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giovedì 20 gennaio 2011

Corte costituzionale

Adulazioni e lusinghe che avvengono in modo conforme alla Carta fondamentale.

sabato 15 gennaio 2011

Il brullo all'imbrunire

Compito della parola: sul modello del Dizionario affettivo della lingua italiana, di Matteo B. Bianchi, scegliete una parola che vi piace e dite perché.

Nel sussidiario e nei libri che leggevo da piccola, bisognava sempre stare attenti all’imbrunire. All’imbrunire bisognava tornare a casa e all’imbrunire spuntavano tutte quelle creature della notte che di giorno non sono visibili e quindi ti dimentichi che esistano. Per molto tempo “l’imbrunire” l’ho immaginato come una soglia che bisognava attraversare con terrore e eccitazione. Nel mio dizionario privato ‘l’imbrunire’ era come il ‘barrito’ che era solo dell’elefante e il ‘garrito’ solo delle rondini, parole che infilavi nel tema se volevi fare bella figura con la maestra.
Poi, quando sono diventata più grande, ho cominciato a capire cos’era l’imbrunire mettendomi a osservarlo, e allora mi sono accorta che, per prima cosa, l’imbrunire era un verbo.
Io imbrunisco quando arriva la sera, tu imbrunisci pure tu, il tronco dell’albero imbrunisce in inverno, le foglie imbruniscono in autunno, e, forse non ci avete mai pensato, ma imbrunite anche voi ogni tanto.
In Olanda non potevo aspettare l’imbrunire in inglese ma solo in italiano, ché la parola corrispondente in inglese non c’era, e se c’era, era una parola corta, liscia e fredda. E invece a me di ‘imbrunire’ piace che è una parola morbida, che ti fa muovere le labbra e la lingua. E ti fa venire freddo.
L’imbrunire, nel mio dizionario privato, sta fra ‘brullo’ e ‘crepuscolo’, che sono altre due parole che mi piacciono. Il crepuscolo mi sa di crepe, di tombe, di polvere e di finestre in inverno. Il crepuscolo non lo vedi, lo senti dentro, e di solito è qualcosa che accade fuori mentre tu sei a casa. A una certa ora tutte le luci in casa si smorzano, si alzano le ombre e ti accorgi che devi accendere la luce, perché non ci vedi più. Ma ti mette l’angoscia l’idea di accendere la luce. Di già? È già notte? E allora resti lì nella camera buia a leggere nonostante il buio che si ispessisce. Rimani lì ostaggio del crepuscolo, a lottare contro una strana nostalgia che comincia a diffondersi dappertutto, sotto la pelle.
‘Brullo’ invece viene prima perché, come imbrunire, sa di terra. Il “terreno brullo” è un’altra di quelle soglie invalicabili della mia infanzia, che neanche lo visualizzavo un terreno brullo, e forse neanche mai lo avevo visto, ma inesorabilmente la parola brullo mi metteva freddo allo stomaco e mi faceva pensare all’imbrunire che cadeva sul terreno brullo, all’ora del crepuscolo.

Paolo Nori blog

venerdì 3 dicembre 2010

Nichi 'o poèt' / 2

Alle Iene da Lucci.

"Fammi sentire la zeppola". "Una coniugazione latina: fuissem fuisses fuisset."

"Come saluteresti Obama in pugliese?" "Barack, si tu pinz o' Afganistan, se ne ma sci scemaninn se non ce ne ma sci non ce scemescemm" (trad. se dobbiamo andare andiamo, se non dobbiamo andare non andiamo).

"Cos'è il machismo?" "E' l'elaborazione dell'angoscia dell'impotenza che il genere maschile si porta dalla notte dei tempi appresso."

mercoledì 1 dicembre 2010

Nichi 'o poèt'

Roma è stata assediata da una vera e propria tenaglia militare, che ricorda altre epoche e altre capitali: Roma blindata e sequestrata come Santiago del Cile ai tempi di Pinochet.

Le primarie sono una vera spinta di vita, immettono un alito profumato nel centrosinistra che dice parole che sono in sintonia con la società.

Vorrei che il centrosinistra riprendesse in mano la questione morale con una capacità di autobonifica sconosciuta all'innocentismo "a prescindere" della destra.

