lunedì 27 luglio 2009

Caccia al Duce

L’ultimo viaggio di Mussolini (pref. di Beppe Benvenuto, pagg. 122, euro 10), uscito nel 1965 come lungo articolo su «Storia illustrata». È il racconto, in uno stile vertiginoso pur nella compostezza, dei giorni finali del Duce.

Quando Dio messer Messerini fece

La letteratura medievale è potente. Il volgare italiano alle sue origini non è una lingua colta, arabescata, è una lingua che va dritta allo scopo, che picchia sotto la cintura. Lo fa con la metafora con l’allitterazione, con il concreto al posto dell’astratto. Per rendersene conto nessun autore è meglio di Rustico Filippi il geniale e feroce poeta duecentesco di: «Quando Dio messer Messerin fece/ ben si credette far gran maraviglia,/ ch’ucello e bestia ed uom ne sodisfece,/ ch’a ciascheduna natura s’apigli...». Filippi (1230-1291 circa) infatti era capace di passare dal registro amoroso alla più violenta invettiva con indiscussa bravura (riconosciuta anche da Brunetto Latini). Ora l’editore Carocci propone Tenzone e sonetti amorosi (pagg. 256, euro 26, 40, a cura di Silvia Buzzetti Gallarati): il volume presenta il corpus delle liriche d’amore di Rustico Filippi e la tenzone sulla superiorità del chierico o del cavaliere. Fa seguito a quello apparso nel 2005 nella stessa collana, contenente i sonetti satirici: si ricompone in tal modo l’immagine insolita di questo poeta capace di spaziare in tutti i generi.
Molto più tarda ma ancora profondamente medievale, e toscanissima nel vernacolo, la predicazione di Bernardino da Siena (1380-1444) che si ritrova nella bella edizione del Melangolo: Novellette, aneddoti, discorsi volgari (pagg. 220, euro 10). Leggendo si ha l’impressione di essere stipati in una piazza piena di cimatori di panni.
E se poi si vogliono affrontare queste letture con cognizione di causa su l’epoca e gli autori viene in aiuto la nuova edizione de La letteratura italiana del Medioevo di Stefano Carrai e Giorgio inglese (Carocci, pagg. 342, euro 24,30).

Dott. in trofeistica

Negli ultimi mesi una sforbiciata era stata già proposta, almeno sulla carta. Un corso qua, uno là. Le università hanno tentato di sfoltire affannosamente di un bel 20% i corsi detti inutili. Niente di spontaneo, ovviamente.
Questo repulisti è stato fatto dietro precisa richiesta del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che nei mesi scorsi ha inviato in tutti gli atenei i criteri per eliminare i corsi inutili, a cominciare da quelli con pochi iscritti, che attualmente sono trentasette, sparsi in tutta Italia.
Se entriamo nello specifico, però, quello inutile per eccellenza che si spera venga depennato dall’albo universitario, è il bizzarro corso di Trofeistica, dove le aule non sono mai state stracolme, anche perché l’interesse dello studio sulle corna degli animali non attira molti studenti. Al secondo posto si potrebbe piazzare il corso di Scienze dell’aiuola. Ma l’elenco è infinito.
Nelle università gira tanta zavorra. E il governo si appresta ad usare le cesoie. Via, per esempio, i corsi di laurea con un solo iscritto. E via quelli che sono stati creati a prescindere dal reale interesse formativo con un solo palese scopo: creare cattedre per i 26.004 professori assunti tra il 2000 e il 2006 grazie al trucco delle idoneità che ha permesso di bandire concorsi per un docente e poi assumerne due.
Lasciando mano libera ai professori gli atenei sono aumentati da 41 a 60. E i corsi di laurea? Una pioggia, sono passati dai 2.444 del 2001 ai 5.879 di quest’anno, più che raddoppiati. Se ci sono i corsi di laurea, ci sono anche esami da fare. E gli insegnamenti sono arrivati all’astronomica cifra di 180.000 contro la media europea di 90mila.
Tanta abbondanza e poca qualità, visto che in tutte le classifiche internazionali l’inarrivabile traguardo per gli atenei italiani è riuscire a svangare un duecentesimo posto.
Del resto è difficile raggiungere l’eccellenza proponendo insegnamenti di Scienze dei trofei di caccia (attivato a Firenze nel corso di laurea in Scienze faunistiche), oppure Fisiologia del fitness (a Camerino), Scienze del fiore e del verde (Pavia) e la pletora di corsi arcobaleno amati soprattutto dagli atenei toscani: scienze per la Pace, Cooperazione per la Pace.
Ma la lista dei corsi ai rischio è lunga, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Che dire per esempio del corso di laurea spalmato in tre anni all’Università di Camerino per laurearsi in Scienze e tecnologie del fitness? Sembra quasi una cosa seria a sfogliare gli esami da affrontare: Fisiologia del fitness; Alimentazione del fitness; Biochimica generale applicata al fitness; Benessere psicofisico. Un vero e proprio percorso di studi, 15 esami da sostenere e 19 insegnamenti disponibili per fregiarsi del titolo di Dottore.
E che dire dell’insegnamento di Tecniche della non violenza, scoglio per gli iscritti a Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace? O il corso di Lettura del paesaggio, fondamentale per ottenere la laurea in Scienze e tecniche del fiore e del verde?

