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domenica 6 febbraio 2011

Femmine (e femministe) d'Italia

Inchiesta fra ragazze sulla questione delle mutande: tenerle o toglierle? E toglierle, se non ora, quando? Né Maria Goretti né Boule de Suif, forse entrambe

Se un uomo si dichiara femminista non c’è un minuto da perdere: su le mutande e via, senza pensarci un minuto”. Lo scriveva Natalia Aspesi nel 1978 in “Lui! visto da Lei” (Bur), quando la faccenda dei femministi (signori che in questi giorni si sentono offesi non per la propria, sempre intatta, ma per la nostra dignità) e la questione delle mutande (tenerle o toglierle, e toglierle, se non ora, quando) sembrava perfino più semplice di adesso. La liberatoria certezza, volendo andare un po’ a slogan, “né puttane né madonne, siamo solamente donne”, non è più così certa, poiché si corre a specificare, in appelli, piazze e cambi di foto su Facebook in cui si mette Virginia Woolf al posto della nostra faccia forse non sufficientemente dignitosa, che non siamo per niente zoccole. “Le femmine d’Italia son disinvolte e scaltre e sanno più de l’altre l’arte di farsi amar. Nella galanteria l’ingegno han raffinato: e suol restar gabbato chi le vorrà gabbar”: Gioacchino Rossini (“L’italiana in Algeri”) amava le femmine d’Italia, e anche qui le si adora e si sa che non resteranno gabbate, costrette a dividersi fra ragazze per bene e ragazze per male, a essere “madonne” (madonnina infilzata, mi chiamava mia nonna quando mi lagnavo di qualche terribile ingiustizia, paragonabile a quelle che Luciana Castellina, magnifica fondatrice del manifesto, annotava quindicenne nel suo diario, appena uscito per Nottetempo: “Le maledette tette sono ancora solo accennate”).

Le femmine d’Italia non si divertono con lo spettacolo spiato ad Arcore e nei telefoni cellulari circostanti, non sostengono ringhiando, tendenza Santanchè, che non ci sia nulla di cui parlare (e si potrebbero scrivere nuovi romanzi su uomini che, si infiamma la scrittrice Barbara Alberti, “pagano le donne per non entrare in intimità con loro, che non sanno cos’è il sesso”); osservano Ruby con il politicamente scorretto istinto di darle due schiaffi materni e chiuderla in casa la sera coi mutandoni di lana. Ma mai mai mai con disprezzo anti femminile, mai con il senso dell’onta di genere, mai con il santino in mano di Maria Goretti, per dare ragione oggi a Enrico Berlinguer che la proponeva, allora, alle compagne come modello di femminilità da copiare. Anna Bravo, femminista e storica del movimento delle donne (raccontato in “A colpi di cuore”, Laterza), spiega: “Non partecipo ai movimenti di questi giorni, non ho firmato alcun appello e non andrei mai in piazza contro altre donne. Mi dispiace che non riusciamo a inventarci qualcosa di bello, di vitale, di diverso, qualche forma di disturbo della mascolinità, invece di continuare ad autopunirci”. Luisa Muraro, filosofa e femminista, ha detto una cosa assai chiara: “Sono molto critica verso la separazione fatta da Concita De Gregorio fra quelle che non si prostituiscono, alle quali lei si rivolge, e quelle che si prostituiscono, escluse da ogni considerazione. Io sono impegnata politicamente per la libertà femminile e lotto contro ciò che la ostacola: la ostacolano gli uomini che usano i loro tanti soldi per ridurre il corpo femminile a merce; ma le donne che vanno a questo mercato, io sostengo, hanno una soggettività che non mettono in vendita e perciò vanno prese in considerazione. Altrimenti, dalla politica si scade nel moralismo”.

Quelle che si ricordano le lotte per la libertà di allora si arrabbiano adesso: “Ci eravamo giurate trent’anni fa di non fare mai politica a spese delle donne, e adesso guarda, le divisioni fra buone e cattive”. Continua Anna Bravo: “Non sentivo cose del genere da quarant’anni. Le cattive e le buone, le puttane e le sante: non fatemi diventare perbene e santa, vi prego”. Le femmine d’Italia non vogliono essere sante (“Sono una femminista, non una donna per bene”, dice la scrittrice e giornalista Paola Tavella; “Una donna non può star bene se non è anche un po’ per male”, Anna Bravo), e basta Colette per capire che la tentazione ha molte sfaccettature, e la faccenda delle mutande, tra l’altro, ognuna di noi la porta dentro nel modo che sceglie, e con i segreti che ha.

Intervistata post festini di Arcore, Natalia Aspesi, che pure ha firmato appelli e ha fatto su MicroMega il ritratto della donna del berlusconismo, ha ripetuto una sua convinzione antica: “Credo che essere un puttanone debba dare tante soddisfazioni… Non lo so, io non lo sono stata purtroppo. Per essere un puttanone prima di tutto bisogna essere bellissime, io ero bruttarella ma mi sono molto divertita lo stesso, adesso sono vecchia purtroppo. Spasimanti ne ho avuti, ma i puttanoni ne hanno tanti. Non ritengo che essere un puttanone sia negativo, è una forma di potere che si può esercitare finché si è giovani. E siccome quel tipo di vita fa parte della vita di una donna da sempre, io non mi sento offesa, è il contesto che mi offende. La seduzione riguarda la vita di tutte le donne e, in caso di lavoro, convincere delle proprie capacità anche con il corpo, va benissimo, capita spesso e talvolta è anche molto piacevole: i capi non sono tutti vecchi e brutti. Si può fare il puttanone nel periodo di preparazione a quel che sei, che diventerai, può essere divertente, ai miei tempi purtroppo non si usciva neanche la sera, ma ci deve essere poi il tempo di fare la propria strada e non si può stare in un Consiglio regionale a venticinque anni per quel tipo di meriti. Certo, la storia ci dice che se queste ragazze fossero più sveglie avrebbero in mano non solo il premier ma tutte noi. Ho sempre come esempio le amanti del Re Sole, belle e intelligentissime”.

La scrittrice trentenne Chiara Gamberale ha in mente Honoré de Balzac, “Splendori e miserie delle cortigiane”, e il padre di Anna Bolena che, nella serie televisiva americana “I Tudors” le consiglia di mettersi nel letto del re (“Tu saprai come farlo impazzire”: sembrano i parenti delle ragazze coinvolte nelle notti di Arcore), e Anna Bolena stessa che quando capisce che la preferita è diventata un’altra, Jane Seymour, fa girare pettegolezzi sulla virilità del re. “Quando c’è un uomo con un forte narcisismo – dice la Gamberale – va da sé che attiri un certo tipo femminile, che cerca lo sfruttamento reciproco e mai il confronto: il narcisista vuole possedere, ma appena ha posseduto deprezza ciò che ha, e intanto le cortigiane mirano alto, vogliono il potere, la corona, il rituale della vestizione. In questa storia dei festini di Arcore posso sentirmi offesa come cittadino, perché mi tolgono qualcosa che è mio quando Nicole Minetti viene nominata nel Consiglio regionale della Lombardia, ma non come donna, perché il modo che hanno le ragazze di Arcore di gestire la loro femminilità non toglie niente al mio”.