Bignardi: perchè si è messo l'orecchino? Vendola: Mi piaceva l'idea di firmare il mio corpo, inserire una micro-mutazione nella mia corporeità.

sabato 6 novembre 2010

Cascar giuppe le scale

E questo il commento della vicina di casa, autentica lezione di sassoferratese:
Dice è morta Pina, è cascata giuppe le scale è morta, dice come devo fa. Digo cuae da fa, chiama là l'ospedale e sente quello che te dice... la crocerossa, que ne so. E poe ho visto che n'è rivado nessuno, digo se vede che nn'ha chiamada la crocerossa. Però io non me so levata da lì casa mia, so stata, nonne' che me so ffacciata a vede. Digo vo a vede che e' morta, capirai 'n po' so sola c'ho pure paura.

martedì 3 agosto 2010

Ruotate di 180° e capirete

Ho scoperta una tecnica infallibile per capire il caos politico di questi giorni e le reali intenzioni degli attori: basta negare in toto la dichiarazione ed avrete svelato cio' che i politici pensano intimamente, temono fortemente, desiderano ardentemente. Exempla:
- Berlusconi: "il Governo ha i numeri per governare" (leggi cazzo, pero', non credevo che i finiani arrivassero a superare i quattro amici al bar di Gino Paoli)
- Fini: "la casa di Montecarlo? Tutto regolare, ed io non sono titolare dell'appartamento" (leggi chiaro che ci sono state irregolarita', come fa una casa che vale 2 milioni ad esser stata pagata 300 mila euro? Purtroppo non ne ho usufruito di persona, ma parenti vicini)
- Bersani: "sì ad un governo di transizione, anche Tremonti meglio del voto" (leggi certo che voglio andare a votare ma e' un suicidio, perderemmo le elezioni con qualsiasi legge elettorale e non riusciremmo neanche a presentare un programma tanto siamo divisi. Meglio aspettare che il Cav. cada da cavallo da solo).
- Ancora Fini: "saremo leali al governo, sebbene critici e vigili" (leggi chi se ne frega di quello che fa il governo, voterei contro da subito ma devo prender tempo, se si va al voto adesso prendo al massimo il 5-6%, addio sogni di gloria, addio presidenza del Consiglio, e se faccio troppo casino addio presidenza della Repubblica)
- Casini: "si' ad un governo di unita' nazionale, noi fedeli al patto con gli elettori" (leggi chi se ne frega degli elettori, siamo campioni di trasformismi democristiani, ma mica sono scemo ad entrare nel governo adesso e sostenere il Cav. per altri dieci anni; meglio aspettare e farlo cuocere sul suo brodo, devo giocarmela bene per aspirare a Premier o a futuro presidente della Repubblica. Questo lo pensa anche Fini, vedremo chi ride ultimo).
- Vendola: "Italia pronta per premier gay" (leggi si', l'Italia e' pronta ad imbracciare i fucili per la rivoluzione contro un premier frocio come me, altro che la rivoluzione del proletariato. Eppure devo farmi un po' di pubblicita', no?)

lunedì 19 luglio 2010

giovedì 10 giugno 2010

Sperma: come stronzo

Ecco cosa esce dalle seghe mentali di un premio Strega.
Sperma e' parola sgradevole e zozza. Guarda come e' fatta: si carica con la esse: come se qualcuno accumulasse energia sss-: si accumula perche' deve superare un ostacolo, l'ostacolo della pi: la pi e' una barriera che fa resistenza dentro la parola sperma: ma poi la barriera cede e l'energia si scarica nella sillaba con l'accento: ssss-p-érm! E lo schizzo atterra e slitta nella erre e frena e si ferma nella emme: sperma!
Tiziano Scarpa, Le cose fondamentali (citazione da sito internet, fonte non autenticata).

