati esse memorandae sunt smucinatio atque mischiatio Nutellae rimastae ut si fingeat nemo toccavit nemo magnavit. Etiam, primariae importantiae res, cucchiaillus lavare asciugareque ne tracciam ullam lasciare. Hac tertia ipotesis unica ragione est pro fatica mammarum, sed ulteriores domandae spontanae nascunt. Ne valet la penam? Hoc casinus toto per tres cucchiaillos fetientos Nutellae? Qui ve lo facit fare? Et postea, postea, non vi lamentatis si filli, provati astinentiarum Nutellarum, drogaturi sunt! Ullae laerimae coccodrillarum accettatae sunt: non dicite non avvertendo non fuissimus
Salutis baciisque
Caius Julius Ferrerus

martedì 8 giugno 2010

Flaiano e Del Buono

Un giorno riscriveranno le antologie scolastiche di letteratura e... sorpresa! Al neorealismo sarà riservato un pugno di pagine. Finalmente troveranno spazio anche autori che si collocano fuori dalla sacra triade Pavese-Vittorini-Calvino nella quale troppo spesso si esaurisce lo studio del Novecento. Perché ciò accada è necessario che critica ed editoria allarghino un po’ i propri interessi.
Diamo quindi il benvenuto a questi due pachidermi: il primo volume dell’Antimeridiano con romanzi e racconti di Oreste del Buono (Isbn, pagg. 1644, euro 69) e le Opere scelte di Ennio Flaiano (Adelphi, pagg. 1516, euro 70). Del Buono e Flaiano: due scrittori diversissimi fra loro, quasi agli antipodi, eppure accomunati da una sorte simile, ritenuto difetto: il "multiforme ingegno".