A proposito di cortigiane, in un meraviglioso libro di Benedetta Craveri, “Amanti e regine” (Adelphi), Madame du Barry, prostituta dei bassifondi sedusse Luigi XV e “non si fece intimidire dal suo regale cliente e si comportò con la sfrontata sicurezza di una professionista dell’eros, decisa ad avvalersi di tutti i segreti del mestiere. A cominciare dal suo celebre ‘baptême d’ambre’, che faceva sempre molto colpo”, e che qui non si intende dettagliare. Luigi non poté più fare a meno di lei e la impose a corte, dove divenne “maîtresse en titre” (finì ghigliottinata, dopo la Rivoluzione, proprio lei, figlia del popolo che non aveva mai conosciuto l’orgoglio aristocratico). Si dà e si chiede, si offre e si pretende, il mondo è rigonfio di questi scambi, i letti per fortuna non possono ancora parlare, e Michela De Giorgio, studiosa del movimento delle donne, che guarda l’Italia da Berlino e sta scrivendo adesso un libro intitolato: “La bella italiana, storia del corpo femminile dall’Unità a oggi”, racconta le sartine torinesi di inizio Novecento, indagate nel libro di Robert Michels, “Dove va la morale sessuale”, del 1912: osavano portare i cappelli che le midinette parigine non portavano, si concedevano ai clienti nei caffè, nelle sale da ballo, per una borsetta e un cappotto da cinque lire, e contravvenivano al divieto di confezionarsi abiti uguali a quelli che facevano per le signore. Scambiavano favori con favori, consapevolmente, e senza farsi chiamare puttane”.

Secondo Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi “ad Arcore c’è stato uno scambio nel quale, piaccia o no, quelle ragazze erano la controparte. Il femminismo ha pure lavorato per riconoscere l’autonomia di ogni donna: non esiste un modello unico di comportamento femminile. Care sorelle di sesso, certo c’è da discutere sul fatto che alcune o numerose donne scelgano di vendere il proprio corpo a chi ha tanto potere per ricavarne vantaggi. Ma cerchiamo di non ricadere nella misoginia e nel moralismo. Anche perché mentre le brave ragazze vanno in Paradiso, le cattive sono dappertutto”. E allora, se bisogna stare da qualche parte, viene l’istinto di mettersi fra le cattive: “Se andrò alla manifestazione, mi metterò dietro lo striscione delle prostitute”, dice Ritanna Armeni, giornalista, scrittrice e femminista. “Istintivamente ero contro questi appelli, contro la manifestazione: le donne non hanno niente da cui difendersi, lo squallore è maschile e fastidioso esteticamente. Capisco e ascolto però nelle giovani donne, questo senso profondo di ingiustizia, come se solo le belle avessero diritto a qualcosa in più, ma non possiamo proporre in alternativa un modello morale, punitivo, sacrificale: da una parte le puttane, l’infima minoranza da cui distinguersi, e dall’altra quelle che faticano ad arrivare a fine mese, le precarie, le sante, le laboriose, le pure. Sai che soddisfazione: è un errore, dobbiamo invece proporre alle donne un modello di leadership, non l’infelicità. L’iniziativa delle donne che si sentono offese nella dignità e che prendono le distanze dalle ragazze di Arcore rischia di abdicare a quanto di eversivo e rivoluzionario c’è stato nel femminismo”.

Ritanna Armeni è arrabbiata. Sia con le donne politiche di destra che negano il problema (“vorrei che il ministro Carfagna dicesse qualcosa invece di rinchiudersi nel proprio perbenismo”), sia con le femministe di allora che “non possono non capire che un’iniziativa del genere ci rende di nuovo subalterne a un modello bacchettone, che la persecuzione delle ragazze dell’Olgettina distrugge il significato eversivo delle nostre lotte di allora, quel che abbiamo costruito. E’ come vedere ritornare l’esempio sacrificale, che è quello con cui sono cresciuta io e che detesto: dovremmo proporre l’audacia, il coraggio, andare alla conquista del mondo per farlo come piace a noi”. Marina Terragni, giornalista e scrittrice, vuole andare all’attacco: “Ecco, se invece di scendere in piazza per dire che le donne hanno una dignità si scendesse per dire che questo paese ha già una premier bell’e pronta, ed è Rosy Bindi, forse sarebbe meglio”. Rosy Bindi secondo Barbara Alberti (inferocita con le ragazze di Arcore non per perbenismo ma perché “credo che si possano permettere delle avventure più esaltanti, che possano usare il libero arbitrio per qualcosa di meglio”) è anche infinitamente più bella del premier, che pure osa prenderla in giro, “stupenda, con quella faccia da monaca che sprizza salute”, e la indiscutibile bellezza, anche se gonfiata a dismisura, accomuna insieme alla giovinezza le ragazze dello scandalo (“Più sei giovane più sei adatta a fare il puttanone: dopo diventa ridicolo”, spiega Natalia Aspesi).

Secondo Sigmund Freud, ricorda Michela De Giorgio, “le romane sono le più belle di tutte, ognuna è una statua”. Franca Fossati, femminista, nota che fra le donne giovani, fra i venticinque e i trent’anni, grava sulla bellezza un senso di ingiustizia e spaesato rancore: ho le gambe corte e non sono bella come la Carfagna, che sarà di me?, e da un sondaggio di Renato Mannheimer emerge una triste assenza di sogno: vorrei insegnare all’università ma finirò per fare la commessa, vorrei andare sulla luna ma starò seduta in un call center, “una cosa che ai nostri tempi non esisteva: eravamo tutti protesi ad affermare la nostra individualità, pensavamo di cambiare il mondo, nulla ci preoccupava e nulla avrebbe potuto deprimerci, c’era una generale incoscienza che però potevamo permetterci, e le belle magari andavano a letto con il leader, ma non si conquistavano per questo posizioni di potere, suscitavano la solita invidia che suscitano le belle e basta”. Il problema è il senso di nulla, di vuoto, un orizzonte plumbeo e ristretto che toglie luminosità, ma “Concita De Gregorio, con il suo appello, non propone nulla se non un grigiore rancoroso che non fa bene alle donne, non le scuote, ma anzi le incita a lamentarsi e a prendersela con altre donne, contribuendo perfino a coltivare il tabù della prostituzione, dalla quale in realtà nessuna donna può tirarsi fuori. E come al solito non c’è un pensiero maschile, ma si rovescia tutto su di noi: siamo noi che dobbiamo pensare, indignarci, farci il controcanto, manifestare”.

