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giovedì 10 giugno 2010

Roma, le pietre

Sono stato a Roma, ho chiesto consiglio a dei romani, mi han detto che in macchina, Roma è impossibile, in bici ti arrotano, a piedi è troppo lungo, e i mezzi pubblici non funzionano. Son andato a Roma e son stato fermo tutto il tempo. È un po’ un peccato, perché mi han detto che c’erano da vedere delle pietre.

giovedì 10 settembre 2009

Le catene del peccato

A Parma sono un personaggio, sono famoso per avere la catena più
grossa della città (sono andato fino a Milano per comprarla, cinquanta
euri di pesantissimo acciaio cementato con maglie elettrozincate a
sezione quadrangolare e lucchetto blindato, dovreste vederla, è
tremenda ed eccitante). Quando a barriera Garibaldi incateno la
bicicletta al lampione (i pali della segnaletica stradale non bastano
più, una volta i ladri non riuscendo a tagliarmi la catena hanno
sradicato il palo) i negozianti escono dal negozio per commentare e i
passanti si fermano a guardare. Pensano che tenga molto alla due
ruote, che invece all’interno del mio biciparco rappresenta
l’esemplare più dozzinale, valore affettivo zero e valore materiale
non superiore a quello della catena. In realtà tengo molto alla
catena: non conosco confutazioni migliori al teologo che nega il
peccato originale, l’animista Vito Mancuso.
C.Langone

mercoledì 2 settembre 2009

In tutta coscienza

“Non mi rammarico di avere sempre seguito la voce della coscienza”.
A.Hitler, 30 aprile 1945, poco prima di suicidarsi.

domenica 30 agosto 2009

Aldilà

"Ogni uomo seppellito è il cane del suo nulla".

56 anni

Età in cui «non suonano per me se non gli addii, se non i commiati, se non le separazioni, se non le rinunce, se non le condanne. Ho sognato che ripiegavo la mia carne come un mantello senza colore».
D'Annunzio

lunedì 17 agosto 2009

Il mito muto

...I miti sono a rischio continuo di smitizzazione, meglio non indagare troppo ed evitare le battaglie legali per l’eredità, se possibile: avevamo una specie di famiglia Kennedy italiana, con un capofamiglia morto nell’adorazione generale per l’allure, l’eleganza, l’uso di mondo, l’orologio sul polsino, le acute osservazioni politiche, l’elicottero per andare a sciare lontano dai burini, il simpatico vezzo di lanciarsi in mare nudo anche da anziano, la erre arrotata, l’ironia aristocratica, la gamba accavallata, l’azienda in difficoltà, le donne ai piedi, uno lontano anni luce dai soliti parvenu, dai nuovi imprenditori esagitati, uno davvero in grado di insegnare qualcosa, celebrato come star internazionale: fotografie in bianco e nero, lui che guarda lontano. Poi arriva una figlia arrabbiata, Margherita, e quei maleducati dell’Agenzia delle Entrate aprono un’inchiesta: Giovanni Agnelli potrebbe aver nascosto in Svizzera circa due miliardi di euro (non sono nemmeno in grado di contare quanti soldi siano, nella realtà, non lo voglio sapere) per evadere le tasse. Come un ignorantone qualunque.
Mammalena

giovedì 6 agosto 2009

Quella sua mitraglietta fina

La lista nera musicale del regime militare argentino tra il '78 e l''83.
«Canzoni il cui testo è considerato non adatto a essere diffuso dai servizi di radiodiffusione». Così il regime argentino del generale Jorge Rafael Videla, quello dei desaparecidos, aveva bollato una lista di 200 pezzi che era meglio non far sentire. Nella lista nera della dittatura finirono anche molti artisti italiani. A essere proibiti non furono i brani di protesta e impegno dei vari Guccini e De Gregori, ma quelli d'amore di Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Raffaella Carrà, Gino Paoli e altri.
L'elenco è stato diffuso via internet dal Comfer, il Comitato federale della radiofonia argentina: sette pagine battute a macchina con i titoli censurati fra il 1978 e il 1983. Assieme a «Da Ya Think I'm Sexy?» di Rod Stewart, «Tie Your Mother Down» dei Queen, «Kiss, Kiss, Kiss» di John Lennon e Yoko Ono, «Another Brick in the Wall» dei Pink Floyd e «Cocaine» nella versione di Clapton, nell'elenco ci sono «Questo piccolo grande amore» di Baglioni, «Tanti auguri» della Carrà, «E penso a te» di Battisti, «Mia» di Nicola Di Bari, «La donna che amo» versione di Gino Paoli di una canzone di Joan Manuel Serrat, «Solo tu» dei Matia Bazar, «Un'età» scritta da Vandelli, Piccoli e Baldan Bembo per Mia Martini, «L'importante è finire» che in Italia creò qualche problema a Mina e «Si» di Toto Cutugno. [...]