lunedì 7 giugno 2010

Imperi perituri

Provo a compilare una lista, personale e incompleta, di alcuni eventi accaduti negli ultimi cento anni, dallo scoppio della Grande guerra alle vicende dell' altro ieri: la tragica estate del 1914, la rivoluzione bolscevica, il crollo di tre imperi (austriaco, ottomano, russo), il crack del 1929, la guerra fredda, la morte del comunismo e la disintegrazione dell' impero sovietico nel grande spazio euro-asiatico, le guerre jugoslave, la rivoluzione cinese. Il crack di Lehman Brothers nel 2008, lo scandalo dei preti pedofili, la crisi finanziaria greca del 2009. Alcuni di questi eventi possono considerarsi conclusi e si prestano a uno sguardo d' insieme. Altri si stanno svolgendo sotto i nostri occhi e sollecitano alcuni interrogativi. Potranno gli Stati Uniti riassorbire in tempi ragionevoli il disavanzo (un trilione e 4 miliardi nel 2009) e il debito pubblico (5 trilioni e 8 miliardi nel 2008) senza rinunciare alla loro condizione di superpotenza mondiale? Potrà la Chiesa cattolica sopravvivere a un' ondata di scandali che ha profondamente intaccato l' autorità del suo magistero? Potrà la piccola Grecia raddrizzare i suoi conti senza provocare il collasso dall' eurozona e trascinare con sé la pericolante costruzione della moneta unica? Supponiamo per un attimo che gli Stati Uniti siano costretti a ridurre drasticamente le loro spese militari, che la Chiesa esploda lasciando dietro di sé una miriade di sette religiose, gruppi millenaristi e Chiese nazionali, che la crisi greca provochi la morte dell' euro e il brusco fallimento del processo d' integrazione europea. Vi è qualcuno che possa ragionevolmente prevedere le conseguenze di questi disastri sugli equilibri internazionali? Le profezie saranno molte, ma fantasiose, se non addirittura cervellotiche, e poco utili alla ricostruzione dell' ordine internazionale e dell' ordine spirituale. Sappiamo con certezza, tuttavia, che sul luogo del disastro arriverà prima o dopo una frotta di formiche operose e di api operaie. Sono gli storici, con i loro computer, i loro archivi, le loro gigantesche bibliografie. Si metteranno al lavoro per spiegarci che cosa è accaduto e perché è accaduto. Il loro modus operandi (il latino si addice al mondo accademico) sarà quello con cui hanno spiegato, per esempio, lo scoppio della Grande guerra e la rivoluzione d' Ottobre. Nel caso di queste due grandi tragedie hanno allineato l' uno accanto all' altro, con qualche differenza d' accento dovuta alle diverse scuole storiografiche, alcuni fattori: la rivoluzione industriale, l' applicazione di nuove tecnologie al campo di battaglia, le ideologie rivoluzionarie, il nazionalismo, il militarismo, la nascita della classe operaia, la crisi delle democrazie parlamentari, la rivalità anglo-tedesca negli oceani, la rivalità franco-tedesca nel continente europeo, la rivalità italo-austriaca nell' Adriatico, le smodate ambizioni austriache nella penisola balcanica, il lungo declino degli Stati dinastici, dell' autocrazia russa, del sultanato ottomano. E dopo avere piazzato in buon ordine, sulla scacchiera delle loro ricostruzioni, le cause remote del grande evento, gli storici sono passati a individuare i passaggi critici, gli snodi cruciali in cui la scintilla ha dato fuoco alle polveri. Negli studi sulla Grande guerra questi snodi furono il colpo di pistola a Sarajevo, l' ultimatum austriaco alla Serbia, le mobilitazioni generali. Nel caso della rivoluzione bolscevica furono il fallimento della Repubblica di Kerenskij, il ritorno di Lenin a Pietrogrado il 16 aprile 1917, il presunto golpe del generale Lavr Kornilov, l' assalto al Palazzo d' Inverno, la brusca chiusura dell' Assemblea Costituente nel gennaio del 1918. Quando dovranno spiegare la crisi dell' impero americano e quella dell' impero cattolico, gli storici adotteranno lo stesso metodo. Nel primo caso spiegheranno che gli Stati Uniti hanno dominato il mondo grazie a una forza militare finanziata dai loro clienti, amici e potenziali avversari grazie all' acquisto di titoli di credito emessi dal Tesoro americano e denominati in dollari. Gli storici economici spiegheranno che questa è stata la più colossale operazione di signoraggio mai realizzata nella storia dell' umanità. L' America ha stampato dollari per le proprie necessità, ma ne ha venduti una buona parte al resto del mondo; e ha finanziato in tal modo il suo debito. Qualcuno ricorderà che uno storico dell' università di Yale, Paul Kennedy, aveva pubblicato nel 1987 un libro (Rise and Fall of the Great Powers, nell' edizione italiana, Ascesa e declino delle grandi potenze) in cui si era proposto di dimostrare che i grandi imperi muoiono di overstretching, vale a dire delle troppe spese militari provocate dell' eccessiva estensione delle proprie ambizioni e responsabilità. E qualcun altro aggiungerà che il disastro è stato accelerato dall' applicazione spericolata delle regole del capitalismo finanziario in una fase in cui gli Stati Uniti erano impegnati su due grandi scacchieri militari (Iraq e Afghanistan) e dovevano tenere a bada una mezza dozzina di Stati «canaglia», dal Venezuela alla Corea del Nord passando per l' Iran. Se queste sono le cause remote, gli snodi cruciali sono gli attentati dell' 11 settembre e la pretestuosa occupazione militare di un Paese che fu accusato a torto di avere armi di distruzione di massa. Gli storici che si dedicheranno al declino e alla caduta della Chiesa romana ricostruiranno invece i difficili rapporti della Santa Sede con la modernità, dal dogma sull' infallibilità papale di Pio IX al Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII. Spiegheranno che il Vaticano, soprattutto negli ultimi cent' anni, ha dovuto combattere su due fronti. Sul primo fronte si è scontrato con fenomeni politici e sociali che mettevano in discussione la sua autorità: la democrazia laica, il comunismo, il paganesimo nazista, l' edonismo della società dei consumi, l' impatto delle nuove scienze e delle nuove tecnologie sulle grandi funzioni naturali, dalla nascita alla procreazione. Sul secondo fronte ha dovuto sostenere l' offensiva di tendenze e movimenti sorti all' interno della sua stessa casa: il modernismo, il riformismo