Gli uomini, in effetti, si indignano al massimo per la nostra dignità violata, ma mai li ha sfiorati l’idea di interrogarsi sulle proprie debolezze (“La mia parte femminile è molto incazzata”, ha detto Tiziano Scarpa, e Michele Placido si sente offeso da Arcore “in quanto compagno di una donna giovane”), lasciano alle femmine d’Italia il compito di arrabbiarsi per qualcosa che riguarda gli uomini molto da vicino (in una famosa osteria di Trastevere, l’altra sera, un gruppo di ragazzi molto rumorosi ha alzato i calici per Nicole Minetti, “un genio, un idolo”, e alcuni signori sinceri hanno ammesso nell’intimità, dopo aver controllato l’assenza di cimici dalla stanza, che “non si può dire ma lei è il sogno di tutti gli uomini: paga le bollette, porta le amiche, è automunita”). Anche per questo Paola Tavella dice: “L’onta ricade sulla sessualità maschile, non certo sulla mia. Non vado in piazza perché ho smesso di pulire dove i maschi sporcano quando ero ancora una ragazzina”.

Barbara Alberti riporta alla memoria una bellissima novella di Guy de Maupassant, “Boule de Suif”, in cui una rubiconda prostituta, in fuga da Rouen invasa dai prussiani, nel 1860, è all’inizio mal tollerata dai compagni di viaggio, che però accettano il cibo che lei porta nel cesto, poi spinta a concedersi a un ufficiale prussiano che altrimenti non li lascerà passare. Lei non vuole perché è patriottica, ma si immola per la causa, e i viaggiatori “per bene” alla fine continuano a disprezzarla e ad emarginarla, quasi “che l’unico ruolo della donna su questa terra fosse un perpetuo sacrificio della propria persona”. Il perpetuo sacrificio è anche convincersi che fuori dal circuito tette e culi non ci sia speranza per fare qualcosa di bello, perpetuo sacrificio è credere che tette e culi ci offendano e che abbiamo bisogno di mettere Maria Montessori sul profilo di Facebook per significare la nostra diversità (alcune, per allegra protesta anti bacchettona, mettono le pornostar), perpetuo sacrificio è donne contro le donne, donne per bene con la dignità e per male senza la dignità. “Le ragazze di Arcore non mi tolgono nessuna dignità – dice Franca Fossati – sarebbe regressivo pensare che la mia vita e la mia storia personale possano essere oltraggiate da questa vicenda”. “Andare in piazza per dire ‘non sono una prostituta’ ma una giornalista la sento come una miseria troppo grande per una donna – scrive sul blog Marina Terragni – una specie di excusatio non petita che le donne di questo paese non devono sentire di dover dare. Per niente empowering. Mi sentirei ritirata indietro in una miseria femminile che non c’è più, se mai c’è stata. Le donne sono protagoniste della vita sociale ed economica del paese, la miseria è della politica che non si avvale della loro grandezza, della loro forza e della loro intelligenza. E’ questo protagonismo femminile che le nostre figlie devono vedere”. La dignità femminile è cosa troppo seria per perderla in un paio di mutande che volano sull’abat-jour, ma le femmine d’Italia devono essere più scaltre, inventarsi qualcosa di grande, evitare di farsi trattare come Boule de Suif.

In un monologo di Stefano Benni (da “Le Beatrici”, appena uscito per Feltrinelli), c’è una signora benvestita, dall’aria decisa, sta dietro una scrivania-cucina, dietro pentole e documenti, parla al telefono: “Allora, questo favore… sì certo è un onore per te… (rivolta al pubblico) Uffa c’è un limite, io sono circondata da ruffiani, ma questo esagera… Zitto!… Va bene, sono la migliore di tutte, lo so… allora… ho qui una lista di nomi… di rompiballe che vogliono fare la televisione… Attori? Che ne so, sono amici di amici, amanti, reggipalle eccetera… hai solo una parte da centurione? Va bene, è sempre un soldato, va bene…io te lo mando, poi cazzi tuoi”. Arriverà quel momento, saremo al potere, avremo intorno file infinite di adulatori, e saremo molto migliori di così (dopo qualche piccola ma tremenda vendetta).

Annalena

martedì 16 novembre 2010

G meno 7

Per la prima volta è stato organizzato il summit del G meno 7, formato dai membri degli stati meno potenti al mondo. Si sono ritrovati per tre giorni al campeggio dell’idroscalo di Milano. Le delegazioni degli stati non si sono nemmeno salutate tra loro. Anzi, si sono offesi durante la cerimonia d’apertura. La cosa non è stata documentata perché non c’erano giornalisti e cineoperatori al seguito.
La delegazione meno numerosa era quella dei boscimani. Sono arrivati in due. Subito hanno litigato con i campesinos per chi doveva parcheggiare la roulotte in sosta vietata. Entrambe le delegazioni volevano prendere la multa dal comune di Peschiera Borromeo (Milano) per poi vantare crediti all’Onu. Il primo vertice a due è stato tra i beduini e il presidente della provincia di Saragozza. I beduini dicono che non c’è più acqua per i dromedari. Quello gli ha risposto: “Certo, è tutto regolare, altrimenti se ci fosse stata avreste usato i cavalli e non i dromedari”. Il delegato dei beduini si è offeso.
I masai invece non si sono lamentati, anzi hanno detto che prima c’era un caldo bestia verso le due di pomeriggio. Adesso nella savana si sta benino, in capanna e con il condizionatore a manetta (gentilmente offerto da Bob Dylan).
E infine la delegazione della Cordigliera delle Ande. Anche loro sono più contenti che il clima è cambiato. Intervento del delegato: “Le scimmie urlatrici sono diventate più educate; prima tiravano le banane dall’alto dei baobab ai turisti. Erano dispettose (come si evince dai cartoni animati degli anni Venti). Oggi è cambiato tutto, sempre a causa del global warming: sbadigliano tutto il giorno”.
Inutile ricordare che il vertice è fallito. Ci vediamo a Singapore nel 2018.