il Corriere

mercoledì 29 luglio 2009

Kill pill

Ru486, il pesticida umano

E’ probabile, tristemente probabile, che domani un comitato di tecnici e burocrati che si occupa di farmaci, l’Aifa, autorizzi l’impiego su larga scala anche in Italia della pillola abortiva o kill pill Ru486. Creata negli anni Ottanta in Francia da un medico, Etienne-Emile Beaulieu, incline a una visione spiccatamente commerciale ed eticamente indifferente della ricerca e del progresso farmacologico, la kill pill è il tradimento definitivo della promessa di diritto e libertà fatta alle donne quando, trent’anni fa, la possibilità di abortire in strutture pubbliche, a certe precise condizioni e in un certo contesto di prevenzione e di “tutela della maternità”, divenne legge (194/1978). Il prezzemolo moderno funziona così: un funzionario del sistema clinico, ché la parola medico è deviante e stupidamente nobilitante, ti dà in ospedale, se con il tempo e con l’uso non te lo passi addirittura la farmacia, un veleno antifeto che, molte settimane dopo il concepimento, puoi ingerire per espellere il bambino “indesiderato” che hai in corpo a casa tua, con dolore e rischi per la salute, nella più disperata e indifferente delle solitudini, tirando lo sciacquone.

Si realizza così, mentre qualche resipiscenza aveva convinto pochi giorni fa il Parlamento ad approvare un invito alla moratoria degli aborti forzati che costano la vita a centinaia di milioni di bambine in Asia, uno tra i più diabolici progetti di cancellazione etica del giusto e del decente, dell’umano e del razionale, che si siano conosciuti fino ad ora in occidente. Anche l’Italia si allineerebbe, se una estrema luce intellettuale e morale non incendi la mente di chi ha la responsabilità di decidere, al novero dei paesi civili in cui abortire è una procedura privata, un diritto di privacy da esercitare senza remore, senza problemi, senza percepire la differenza tra una scelta di vita e una scelta di morte. La pillola costa 14 euri, è alla portata di tutte le borse, e la minimizzazione dei suoi rischi clinici, ché quelli di cultura e di senso sono evidenti e irrimediabili, farà in modo che si diffonda adeguatamente. Perché sia compiuta l’opera di scristianizzazione dell’amore, in nome della compassione sentimentale e della solidarietà di genere verso le donne, ovviamente; perché si realizzi la riduzione della vita umana a cosa, che è il vero progetto antropologico del mondo tecnico post umano che ha preso il comando del nostro modo di vita almeno dalla seconda metà del secolo scorso.

Dovrebbe scaturire, da questa brutta faccenda, una rivolta politica, morale e religiosa. Dovrebbero farsi sentire ministri, primi ministri, sottosegretari, presidenti di Regione, deputati e senatori che già hanno sottoscritto questa battaglia contro l’ultimo ritrovato di una cultura pestifera. La classe dirigente e i pastori delle chiese cristiane, in primo piano la cattolica, dovrebbero uscire dal mutismo o dal balbettamento, evitare un inutile confronto sui dettagli e andare al cuore della questione. L’introduzione della kill pill in Italia contraddice in modo evidente la 194, la legge che rendeva possibile l’aborto solo e soltanto nelle strutture pubbliche e a condizioni incompatibili con la solitudine e il simbolismo solitario e indifferente che l’uso della Ru486 implica necessariamente.