del Concilio Vaticano II, il femminismo cattolico. Le due battaglie hanno avuto fasi alterne e si sono concluse talora con un compromesso, ma hanno complessivamente indebolito, con qualche differenza da un Paese all' altro, la Chiesa romana nel mondo. Lo snodo cruciale, nell' analisi degli storici, sarà probabilmente lo scandalo dei preti pedofili. È uno scandalo in due atti che rimbalza, a quasi dieci anni di distanza, dagli Stati Uniti all' Europa. Ma in America la partita si chiude con il denaro degli indennizzi, mentre in Europa, apparentemente, il denaro non basta. Queste storie di «ascesa e declino» sono affascinanti e ricalcano in generale il taglio di grandi opere storico-letterarie del passato: il Declino e caduta dell' impero romano di Edward Gibbon, Il tramonto dell' Occidente di Oswald Spengler, il «grand' angolo» storiografico di Arnold Toynbee, gli studi sul declino dell' impero spagnolo di Fernand Braudel (un altro caso di overstretching finanziario). Ma presentano un problema che potrebbe essere sommariamente definito così: rendono razionale ciò che razionale non era. Lo storico spiega e giustifica, oppure spiega e condanna, ma ottiene in ambedue i casi il risultato di mettere ordine in una realtà disordinata. Quando deve spiegare il declino di un grande impero, dice ai suoi lettori quali errori furono commessi. Li avrebbe evitati se fosse stato contemporaneo dei suoi personaggi? Avrebbe individuato le soluzioni giuste e le strade pericolose? È possibile che i posteri abbiano sempre ragione e i contemporanei abbiano spesso torto? Non basta. I teoremi, concepiti a posteriori, possono contenere implicitamente una ricetta per il futuro. Ma se la ricetta è il risultato di una diagnosi fatta quando il paziente è già nella tomba, la terapia potrebbe rivelarsi inutile, se non addirittura pericolosa. Cominciai a pormi questi problemi dopo la caduta dell' impero sovietico nel 1989 e la disgregazione dell' Urss nel 1991. Gli storici hanno trattato quegli avvenimenti nello stesso modo in cui hanno studiato la Grande guerra, la rivoluzione bolscevica, il crollo dei grandi imperi multinazionali. Le cause remote, nel caso dell' Urss, sarebbero sostanzialmente tre: le promesse non mantenute, la distruzione della società civile, l' overstretching di un regime che sfruttava male le sue risorse naturali e spendeva per la sua potenza militare ricchezza non guadagnata. Gli snodi cruciali, invece, sarebbero l' invasione dell' Afghanistan nel dicembre 1979, la vertiginosa caduta del prezzo del petrolio agli inizi del 1986, la nascita dei movimenti secessionisti, il golpe fallito dell' agosto 1991. Per chi aveva assistito alla fase della perestrojka (arrivai a Mosca nel settembre del 1985) nessuno di questi fattori tuttavia bastava a dare una spiegazione sufficiente della straordinaria rapidità con cui il sistema crollò fra l' agosto e il dicembre di quell' anno. Era accaduto qualcosa che sfuggiva alla nostra percezione e alla nostra analisi. Una possibile spiegazione è quella prospettata da Niall Ferguson in un saggio apparso su «Foreign Affairs», vol. 89, n. 2, e intitolato Complexity and collapse. Secondo Ferguson, le grandi potenze e gli imperi sono «sistemi complessi, costituiti da un larghissimo numero di componenti che interagiscono e che sono organizzate in modo asimmetrico: una costruzione che assomiglia a un monticello di formiche piuttosto che a una piramide egiziana. Operano al confine fra l' ordine e il disordine, sul ciglio del caos». Anche quando appaiono stabili sono in continuo movimento e costretti a ricomporre continuamente l' equilibrio perduto. Bastano un piccolo smottamento, una piccola crepa perché lo squilibrio temporaneo diventi crisi permanente. Secondo Ferguson, incidentalmente, un simile «incidente» potrebbe prodursi da un momento all' altro anche per gli Stati Uniti. L' analisi di Ferguson mi è apparsa attraente anche perché esisteva a Mosca, negli anni della perestrojka, l' uomo che avrebbe potuto illustrare a Gorbaciov la fragilità dei grandi sistemi. Era Jermen Gvishani, un intelligente e simpatico matematico georgiano che aveva sposato la figlia di Aleksej Kossighin, viaggiava frequentemente all' estero per partecipare a incontri internazionali, era buon amico di Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma, e apparteneva all' ala colta, europea e «cosmopolita» (esisteva anche quella) della dirigenza sovietica. Negli anni Ottanta aveva alte cariche pubbliche ed era direttore di uno degli istituti dell' Accademia delle scienze. Ma l' incarico che maggiormente gli piaceva era quello di vicepresidente di un «laboratorio» internazionale creato in Austria, a Laxenburg, nel 1972 e chiamato, con una denominazione piuttosto oscura, «Istituto per l' analisi dei sistemi applicati». Se il lettore vorrà consultare il suo sito (http://www.iiasa.ac.at) scoprirà tra l' altro che l' Istituto cerca di mettere a punto metodi che consentano di «gestire modelli complessi» e di calcolare il rischio di eventi che hanno potenziali conseguenze catastrofiche. Sinora si è occupato di clima, ambiente, risorse naturali, movimenti di popolazione. Domani - perché no? - potrebbe occuparsi dei grandi Stati. E potrebbe scoprire in tal modo che un evento minore e privo di qualsiasi significato politico può essere la causa scatenante di una catastrofe politica. Non sarei sorpreso ad esempio se l' istituto di Laxenburg scoprisse che lo smottamento dell' impero sovietico fu provocato da un evento naturale: il terremoto armeno del dicembre 1988. Mentre il «sistema complesso» dell' Urss cercava faticosamente di assorbire le riforme gorbacioviane e di ricomporre il proprio equilibrio, quell' evento ebbe l' effetto di suscitare la rabbia degli armeni contro le inefficienti strutture sovietiche e di contagiare tutti i latenti secessionismi sovietici, dal Baltico al Caucaso. I matematici dell' Iiasa potrebbero quindi sostituire gli storici? Solo in parte. Costretti a scegliere fra la verità e l' immaginazione, gli uomini continueranno a preferire le narrazioni seducenti e accattivanti, soprattutto quando escono da una buona penna. E la storiografia, dopotutto, è anche (forse soprattutto) letteratura.
Sergio Romano