sabato 6 novembre 2010

Uccidere il quattro di quadri

A volte mi succede che qualcuno mi voglia far giocare a carte. Io odio giocare a carte. Giocare a carte mi provoca un’ansia, un tremore che non capisco: sintomi di un malessere che non so da dove arrivi, malessere che è aggravato dalla consapevolezza dell’inutilità assoluta di quel che stai facendo, malessere che è aggravato dalla consapevolezza della totale abiezione del gioco delle carte, un gioco che non fa bene a nessuno, un gioco che porta solo odio per quei re, e quelle regine, e quei fanti assassini, per quei jolly, mostri notturni degni dei peggiori incubi, e per quelle carte da nulla, quei tre, quei cinque, quei sette di fiori.
Io lo giuro, se mi capita ancora in mano un quattro di quadri, io lo ammazzo.

sabato 4 settembre 2010

Ministrachiara

È ancora una fan di Vasco Rossi?
«Sì. Alcune sue canzoni sono bellissime».
Per esempio?
« Albachiara».
Un inno all’autoerotismo femminile.
«Macché, macché, ma cosa dice?».
Nella strofa finale: «Qualche volta fai pen sieri strani / con una mano, una mano, ti sfiori, / tu sola dentro la stanza / e tutto il mondo fuori».
«Non l’avevo mai colta,non entriamo in questi dettagli, non mi rovini Albachiara».
Ammette che le piace anche Celentano. Se diceva che la canzone preferita di Adriano e' Una carezza in un pugno (inno alla masturbazione maschile) era fatta.

lunedì 19 luglio 2010

Caldo, eh?

Per esempio, pare che una cosa da non fare, se si vuole arrivare vivi a ottobre, sia andare a fare la spesa al mercato rionale tra le 13 e le 14, perché da inoppugnabili statistiche risulta siano le ore più calde, e quindi trascinare sacchetti contenenti cocomeri da mezzo quintale non è consigliabile. Un’altra cosa da evitare, soprattutto se uno ha più di settant’anni, è dimenticarsi di bere, perché è accertato che la disidratazione conduce alla tomba. Oppure - e questo vale anche per i ventenni, specie per quelli di origine normanna parchi di melanina - addormentarsi sotto il sole della Gallura senza un’adeguata protezione anti-UV fa quasi sicuramente male.

Quanti anni sono che sentiamo lo stesso disco? Da quante estati vengono ripetuti questi servizi sempre uguali che, se non sono inutili, nel migliore dei casi sono “sprassolati e un poco scemi”? Io li ricordo fin dagli anni ’60, con un giovane Luciano Onder che importunava l’esperto del momento: bevete molto, non uscite nelle ore più calde ecc. Ai tempi della mia maturità pensavo che fosse quello l’Eterno Ritorno di cui parlava Nietzsche.

sabato 17 luglio 2010

Racconto: 25 luglio

Quel Luglio si presentò particolarmente torrido e afoso. Una cappa grigia gravava sui cieli della penisola rendendo l'aria pesante e irrespirabile. Nella penombra del suo studio, Berlusconi, immerso fra fogli, appunti e carte processuali, tentava di risolvere i nodi politici, sociali ed economici del paese aggravatisi con la crisi economica mondiale. Ma le sue preoccupazioni erano rivolte in particolar modo alla "fronda" interna, che in quei giorni si era fatta particolarmente sentire con dichiarazioni e messaggi sibillini che promettevano poco di buono.
Rilesse con attenzione il lancio di agenzia portatogli dalla segretaria. Si riferiva a "Fare Futuro", l'organo ufficioso dell' opposizione interna, che parlava apertamente di:
" un necessario e inderogabile bisogno di discontinuità nella guida del Paese".
Un messaggio chiaro.
Inoltre il giorno seguente ci sarebbe stato il Gran Consiglio del PdL. Il massimo organo politico del Partito. Una riunione che molti dei suoi fedelissimi gli avevano sconsigliato di convocare. Temevano qualche trappola della "fronda".
Bondi lo supplicò per giorni, ma non ci fu niente da fare. Il Capo lo licenziò con un sorriso e una battuta :
" ghe pensi mi! Stai tranquillo..."
Il "Capo" voleva questo incontro. Era intenzionato a scoprire e leggere le carte degli oppositori interni e quindi agire di conseguenza.

Il Gran Consiglio del PdL si riunì alle 18 a Palazzo Grazioli. In discussione l'Ordine del Giorno Granata-Bocchino.
L'atmosfera era tesa. I pesanti tendaggi che impedivano agli infuocati raggi di sole di penetrare nel salone del Gran Consiglio, resero l'atmosfera, illuminata dai fari alogeni, livida e tetra.
Bocchino iniziò la lettura dell'OdG, con una premessa fumosa, come nel suo stile. Nessuno capì alcunchè. Fu invece molto chiaro quando disse che l'alleanza era ad un bivio: o Berlusconi si dimetteva e rimetteva il mandato nelle mani di Napolitano, o si sarebbe aperta una crisi al buio. Accusò inoltre Berlusconi di aver portato il paese allo sfascio morale, politico ed economico.
Ci furono le repliche dei membri del PdL e quella appassionata di Bondi che, rosso in faccia si scagliò contro quelli che definì "traditori prezzolati"
Dopo una lunghissima ed estenuante discussione, nella notte del 25 Luglio l'O.d.G
Bocchino-Granata fu messo ai voti e, grazie ad alcune assenze e astensioni inaspettate, fu approvato.
" E' crisi del governo" ! disse Berlusconi guardando in modo torvo Bocchino, Granata e Urso.
"Devi rassegnare le dimmissioni nelle mani del Presidente"! sibilò Bocchino con un sorriso sarcastico..
Bondi rosso in faccia si rivolse al lìder:
-"Silvio, facciamoli arrestare tutti dalla scorta"!
Berlusconi scosse il capo.
"No! Se questa è la decisione del Gran Consiglio del PdL, non mi opporrò. Andremo alle elezioni e li annienteremo, Sandro. Napolitano scioglierà le Camere..."
"Non scioglierà niente, Silvio, questo è un golpe"!
"Lo vedremo..."
Fuori, nel cortile del Palazzo del Gran Consiglio le macchine blindate della scorta presidenziale accesero i motori. Destinazione: il Quirinale.
Il Presidente Napolitano lo accolse freddamente.
"Ho saputo della votazione...La situazione del Paese è alle strette. La crisi economica è grave. Il popolo si lamenta"!
"Sono qui a rassegnare le mie dimissioni, Presidente..."
"Bene. Avete seguito la via della ragionevolezza"!
"Ora me torno ad Arcore, in attesa che lei, Presidente, sciolga le Camere..."
"Sciogliere le Camere? Prima dovremo verificare che non ci siano altre maggioranze..." rispose Napolitano con un sorrisetto che non piacque a Berlusconi.