I signori vescovi e cardinali, eventualmente tentati dalla disattenzione, dovrebbero tenere conto del fatto che sono le pillole a fare la storia delle relazioni umane e della stessa spiritualità, come dimostra la vicenda dell’Humanae vitae, l’enciclica antipillola che fu al centro della rivolta e del principio di dissoluzione dell’autorevolezza del magistero papale, ricostruito con mille difficoltà negli ultimi trent’anni da due grandi papi. I politici che hanno una nozione rigorosa e seria della vita umana e del suo maltrattamento sistematico, laici o cattolici che essi siano, dovrebbero insorgere e battersi con ogni mezzo per impedire che questo “pesticida umano”, la definizione è del grande genetista Jérôme Lejeune, ottenga l’autorizzazione per espletare il suo destino e il suo compito: uccidere.

martedì 28 luglio 2009

Borse per NERD

Stavo guardando una borsa su internet, ché avevo pensato che una borsa mi poteva servire per le vacanze, guardavo le specifiche tecniche di quella borsa, ché uno quando è nerd (o geek, non si capisce bene) è nerd anche quando guarda le borse, e le scarpe, e le magliette, e anche al supermercato, confronta i pesi, le misure, il costo per chilogrammo, l’apporto calorico, il contenuto di carboidrati: non è mica facile comprar le cose, quando uno è nerd: magari uno è capace di starci un’ora, a scegliere una marmellata, o un succo di frutta, o un detersivo per i piatti.

Questa borsa che stavo guardando, esteticamente, mi piaceva, e pensavo che anche il peso e le dimensioni potessero essere ottimali, per l’uso che ne avrei fatto, era leggera, capiente, e ripiegabile in caso di mancato utilizzo, mi sembrava tutto sommato una buona borsa, considerato anche il prezzo, e considerata anche la marca, che volenti o nolenti già solo la marca, ci dà già un indice di affidabilità, a noi nerd.
Poi guardavo, più in basso, nelle indicazioni per l’uso, c’era scritto
Non stirare.
Non asciugare a tamburo.
Non candeggiare.
Ho subito chiuso la pagina, ché m’è venuto da pensare che con questa borsa qui non ci si può mica far niente.

La donna brutta e' un panda

Se si estingue quella brutta che ne sara' poi di quella bella? Il Bene non esiste senza il Male, c'e' il sopra perche' c'e' un sotto, e cosi' via.

lunedì 27 luglio 2009

Solo quando lo dico io

Travolta travolto dalla setta.
Scientology è un movimento a sfondo religioso fondato dallo scrittore di fantascienza L. Ron Hubbard nel 1954. Secondo l’organizzazione conterebbe otto milioni di adepti che fonti alternative quantificano invece intorno ai cinquecentomila. Per Scientology l’essere umano si reincarna continuamente in nuovi corpi e ha tra i suoi poteri quello di guarire dalle malattie con la sola forza del pensiero e la facoltà di abbandonare il corpo fisico per vagare nello spazio in forma incorporea. Il quartier generale è a Clearwater in Usa.

sabato 25 luglio 2009

Le calamite

Ci siamo incontrati ventiquattro anni fa. Era il 1985 ed eravamo dei ragazzetti che si guardavano intorno, un filo smarriti di fronte allo spettacolo inquietante di altri ragazzetti della nostra età che vestivano blazer blu e pantaloni grigi ed estraevano una copia del Sole dalla ventiquattrore rigida. Abbiamo passato quattro, cinque, sei anni insieme. Abbiamo vissuto insieme per tutto quel tempo, siamo diventati un po’ più grandi nella Milano da bere e a quella abbiamo resistito, forse per scelta e forse per fortuna. Ieri sera ci siamo ritrovati, e io ieri sera ho capito perchè quelli erano i miei amici, perchè fra le mille o cinquemila o diecimila matricole di quell’anno accademico la calamita mi aveva portato verso di loro - perchè ieri sera è bastato andare in una semplice pizzeria, e poi salire in casa facendosi posto tra carte, cuscini e improbabili elisir toscani, è bastato poco - nulla - per stare bene, e quando basta poco significa che c’è tutto, le calamite si allontanano, ma poi si ritrovano.
via Squonk