mercoledì 21 aprile 2010

In quali lingue titilleremo

Quali saranno di qui a una generazione gli esiti di quella che Louis-Jean Calvet ha chiamato in un suo fortunato libro «la guerra delle lingue in Europa»? Il Laboratoire européen d'anticipation politique prevede per il 2025 una serie di «tendenze» suscettibili di dare all’Europa un nuovo assetto linguistico. Alcune di esse, per la verità, si possono constatare sin da oggi. Ad esempio il «grande ritorno del tedesco», che già domina nell’Europa orientale ed è da sempre la lingua «forte» della Ue, estendendosi ben oltre i confini della Germania, come è noto, la quale, diversamente dalla Francia, non ha al suo interno minoranze linguistiche. Tutt’altro che scontata è invece la previsione di una «rivitalizzazione» della lingua francese, che sembra dettata più dalla speranza, o dall’amor patrio, che da un’analisi della realtà. IL Leap prevede, più verosimilmente, «il tramonto dell'angloamericano come lingua egemonica della modernità» a causa della fine dell’ordine mondiale nato dopo il 1945. Il destino che si sta profilando per l’inglese è quello di una lingua veicolare con un uso piuttosto informale e un vocabolario limitato. Di contro lo spagnolo, pur restando debole in seno alla Ue causa la frammentazione linguistica della Spagna, rafforzerà il suo ruolo internazionale, minacciando in America la supremazia dell’inglese. Nel 2020 il parternariato Russia-Ue produrrà l’entrata del russo nel «purgatorio» linguistico europeo in veste (non ufficiale) di lingua veicolare dei Paesi slavi. Ma secondo il Leap né questo né la pressione delle altre lingue muteranno il sostanziale bilinguismo della Ue, anche perché la presenza del francese impedirà l’ascesa delle altre lingue neolatine. Linguisticamente, insomma, si rafforzerà l’asse Francia-Germania.
Benché l’italiano sia anche, grazie alla Chiesa, una lingua internazionale, nelle previsioni del Leap non c’è traccia della nostra lingua. Indubbiamente l’italiano non è stato una lingua «imperiale» come spagnolo, francese e inglese, ma non è neppure una lingua nazionale di seconda o terza grandezza come ad esempio il danese (5 milioni e mezzo di parlanti) o l’albanese, che accerchiato, per così dire, da una dozzina di lingue di maggior prestigio, ha solo 600 parole non di prestito. L’italiano conta 57 milioni di parlanti, più della Francia e della Gran Bretagna, con un bacino potenziale di utenza valutato sui 120 milioni di parlanti. È una delle lingue ufficiali della Confederazione Elvetica. La Corsica, che fino al 1768 faceva parte della repubblica di Genova, è stata ed è in parte di lingua italiana. L’italiano, infine, è ancora vivo a Malta e non è del tutto sparito nelle ex-colonie africane, né nell’ambito del Mediterraneo. Il Leap constata che «le lingue possiedono delle dinamiche internazionali fondate essenzialmente sulla forza di attrazione della loro cultura di origine» e questo calza a pennello per l’italiano. La nostra, giova ripeterlo, è una grande lingua di cultura (una delle otto più studiate nel mondo).

giovedì 8 aprile 2010

Affatto

Ero lì con uno, mentre parliamo gli squilla il cellulare, risponde, e dall’altra parte c’è una che gli dice il nome, poi chiede se disturba, e lui gli risponde Affatto, e poi cominciano a parlare tranquilli come se avesse risposto Niente affatto, e invece no, lui aveva detto Affatto, l’avevo sentito io, che era una cosa che voleva dire che disturbava moltissimo, ma lui voleva dire il contrario, che non disturbava assolutamente, e l’altra, dall’altra parte, aveva capito: io non so come aveva fatto, ma aveva capito, son gente che s’intendono anche se parlano all’incontrario, non so proprio come fanno. Io se telefono a uno e chiedo se disturbo, e quello lì mi risponde Affatto, io chiedo scusa e riattacco con le pive nel sacco.