"E poi, andare ad Arcore non è prudente... Mi dicono che la voce della crisi politica sia arrivata fra la gente. Le strade si stanno riempiendo di manifestanti. I vostri oppositori esultano. A Milano i giudici della Procura hanno improvvisato un comizio a Piazzale Loreto ci sono migliaia di persone eccitate... No, credetemi, non è prudente nè che attraversiate Roma nè che vi rechiate ad Arcore..."
"E cosa dovrei fare, allora"?
"Mettervi in sicurezza. Lasciar decantare la situazione e poi tornare tranquillo a casa vostra. Abbiamo pensato a tutto noi..."
Napolitano chiamò il suo segretario. Confabulò con lui. L'uomo uscì e subito dopo entrarono due ufficiali dei carabinieri.
" Uscirete dal Quirinale dentro un'ambulanza..." disse Napolitano.
"Ambulanza?! "
"Nessuno ferma le ambulanze. Lo facciamo per la vostra incolumità..."
Poi si avvicinò ad una finestra e mostrò all'ex-premier i primi drappelli di manifestanti con bandiere rosse e viola che stavano avvicinandosi, celebrando la Costituzione e la caduta del governo.
"Guardate quei cartelli, ci sono scritte che inneggiano alla vostra morte...Se foste fuori vi lincerebbero. Andate tranquillo con questi due ufficiali..."
Berlusconi, teso in volto, porse la mano al Presidente, ma Napolitano gli girò le spalle, allontanandosi.
I due carabinieri accompagnarono l'ex-capo del Governo sul mezzo parcheggiato nel cortile. Per prudenza gli bendarono il volto.
"Dove mi portate" ? Non ci furono risposte.

Nelle piazze, folle eccitate dai proclami incendiari dei giudici manifestarono, attaccando i giornali vicini al governo e le sedi del PdL. Molti politici di centro-destra furono aggrediti e arrestati.
Un comizio improvvisato fu tenuto in Piazza del Popolo con Di Pietro, Grillo, Santoro, Travaglio, Vauro, Ruotolo e Sabina Guzzanti. Poi un corteo si mosse e assaltò Palazzo Grazioli. Le telecamere di Anno Zero, messe già in pre-allarme da giorni, ripresero la scena e poi penetrarono del palazzo del "Despota" filmando gli arredi preziosi e i bagni che, a detta di Ruotolo, avevano rubinetti d'oro tempestati di pietre preziose. Furono assaltati anche gli studi televisivi di Mediaset.
La De Filippi e Costanzo, schieratisi con la folla, arringarono i manifestanti e li invitarono ad incendiare e distruggere tutti i simboli dell'odiato "ex-regime berlusconiano".
Anche a Milano si susseguirono assalti e aggressioni. I giudici spiccarono mandati di cattura a raffica contro esponenti politici del PdL.
Emilio Fede, a queste notizie, tentò il suicidio gettandosi dal pianterreno, ma si procurò solo leggere escoriazioni. Fu arrestato e tradotto a San Vittore.
La sera del 25, in un'atmosfera surreale e di attesa, ci fu un intervento di Napolitano a reti unificate. Il Presidente si appellò alle virtù civiche degli italiani e invitò tutti alla calma. Disse che, vista la gravissima situazione d'emergenza e sentito il parere delle forze politiche anti-berlusconiane, aveva incaricato il Presidente della Camera Finoglio di costituire un nuovo governo di unità e salvezza nazionale.
Trascorsero altri giorni di torbidi e violenze.
A Nord dopo un primo momento di incertezza e smarrimento, la Lega, che aveva assunto un atteggiamento fintamente attendista e possibilista nei confronti di Finoglio, si preparò alla riscossa. Bossi con una mossa fulminea e approfittando del caos che regnava, fece occupare le televisioni e le Procure dalle sue camicie verdi e l' 8 Agosto proclamò la secessione del Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli VG, dall'Italia.
Molti reparti delle forze dell'ordine e dell'esercitò aderirono alla repubblica secessionista.
Furono istituite formazioni para-militari in cui affluirono migliaia di volontari leghisti e fedelissimi di Berlusconi: nacquero le Ronde Padane, le Brigate Azzurre e le Brigate Verdi, le forze dell'ordine confluirono nella Guardia Nazionale Repubblicana del Nord.
Nei giorni successivi iniziarono numerosi rastrellamenti da parte delle Brigate Verdi e Azzurre, comandate rispettivamente da Borghezio e Bondi. Migliaia di elementi dei centri sociali, grillini, finoglini, piddini, furono arrestati e presero la strada del sud, dove furono adibiti al lavoro coatto e alla costruzione di fortificazioni sulla linea del Po. Altri riuscirono a raggiungere le montagne dove avrebbero dato vita alla resistenza.
La perdita delle regioni produttive del Nord, fu un colpo gravissimo per il governo Finoglio e per l'economia del paese.
Napolitano e il nuovo premier iniziarono una propaganda serrata contro la Repubblica secessionista accusandola di egoismo, razzismo e xenofobia. Non solo: il Primo Ministro chiese soccorso agli USA, GB e Francia e l'intervento della Nato. La questione italiana diventò una questione di primaria importanza per gli equilibri internazionali.
Obama assicurò, come del resto fecero Cameron, Sarkozy, Zapatero, ogni aiuto possibile per ristabilire l'ordine e l'unità del paese. Più freddi si dimostrarono i governi tedesco e quello russo.
A Roma, durante una manifestazione patriottica, fu lanciato da Ciampi e Scalfaro, l'appello a creare una grande armata, ma visto lo scarso entusiasmo guerresco che seguì all'appello, furono aperte le porte agli extra-comunitari che, con la promessa della cittadinanza, di un lavoro e di una casa, accorsero in massa nei centri di arruolamento. Nacque così, sotto il tricolore, il più grande esercito multirazziale mai visto.