domenica 5 luglio 2009

Perchè siamo cattivi

Piero Bocchiaro, psicologo e autore del libro «Psicologia del male», come ha reagito vedendo le immagini di Napoli, con l’uomo agonizzante nell’indifferenza generale?
«Amarezza ma nessuna sorpresa. Sono immagini assolutamente simili se non sovrapponibili a tutti gli episodi con una situazione di emergenza e un gruppo di persone che si allontana senza far nulla».
Come cataloga queste situazioni nel suo libro?
«Inerzia dello spettatore. Il libro cerca di spiegare i motivi per cui la gente comune agisce in modo malvagio. La spiegazione classica è: chi non agisce è indifferente, cinico e sadico. In realtà quasi mai la malvagità dipende dalla personalità del soggetto ma dal contesto immediato in cui si trova».
Quindi chiunque di noi può compiere il male, anche il più buono?
«Chiunque, se si mettono insieme una serie di ingredienti situazionali. Perché ci sono forze molto subdole ma molto potenti che costringono la gente ad agire fuori dagli schemi».
Non è una tesi giustificazionista?
«Qualcuno potrebbe pensarlo. In realtà nel libro scrivo che chi produce male è sempre responsabile. Sia nell’azione che nell’inazione».Le differenze culturali, gli studi, l’estrazione sociale influiscono?«Non ci sono dati precisi, ma studi analoghi inducono a dire di no».
... studi dimostrano che il fattore principale è la diffusione della responsabilità. Davanti all’emergenza, se sono solo penso: mi tocca. Se c’è altra gente mi chiedo: perché proprio io? Anche il biasimo che deriverà dalle conseguenze dell’inazione si distribuisce tra gli astanti».
C’è altro, oltre alla responsabilità diffusa?
«Altre forze rendono l’inazione il comportamento più frequente. Il fattore tempo: ha senso reagire all’emergenza con un soccorso immediato, ha meno senso se passa tempo: uno, due, tre minuti. Ciascuno di noi ama sentirsi coerente: se decidi di intervenire dopo un po’ di tempo, devi mettere in discussione quello che hai fatto prima. Devi trovare una spiegazione: perché solo ora? Poi c’è “la credenza in un mondo giusto”: gli astanti tendono a ipotizzare che la vittima possa essere responsabile di qualcosa, in qualche modo se l’è cercata. Le ricerche lo riscontrano per esempio per donne stuprate o picchiate dai mariti: nessuno lo ammette esplicitamente, ma agisce nel profondo».
Non c’entra anche la paura? Se spara la camorra si rischia la propria incolumità.
«C’è anche la sfera dei rischi fisici. Ma prevalgono quelli psicologici: eventuale coinvolgimento in interrogatori successivi. La responsabilità del soccorritore è un altro fattore inibitorio: c’è la convinzione per cui se io intervengo, la gente penserà che ho qualcosa a che fare con quanto è successo».
Come definirebbe «l’eroe»?«L’eroismo è l’altra faccia del male. L’eroe non è un superumano, uno dalle doti straordinarie o con una particolare propensione altruistica. Diceva Perlasca: l’occasione fa l’uomo ladro, di me ha fatto una cosa diversa».

Non ci credo, cazzo

Il Dipartimento di Pragmatica della comunicazione umana della facoltà di Medicina dell’Università di Siena stima che la parola «cazzo» sia pronunciata ogni giorno in Italia almeno 114.336.000 volte (il che vorrebbe dire oltre 41 miliardi di volte l’anno). Il Dipartimento, sotto la direzione del professor Umberto Basulich, ha condotto uno studio durato due anni secondo il quale, posta una popolazione totale di circa 60 milioni di abitanti, il 34% dei giovani fino a 17 anni (17% della popolazione), il 78% degli adulti tra i 18 ed i 64 anni (63% della popolazione) ed il 43% degli anziani oltre i 65 anni (20% della popolazione) pronuncia la parola «cazzo» almeno tre volte al giorno.