mercoledì 6 gennaio 2010

Igiene verbale

Bandire certe parole sgradevoli non servirebbe a nulla perché ne sorgerebbero altre dello stesso tenore. Ma se anche si riuscisse a soppiantare il lessico comune con espressioni più o meno asettiche o edulcorate, come Orwell paventava in 1984, non per questo l’infelicità cesserebbe. «L’invalido si alza forse dalla carrozzella, o ci sta più volentieri, perché qualcuno ai tempi dell’amministrazione Carter ha deciso che lui è ufficialmente un “ipocinetico”?», si domandava Robert Hughes in La cultura del piagnisteo. E cosa guadagna una persona di bassa statura a farsi chiamare «verticalmente svantaggiata»? Ne guadagna (forse) solo il disonesto, quando lo si chiama «ethically disoriented».
Nel nostro Paese questa «pulizia linguistica» ha avuto fortuna soprattutto in ambito politico-sindacale. Così uscieri e infermieri sono diventati rispettivamente «personale non docente» e «paramedico», mentre professori e medici sono andati a occupare una non ben definita «posizione apicale». Qui non abbiamo rivali. Lo spazzino è diventato prima «netturbino» e poi «operatore ecologico», mentre il francese non ha che l’antiquato boueur, derivante etimologicamente da boue(fango), e il tedesco è fermo a Müllmann (uomo della spazzatura, spazzaturaio). Promuovendo l’imbianchino a «pittore (edile)» abbiamo emulato persino il Barocco, in cui il barbiere veniva chiamato «tonsore di guance». Ma mentre nel Seicento si trattava di ingegnosità anche umoristiche, oggi il senso del ridicolo sembra smarrito e si vorrebbe introdurre la cosmesi verbale anche nella scuola, dove si dovrebbe insegnare, a esempio, che invece di «pigro» si dice «privo di motivazioni» e invece di «zoo», che ricorda la cattività degli animali, «bioparco».
All’argomento è dedicato il convegno «sul sessismo e sul potere discriminatorio delle parole» svoltosi all’Università degli Studi di Roma «La Sapienza» sotto l’egida del Laboratorio di Studi Femministi «Annarita Simeone». Nel corso dei lavori sono state discusse «diverse proposte finalizzate alla presentazione di possibili usi linguistici ispirati al politicamente corretto (...) allo scopo di creare percorsi didattici non-discriminatori». La parte del leone l’ha fatta il cosiddetto sessismo del linguaggio, basato su di un equivoco molto diffuso, che porta a confondere il genere «naturale» con quello grammaticale, per sua natura largamente convenzionale. «Sentinella», non si riferisce a una soldatessa e con «la tigre» non si intende un animale di sesso esclusivamente femminile, altrimenti dovremmo dire, all’occorrenza, «sentinello» e «il tigre».
È naturale che questa «ipocrisia verbale» abbia provocato, specie nei Paesi latini, a cui non è congeniale, la reazione eguale e contraria del turpiloquio. Come ha scritto Massimo Arcangeli, «quasi trent’anni dopo la nascita del pc comincia, non meno integralista e sicura di sé, l’epoca della Nuova Sfacciataggine, che dice pane al pane, che non usa cerimonie». Se il «politicamente corretto» costruisce una lingua di plastica, qui il modello è la volgarità suburbana. Una proposta: se invece di «stronzo» o «diversamente intelligente» cominciassimo a dire «imbecille»? Non sarebbe la cosa più naturale?

martedì 22 dicembre 2009

Prosa francese

Per le reticenze, per i mezzi termini, per le menzogne non c'è lingua più adatta: è una lingua perfida. Il francese è davvero la lingua del mondo degna di essere la lingua universale perchè tutti possano mentirsi e ingannarsi a vicenda.
Goethe

domenica 20 dicembre 2009

giovedì 10 dicembre 2009

In via di estinzione

L'italiano e' in pericolo. Dovemo da faje un check up.

sabato 5 dicembre 2009

Apriti cielo

"...si veniva sostituendo qualche culo al cielo in taluni topoi frequenti o insigni: volesse il c., apriti c., nel regno dei c., il matrimonio del c. e della terra, il c. stellato sovra di noi, c. a pecorelle, tutta manna dal c., il c. puo' attendere, il c. ce la mandi buona, ho toccato il c. con un dito, raglio d'asino non sale in c., non insperate mai veder lo c., dammi o c. che sia foco agli italici petti il sangue mio, a noi si schiuda il c.,..."
A.Arbasino, L'ingegnere in blu

mercoledì 2 dicembre 2009

Geopodologia

Arte di restare coi piedi per terra.

Spaccadivanetti

Ragazza che pur di fare del cinema e' prodiga delle sue grazie coi produttori.

mercoledì 11 novembre 2009

Cum grano salis

Il latino nelle scuole. Inglesi.

Vohabolario

Sono 1.800 i modi di dire e proverbi curiosi e antichi e 3.300 le voci, le citazioni letterarie, le schede su personaggi storici arricchite da una vera e propria appendice-guida con tanto di grammatica alla lettura del dialetto toscano. È il «Vohabolario del vernaholo fiorentino e del dialetto toscano di ieri e di oggi» curato dal linguista Stefano Rosi Galli (Romano editore, 424 pagine, 12 euro). Oltre alle spiegazioni del significato dei termini toscani, nel volume si trovano anche storie popolari che illustrano le origini delle espressioni e note etimologiche arricchite con esempi pratici per esemplificarne l'uso concreto nella vita quotidiana. Il tutto per scoprire i segreti della lingua amata, parlata e scritta dai grandissimi letterati nati a Firenze, da Dante a Machiavelli e Guicciardini, per limitarsi ai sommi.

lunedì 26 ottobre 2009

Giustizia superba

Ho ripetuto tante volte che le parole (lavorandoci da artigiano, devo averne cura) si consumano, come gli utensili. E se io dico che odio i cetrioli, consumo la parola “odio”, e se dico “amore passami l’acqua” consumo la parola amore. E se dico “regime” o se dico “libertà di stampa in pericolo” consumo entrambe le espressioni, le svuoto: come debbo definire la situazione iraniana che vede giornalisti in fuga, processati, condannati ?
T. Capuozzo