Berlusconi ,nel frattempo, trascorsa una settimana dal golpe finogliano, dalla Maddalena, dove era stato portato in un primo momento, fu trasferito a Campo Imperatore, sul Gran Sasso. Qui sotto la scorta di una ventina di carabinieri, visse isolato da mondo, senza avere notizie su quanto stava accadendo all'esterno.
A Roma la caduta del governo del Centro-Destra provocò l'insorgere di potenti forze laiciste e anti-clericali. Ogni giorno migliaia di gay, atei e radicali manifestarono davanti a San Pietro. La Chiesa e il Papa erano sotto assedio.
Nei giorni che seguirono le manifestazioni anti-cattoliche aumentarono in modo preoccupante. Il 14 Agosto il Papa fu arrestato con l'accusa di essere il mandante delle violenze pedofile, e con lui tutti i cardinali.
L'arresto scosse l'opinione pubblica cattolica e fu considerata un atto sacrilego.
Il ministro per gli Affari Religiosi del Governo Finoglio, Emma Bonino, disse, papale papale, che Benedetto XVI° sarebbe stato processato ed estradato negli USA per associazione a delinquere di stampo pedofilo.
Il soglio di San Pietro fu testimone in quei giorni di manifestazioni blasfeme organizzate dalla
potente lobby gay, che aveva piazzato nel governo romano due ministri: Luxuria
(Ministero della Famiglia), e la trans Natalie
(Ministero alle relazioni con le Regioni).
Le settimane che trascorsero furono dedicate al rafforzamento delle rispettive posizioni.
Tremonti, capo dell'economia e degli esteri della neonata Repubblica del Nord riusci ad allacciare importanti relazioni e alleanze strategiche con alcuni paesi europei.
Volò a Mosca dove, in un incontro segreto firmò un 'intesa segreta, passata alla storia come il "Patto Tremonti-Putin". In esso si contemplava un intervento militare russo in appoggio alla Repubblica del Nord ove si fossero determinate particolari condizioni di pericolo per gli interessi russi.
Negli stessi giorni, entrò nel Patto segreto anche la Germania, interessata a che il Nord Italia facesse parte di un'area economica integrata di cui avrebbero fatto parte Baviera, Austria, Ungheria, Cekia, Slovacchia ed altri paesi della zona mitteleuropea.
Putin, oltre alla promessa dell'appoggio politico-militare, fornì a Tremonti una notizia clamorosa: i servizi segreti di Mosca avevano localizzato il luogo di prigionia di Berlusconi.
Bossi e Tremonti, in concerto con il ministro della Guerra Borghezio decisero di intervenire: occorreva liberare Berlusconi. Bossi in persona si premurò di seguire personalmente il piano ideato dal ministro della Guerra.
Esso prevedeva l'intervento fulmineo di una compagnia di paracadutisti: i "Diavoli Verdi" , a Campo Imperatore. L'unita di elìte avrebbe liberato Berlusconi e poi,
a bordo di un elicottero, lo avrebbe portato oltre la linea del Po, dove, a Linate, ad attenderlo ci sarebbero stati Bossi, Tremonti e i ministri del governo provvisorio del Nord.
Il piano fu preparato nei minimi particolari e scattò il 10 Settembre. Una sessantina di parà atterrò a Campo Imperatore cogliendo di sorpresa i carabinieri di guardia. Berlusconi liberato si imbarcò in un grosso elicottero che, alzatosi in volo, virò verso Nord.
Atterrato a Linate, fu accolto da Bossi e dal figlio Piersilvio. Il 12 Settembre, nella sua residenza ad Arcore, il Capo formò il nuovo governo. Bossi, Tremonti ebbero i ministeri della Guerra, Esteri ed Economia. Gli altri ministeri furono affidati in parti eguali a "verdi" ed "azzurri". Il 13, dagli studi televisivi di Segrate si rivolse agli italiani, incitandoli alla riscossa e promettendo la giusta punizione dei traditori e dei golpisti.
Anche Finoglio a Sud lanciò un proclama dai forti accenti. Asserì che a Nord il Male Assoluto si era impadronito di quelle terre e che occorreva bloccare sul nascere l' "infezione verde-azzurra", prima che "il suo veleno" si propagasse nel resto dell'Europa.
Creò un nuovo governo che riscosse il plauso delle forze progressiste e dei governi amici: da Zapatero a Cameron, da Sarkozy-Bruni a Obama, da Mandela a Mugabe.

Primo ministro: Finoglio
Ministro degli Interni: Di Pietro
Ministro degli Esteri: Ronchi
Ministro della Famiglia: Luxuria
Ministro della Giustizia: Travaglio
Ministro delle Comunicazioni: Maurizio Costanzo
Ministro del Lavoro: Lapo Elkan
Ministro per l'immigrazione e integrazione: Azouz Marzouk
Ministro dell'Economia e Finanze: Visco
Ministro delle Poste: Maria de Filippi
Ministro della Salute: Rosy Bindi
Ministro dell'Ambiente : Pecoraro Scanio
Ministro degli Affari Religiosi : Emma Bonino
Ministro della Guerra : interim Finoglio

Verso la fine di Agosto l'Armata Verde-Azzurra scatenò l'offensiva, dilagando nella pianura emiliana. In pochi giorni le difese approntate dal governo di Roma furono annientate: le tanto strombazzate "legioni africane", vanto e gloria della "integrazione" finogliana, si liquefecero come neve al sole. Anche la brigata d'elité "Balotelli" non resse l'urto e si dissolse. Le formazioni politiche di sinistra che avrebbe dovuto rallentare la marcia furono spazzate via. Una radicale e brutale pulizia politica ed etnica fu intrapresa nelle terre liberate.
Terribile fu la mattanza nel cosiddetto famigerato "Triangolo Verde" emiliano.
Il 28 Agosto Bologna accolse fra due ali di folla in festa le truppe berlusconian-bossiane..
Pochi giorni dopo, le formazioni del Generale Borghezio, oltrepassati i passi appenninici, dilagarono in Toscana e nelle Marche. Solo la città di Livorno, difesa da black bloc, extracomunitari e comunisti tentò una disperata difesa. Ma fu conquistata in poche ore: rasa al suolo, il suo nome cancellato e sulle sue rovine, sparso il sale.
L' 8 Settembre le avanguardie dell'esercito del Nord arrivarono alle porte di Roma.
Nottetempo, Finoglio, il presidente Napolitano e tutto loro seguito fuggirono dalla città, e attraverso l'autostrada Roma-L'Aquila, a bordo di una infinita colonna di auto blù, giunsero sull'Adriatico. Qui furono raccolti da una nave militare che li condusse al sicuro a Brindisi, dove furono furono accolti dal Governatore Vendola a chiappe aperte.