Gelosia sessuale retroattiva

La Gelosia sessuale retroattiva (Gsr) è una malattia che rientra nella categoria dei Disturbi ossessivi compulsivi (Doc). Lo ha stabilito il Congresso mondiale di Psichiatria clinica che si è svolto lo scorso aprile a Las Vegas (Nevada, Usa). Invece di pensare alla donna che amano, gli affetti da Gsr concentrano le loro attenzioni sugli uomini che le suddette donne hanno avuto in passato. E non hanno interesse per il lato amoroso di quei rapporti, ma per quello sessuale. Sono ossessionati dal pensiero che le prestazioni sessuali che ricevono dalla propria partner siano già state offerte ad altri o se ad altri sia stato concesso di più. È un Doc focalizzato sul pene altrui ed è per questo che gli psichiatri ritengono che la Gsr sia una cripto omosessualità che induce forme inconsce di rivalità aggressiva con la partner. Il professor Mariano Lombardi, che ha studiato il fenomeno in Italia, ritiene che il 71% dei maschi italiani sia affetto da forme più o meno lievi di Gsr.

giovedì 2 luglio 2009

Canta che ti passa

Aveva venduto più di 750 milioni di dischi e ingurgitava una quantità di farmaci che manco per tener tranquillo King Kong. Il suo Thriller, da solo, era stato acquistato da più di 104 milioni di persone, e gli facevano delle lavande gastriche da schiantare un cammello. Michael Jackson detiene tutt’ora il record di 7 concerti consecutivi al Wembley Stadium di Londra, con 504mila presenze, un suo tour ha avuto la più grande presenza di pubblico realizzata da qualsiasi altro tour, e la bambinaia di casa Jackson ha appena raccontato al britannico News of the World che l’unica domanda rivoltale dai familiari dopo la morte di Michael è stata dove accidente nascondesse i soldi. Il primo che mi dice ancora: canta che ti passa, lo meno.

martedì 30 giugno 2009

Condomglianze

Figli educati al libertinismo da genitori orgogliosamente moralisti. Peccato che poi la strategia non funzioni.
E’ l’Italia, bellezza. Uno strano paese che da una parte sembra tornato con gusto ai profondi anni Cinquanta, un paese che si indigna per i facili costumi dei potenti, che rovista sotto le minigonne, che sospetta festini dietro ogni festa. E’ lo stesso paese che continuamente si scopre in affannoso debito con un modello di modernità sessuale anni Sessanta, quelli del libertinismo obbligatorio, senza limiti e senza collare, purché con il condom, e prima si comincia meglio è. Così, se alla provincia di Roma la maggioranza di sinistra vota una mozione per dotare le scuole medie superiori di distributori di preservativi, piazzati tra le bibite e le merendine, a dichiarare il proprio plauso accorre il viceministro della Salute Ferruccio Fazio, convinto (al contrario dei consiglieri Pdl, che hanno votato contro) che si tratti di lodevole iniziativa per la prevenzione dell’Aids.
Anche se ormai è assodato: nei paesi dove preservativi e pillola del giorno dopo sono a disposizione a scuola, gravidanze e aborti delle adolescenti non calano, ma aumentano.
Si impone un modello emancipativo fallimentare e inadeguato, come dimostrano anche l’esperienza della Francia e soprattutto della Gran Bretagna, paese dove ora le adolescenti possono ottenere la pillola del giorno dopo chiedendola per sms, ed eludere così completamente il controllo dei genitori.
Eppure continuano a essere le più esposte agli aborti. E anche la Francia, anno dopo anno, si chiede come mai, con tutti quei preservativi e contraccettivi a go-go, la situazione continui a peggiorare.

lunedì 29 giugno 2009

Un peu de tristesse

"Certe ribellioni, alla mia età, sono onorevoli e un poco ridicole. Mi sembra di soffrire per cose che altri, arrivati qualche anno dopo, hanno sempre saputo”.
“Tra l’avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il muovercisi dentro perfettamente a proprio agio esiste la stessa differenza che passa tra l’avere il senso del comico e essere ridicoli”.
"Oh, quanta strada nei miei sandali | quanta ne avrà fatta Bartali | quel naso triste come una salita | quegli occhi allegri da italiano in gita / e vai che io sto qui e aspetto Bartali | scalpitando sui miei sandali | da quella curva spunterà | quel naso triste da italiano allegro".

lunedì 22 giugno 2009

Sesso, rock'n'roll e...

Apicella non si puo' definire propriamente rock, comunque e' musica spericolata. Il sesso ce n'e' gia' a volonta'. Circolano adesso voci negli ambienti informati del PDL. Droga, uso e smercio. Dopo i ballottaggi, cioe' ora. Non e' uno scherzo. Italia perennemente condannata al suo vezzeggiativo storico politico: Italietta.