martedì 18 maggio 2010

Homo ridens

Mieux est de ris que des larmes escrire, pour ce que rire est le propre de l’homme. L'ultimo articolo di Sanguineti.

venerdì 26 marzo 2010

Leopardi "il Giraffa"

Altro che triste. Va a finire che Silvia era una escort.

mercoledì 17 marzo 2010

La critica degli aggettivi fatti

Michelle Kerns, su Examiner.com, ha messo in fila una ventina di aggettivi e formule sfruttatissimi dai recensori letterari. Variamente mescolati, producono un fai da te della critica, e volendo si può organizzare una tombola: vince il primo lettore che ne trova cinque nello stesso articolo. Perlopiù si tratta di parole che dicono e non dicono, fanno un gran polverone senza andar troppo nei dettagli, suggeriscono senza sbilanciarsi. “Provocatorio”, per esempio, si applica bene a tutto: vale per un romanzo che fa a pezzi l’etica come noi la conosciamo, ma anche per un romanzo che va controcorrente e celebra le virtù contadine. “Crudo” è appena meno maneggevole, presuppone un lettore adulto che non abbia un’idea consolatoria della letteratura e dei suoi dintorni. Ma basta accoppiarlo con “commovente” per riacchiappare i renitenti che vogliono affezionarsi ai personaggi. “Trascinante”, specialmente se il libro supera le trecento pagine, funziona come una bacchetta magica, e vale lo stesso per il neologismo “unputdownable”, impossibile da mettere giù (si intende: dopo aver letto le prime righe). “Attuale” fa da irresistibile calamita per chi legge i libri con l’intenzione di parlarne in società. Molto praticato anche il riferimento ad altri titoli di successo, che si suppone possano far scattare la scintilla: il “Codice da Vinci” ha aperto la strada a innumerevoli complotti universali, Philip Roth viene chiamato come garante appena un giovanotto ebreo debutta con il suo primo romanzo.

lunedì 1 marzo 2010

Da Asterix ad Avatar

Secondo Leonardo l'impero romano non si studia piu'.
L'articolo rimane sul vago ma ci sono un paio di idee interessanti.

venerdì 5 febbraio 2010

Adone

Volevo comprarlo, invece eccolo qui.

giovedì 21 gennaio 2010

Capolavori mortali

...Non abbiamo più un passato da venerare e un futuro da aspettare, e dunque una tradizione in cui selezionare ciò che passa e salvare ciò che resta. La guerra civile tra passato e futuro si è conclusa con la sconfitta d’ambedue e la vittoria inappellabile del presente. Il culto del presente nega il capolavoro, che ha bisogno di sguardi lungimiranti oltre il muro del tempo; il presente non consegna l’Opera alla storia né tantomeno ai posteri, non elegge classici; consuma sul posto l’essere appena appare, fino a farlo sparire. Senza la dimensione della storia e la proiezione nel futuro non è possibile partorire la grande opera.
... Il genio annega nel delirio narcisista dell’egocentrismo di massa, nell’invidia egualitaria, nel pari diritto al riconoscimento della genialità e nella congiura della mediocrità organizzata. Nella mediocrazia universale, nell’uguaglianza metafisica delle anime o della loro assenza, il genio è un’anomalia arcaica, frutto iniquo della diseguaglianza e cicatrice deformante della disparità. Il genio è pregiudicato e rinnegato.

lunedì 18 gennaio 2010

Intellettuali o conformisti?

I conformisti. L’estinzione degli intellettuali d’Italia(Rizzoli, pagg. 221, euro 18). Si consiglia di leggere attentamente le avvertenze («La cultura di sinistra ha smesso di pensare, e quella di destra non riesce nemmeno a cominciare») e le modalità d’uso («Gli irregolari, che sono spiriti irrequieti e caparbi, amano dare risposte chiare agli interrogativi che generalmente i conformisti sono inclini a disertare»).