La difesa della capitale, abbandonata dal governo e dal Presidente, fu affidata alla Brigata "Luxuria" formata da gay, lesbiche e trans. Formazione ammirata soprattutto per l'eleganza delle sue divise mimetiche dai toni rosa fuxia e rosa salmone.
In realtà, dopo le prime fucilate, i difensori si calarono le braghe e si arresero.
Altre formazioni costituite dai "ragazzi" dei Centri Sociali , radicali, annozerini e farefuturologhi furono piazzati negli snodi strategici della città, con il compito di controllarne gli accessi.
Il generale Borghezio, vista la situazione, ordinò di attaccare Porta Pia, tenuta dai radicali della Brigata Pannella. La resistenza fu breve e inutile. Purtroppo per loro, si trovarono di fronte una unità di cattolici lefevriani papalini con il dente particolarmente avvelenato nei loro confronti.
La sera, nella Città Eterna, fu celebrato in San Pietro dal Papa, liberato dalla prigionia, un solenne Te Deum di ringraziamento.
(Continua nei commenti; via A.Krancic)

venerdì 2 luglio 2010

Brava, Giovanna

Questo spot è geniale. E questo post di Leonardo (che scrive sull'Unità) ha ragione da vendere, come si dice. E qui si scriveva di pubblicità figa, anni fa.

giovedì 24 giugno 2010

Di chi è la colpa

Il pallone che va dove gli pare, l'Africa che e' povera, Bruno Pizzul che ancora campa. L'arroganza di Lippi, il fastidio delle vuvuzelas, il sole contro, la Lega cinica. L'ernia di Buffon, le gaffe di Cannavaro, l'Inter che vince tutto ed e' tutta straniera, i più bravi non convocati. Tanto cuore che fa rima con terrore e orrore.

venerdì 18 giugno 2010

DE INUTILITATE NASCONDIMENTI BARATTOLORUM NUTELLÆ AB ILLUSIBUS MAMMIBUS

Nutella omnia divisa est in partes tres: Unum: Nutella in vaschetta plasticae. Duum: Nutella in vitreis bicchieribus custodita. Treum: Nutella sita in magno barattolo (magno barattolo sì, sed melium est si magno Nutella IN barattolo).
Nutella placet omnibus pueris atque puellis sed, si troppa Nutella fagocitare, cicciones divenire, cutaneis eruetionibus sottostare et brufolos peticellosque supra facie tua stratos formare atque, ipso facto, diarream cacarellamque subitaneam venire. Propterca quod familiares, et mamma in particolare, semper Nutella occultat in impensabilis locis ut eviteant filiis sbafare, come soliti sunt. Sed domanda spontanea nascet: si mamma contraria est filiales sbafationes, perché Nutella comprat et postea celat? Intelligentiore fuisse non comprare manco per nihil ... sed forse mammae etiam Nutella sbafant: celatio altrum non est vendetta trasversalis materna propter ea quod ea stessa victima fuit, sua volta, matris suae. "Sic heri tua mamma Nutella celavit, sic hodie celis filiis tuis". Sed populus totus cognoscit ingenium puerorum si in ballo Nutella est: vista felinos similante habent ut scruteant in tenebris credentiarum; manes prensiles aracnidarum modo ut arrampiceant super scaffalos sgabuzzinarum; olfactum caninum - canibus superior - per Nutèllam sèovare inter mucchios anonimarum marmellatarum fructarum. Memento semper: filius, inevitabile, Nutella s covat sed non semper magnat. Infactum, fruxtratione maxima filii si habet quando filius scovat barattolum sed hoc barattolo novus atque sigillatus est, propterca quod si filius aprit et intaccat barattolum intonsum, sputtanatus fuisse! (Eh! Erat novus ... ). Hoe res demonstrat omnibus mammis nascondimentos novorum barattolorum Nutellae fatica sprecata esse. Non fruxtratione maxima, sed notevolis incavolatio si habet si filius ritrovat barattolum quasi vacuum, giusto minima cum Nutella et alcunam partem manducare non potest quod barattolum vacuum buttatum fuisse ab mamma, non conservatum, inde semper minimum fondum Nutellae rimanendum est. Hoc res demonstrat omnibus mammis nascondimentos quasi vacuorum barattolorum Nutellae ulteriore fatica sprecata al quadratum esse. Unica possibilitas felicitatis filii est rinvenire barattolum medio vacuum et medio plenum, in hoc modo dues o tres cucchiailli Nutellae videantur sbafandi sunt. Sed, post sbafationem, ad editandum sgamati esse memorandae sunt smucinatio atque mischiatio Nutellae rimastae ut si fingeat nemo toccavit nemo magnavit. Etiam, primariae importantiae res, cucchiaillus lavare asciugareque ne tracciam ullam lasciare. Hac tertia ipotesis unica ragione est pro fatica mammarum, sed ulteriores domandae spontanae nascunt. Ne valet la penam? Hoc casinus toto per tres cucchiaillos fetientos Nutellae? Qui ve lo facit fare? Et postea, postea, non vi lamentatis si filli, provati astinentiarum Nutellarum, drogaturi sunt! Ullae laerimae coccodrillarum accettatae sunt: non dicite non avvertendo non fuissimus
Salutis baciisque
Caius Julius Ferrerus

martedì 8 giugno 2010

Tira piu' un pelo

Studenti della facolta' di Ingegneria dell'universita' di Padova coordinati dal prof. Giovanni Perini, titolare della cattedra di tecnologie generali dei materiali, usando una macchina per il calcolo della resistenza alla trazione per il collaudo di corde nautiche, hanno misurato il peso che puo' essere trascinato da un pelo pubico di donna. Il risultato massimo ottenuto in piu' di 50 prove (i peli erano stati messi a disposizione da studentesse della stessa facolta') e' stato di 13.8 kg.

sabato 29 maggio 2010

Si non caste, tamen caute

Ieri sera mi capita di parlare dopo uno spritz con un amico. Un veneziano d'adozione come me.
Appena laureati siamo venuti a lavorare a Venezia e ci siamo rimasti per sempre.
Poi parliamo anche di quando eravamo ragazzi. E lui che è di Roma, mi racconta com'era bella negli anni '60 .
Mi racconta anche di un suo parente con il quale gli capitava di andare in giro per la città, ricevendone ogni dieci minuti indicazioni di ...toponomastica postribolare:
"Vedi quel portone ? Lì c'era la Pina... Vedi quell'altro? Là c'era Donna Letizia" e così via.
I casini erano stati chiusi da pochi anni, ma la loro ubicazione era ancora presente nella mente di coloro che li avevano frequentati o che ci erano passati davanti per anni.
Ed ecco la coincidenza.
Stamattina esco e mi imbatto nel mercatino del bric- brac che ormai da anni organizzano di tanto in tanto in Campo S. Margherita.
Vado su e giù a curiosare e trovo una bancarella che vende diversi cartelli di metallo con iTariffari delle case Chiuse.
In genere hanno una cosa in comune: l'evidenza dell'anno di riferimento, accompagnata dall'indicazione dell'anno di E.F. ( era fascista).

Prendiamo questo

La Casa di Piacere è definita rinomata ( come fosse una ditta commerciale qualsiasi) e le "prestazioni" sono definite "appuntamenti" .
Turba solo un po' in un contesto così "rispettabile" l'intestazione del cartello: PREZZARIO.

Guardate, invece quello sotto.
Non c'è la volgarità del termine "prezzario". Il termine usato farebbe invidia ad uno studio notarile:
SPETTANZE.
E la Casa è definita "stimata".
Laddove la prima "casa" parlava di appuntamenti, qui si usano i termini decisamente triviali diSVELTA e di DOPPIA .

Il più "elegante " se vogliamo ( stiamo pur sempre parlando di casini) è il cartello successivo, quello di una certa MADAMA GIOIA

Il termine usato qui è IMPEGNO ( militari e ragazzi sono agevolati nell'impegno: si presume che, vista l'età, siano dotati di maggiori energie, ma anche di minori risorse finanziarie, è giusto andargli incontro..). Naturalmente l'impegno può essere... normale o doppio.

Ma se MADAMA GIOIA ostenta una certa finezza di termini, la stessa cosa non si può dire della LOCANDA PASQUALINO , che decide di allettare la clientela con il più trucido ed esplicito degli inviti

Poi c'è chi punta sull'economicità della prestazione.
Come Cesara, che si firma orgogliosamente LA TENUTARIA e afferma di avere "i prezzi più bassi d'Italia"
( e le ragazze ? ci chiediamo...non è dato saperlo; d'altronde se i prezzi sono bassi, mica si può pretendere che...)

Chiudo la carrellata con un paio di cartelli un po' più stringati ( uno dei due è un ammonimento nei confronti dei clienti abituati, come si diceva allora a "far flanella" cioè a sostare nel postribolo senza decidersi a...consumare).
Eccoli.

Che dire ? Un'esperienza che a quelli della mia generazione e delle successive è mancata.
Gli anziani che hanno praticato ...il genere ne parlavano di solito con nostalgia.
Non necessariamente con rimpianto, ma con nostalgia sicuramente sì.

Ricordo una partenza per il mare.
Avevo 16 anni e stavo andando a Milano Marittima.
I miei genitori non potevano accompagnarmi. Sarei stato in una pensione. Mia madre era abbastanza tranquilla perchè in quella località passava la villeggiatura la famiglia di un mio compagno di liceo.
Nell'accompagnarmi al treno mio padre cominciò un ingarbugliato discorso che finiva con una citazione latina : Si non caste, tamen caute.
Insomma, temeva che approfittassi della libertà per assoldare una fanciulla prezzolata.
E aggiunse:
"Adesso si corrono dei grossi rischi. Non come ai miei tempi, che erano controllate continuamente... c'era più igiene"
" Scusa papà - dissi io, che avevo capito benissimo, ma volevo sfruculiarlo- Chi era controllato?"
"Ecco il tuo treno" rispose.
Grazie a F.Cusumano

venerdì 28 maggio 2010

giovedì 8 aprile 2010

Cent'anni di noia

Per me e' stato lo stesso, proprio non ce l'ho fatta a finire "Cent'anni di solitudine". Ed anch'io ho la mia bella lista di libri abbandonati, dopo essere stato sedotto dal titolo o da un consiglio.

domenica 14 marzo 2010

Sessuofobia erotica

Fino al fatale 1958 il peccato rese gloriosa ogni cosa: una sbirciata alle gambe di una ragazza in bicicletta, su su fino al buio dove qualcosa di bianco pareva intravvedersi, conduceva difilato nel regno infero ove da vivi solo gli eroi omerici avevano avuto accesso. Però, però, esistevano davvero le candide fanciulle da insozzare con le nostre bramosie? Magari! Le birbe uscivano sì dalle scuole delle suore ma non vedevano l’ora di dartela, anche nell’androne del loro palazzo, in piedi. Le borghesi si scandalizzavano solo del fatto che tu pensavi di scandalizzarle e le contessine erano le più svelte coi preservativi. Eri costretto a contartela su, a sforzarti di vederle sante, oppure dovevi cercarle altrove, tra le proletarie comuniste. Lì trovavi le ragazze timorate di quel gran dio onnipotente e misterioso che è… il Capitale, e che tu, per grazia ricevuta, rappresentavi. Le vedevi combattere coraggiosamente le piccole commissarie del popolo, tormentate dubitavano, chiedevano consiglio persino al parroco, finché, tra le lacrime, ti donavano il corpo e l’anima, che tu ne facessi quel che volevi nella garçonnière che spartivi con due rampolli dalla faccia da schiaffi.

Quando morì Papa Pacelli, nel fatale 9 ottobre del 1958, lo stesso mese e anno in cui la legge Merlin chiuse i bordelli, l’archiatra pontificio Riccardo Galeazzi Lisi, novello Griso, tradì il suo padrone fotografandolo in punto di morte e consegnando l’odioso bottino ai giornali. Fu la prima pubblica dissacrazione della più sessuale intimità: l’agonia e morte di un semidio. Ebbe così inizio l’inesorabile decadenza dell’eros in occidente. I figli dei fiori e il libero amore, le comunità promiscue e fumate, il culto della perversione, la tivù scollacciata e la moda burina, hanno propiziato la catastrofe. Che per eccitarsi, con risultati deprimenti, si faccia ricorso alle cassette porno, alla pedofilia e a tutto il resto, la dice lunga ma anche brevissima, dice frigidità. Sesso in pillole, pillole del giorno dopo che dovrebbero cancellare ogni conseguenza dell’amore e invece cancellano solo l’amore e il bambino generando odio e mostri; droghe che sforzandosi di potenziare l’eros in realtà lo anestetizzano, sicché l’urlo interiore: “chi sta scopando al mio posto!?”. La parola d’ordine è “non pensare!”, ma senza pensiero la sessualità langue. E’ il pensiero di compiere qualcosa di peccaminoso, di audace, d’irreparabile, di unico ed eterno, che conferisce all’atto sessuale una gloria incancellabile nonostante tutti gli accorgimenti. Il peccato provoca, interroga, costringe a pensare, fa sudare, stringe in una morsa dolorosa; scrollarsi di dosso il peccato, per molti l’unico appiglio al simbolico, comporta svaporare nell’immaginario più sfrangiato.

U.Silva

lunedì 1 marzo 2010

Tutelare l'homus

Le donne, specie le giovani d'oggi, vogliono e sanno far coesistere carriera e successo con famiglia e ruolo di genitrice. Il quadro generale descritto dal professor Matthias Franz lascia poche speranze. Vediamolo: ben più ragazzi che non ragazze (60 su cento) interrompono gli studi. Le donne in media vivono 5 anni più a lungo. Sanno condurre una vita più sana, indulgono meno dei maschi ai malsani piaceri di fumo, alcol e droghe, sono colpite più raramente da infarto o altre malattie cardiovascolari. A scuola e nelle università sono più brave, si applicano con più concentrazione, e con idee più chiare su cosa vogliono fare da grande. "Insomma, nell'istruzione, nella salute ma anche quanto a conoscenza della propria identità, i maschi offrono un quadro desolato". E senza un aiuto, istituzionale e politico, rischiano di non farcela.