Incubo al cubo

Mica tanto lontano dalla realta'.
Berlusconi per loro è un incubo. È un tizio che contiene nella sua vita qualche centinaio di vite di successo. I bambini giocavano a far casette coi Lego lui tirava su Milano 1, Milano 2. I suoi compagni arrancavano all’università e lui dopo avergli venduto le dispense per studiare si compra la Mondadori e mezza editoria per farli ripassare. Va a vedere il calcio in parrocchia, ci prende gusto, si compra il Milan e rivince tutto. Guarda la tv, scopre che un sacco di aziende vorrebbero vendere i loro prodotti ma non sanno come farlo e gli apparecchia tre banchetti micidiali dove esporre le loro merci. Crea, dal nulla, un impero in un mare nuovo dove ammiragli d’industria blasonatissimi erano miseramente naufragati (ma in alta uniforme). Infine vede crollare quel sistema di claudicante libertà in cui era cresciuto e fonda, nel tempo di un week end, il partito più grande d’Italia, per poi guidare il governo più longevo. Insomma dal mattone al pallone, dalla televisione al partitone. Perché, appurato che non è un santo, come cavolo avrà fatto a fare tutto ciò da solo? Quindi se è umano essere invidiosi, Berlusconi solletica l’umanità. Per il vostro rivale da spiaggia la storia privata di Berlusconi è un’ossessione. Il suo ottimismo cinetico li sfonda.

Rossi & Neri

I Carc (acronimo dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, nome mutuato dall’analogo movimento francese dei Comité d’Appui à la Résistance pour le Communisme) sono un movimento politico extraparlamentare che si rifà all’idealogia marxista-leninista-maoista. I Carc nascono con un congresso costitutivo tenutosi a Viareggio nel novembre 1992. I comitati sono presenti soprattutto nel Centro-Nord e nel corso degli anni sono stati al centro di forti polemiche riguardo ai presunti legami con i movimenti sovversivi attivi in Italia. Tanto che in una inchiesta dell’ottobre del 1999 decine di militanti dei Carc vennero denunciati con l’accusa di essere dei «fiancheggiatori» delle Brigate Rosse. Ma il processo a loro carico si è concluso con il «non luogo a procedere». I Carc, come spiegano sul loro sito www.carc.it, «hanno l’obiettivo di ricostruire il Partito comunista, prima grande tappa sulla via della rivoluzione socialista nel nostro Paese». Pubblicano un foglio mensile chiamato «Resistenza». Affiliata ai Carc è l’Asp (Associazione solidarietà proletaria), nata 28 anni fa a Milano e che ha come obiettivo di promuove la solidarietà con i comunisti e i rivoluzionari prigionieri e, in secondo luogo, con tutti i prigionieri proletari.

Le tre «S», stampate sulle pettorine gialle delle ronde di Massa, sono un acronimo che sta per Soccorso Sicurezza Sociale. Queste ronde sono state costituite all’interno del gruppo politico de «La Destra», il partito nato da una costola dissidente di Alleanza nazionale, il cui segretario politico è Francesco Storace. In particolare a Massa il loro ideatore è stato il consigliere comunale de «La Destra», Stefano Benedetti. Sono composte attualmente da trentuno volontari. Da quanto si è saputo in questura, le ronde «Sss» sembra che siano costituite da uomini delle forze dell’ordine in pensione, ex guardie giurate e persino da alcuni militari ancora in servizio. Il loro debutto per le strade di Massa è avvenuto la sera dello scorso 10 marzo, quando dalle 22 alle 24, due gruppi formati ciascuno da quattro volontari - armati di telefonino, torcia e fischietto - hanno pattugliato le zone ritenute più sensibili della città: la stazione, la zona del cimitero e le colonie sul lungomare spesso occupate abusivamente da extracomunitari. A questo proposito c’è da notare che, nelle ultime settimane, nel mirino delle ronde «Sss» sono finiti i romeni, verso i quali - si apprende sempre in questura - avrebbero in più occasioni espresso disprezzo.

Solo quando lo dico io

Travolta travolto dalla setta.
Scientology è un movimento a sfondo religioso fondato dallo scrittore di fantascienza L. Ron Hubbard nel 1954. Secondo l’organizzazione conterebbe otto milioni di adepti che fonti alternative quantificano invece intorno ai cinquecentomila. Per Scientology l’essere umano si reincarna continuamente in nuovi corpi e ha tra i suoi poteri quello di guarire dalle malattie con la sola forza del pensiero e la facoltà di abbandonare il corpo fisico per vagare nello spazio in forma incorporea. Il quartier generale è a Clearwater in Usa.

Spaghetti in salsa jpeg

Pero', mica male la fotoricetta.

sabato 25 luglio 2009

Cadere sulle scadenze

Mamma me lo dice sempre di non mangiare la maionese l'uovo le salse la porchetta nei ristoranti e nei bar. Devo aggiungere altro, mi sa.
Roma - Cibo scaduto per il turismo. Oltre 600 tonnellate di alimenti irregolari, di cui 100 di prodotti caseari detenuti in cattivo stato di conservazione o scaduti, sono stati tolti dal circuito commerciale dai carabinieri dei Nas nell’ambito dell’operazione "Cibo sicuro - Estate 2009" per la tutela della salute nelle località e nelle strutture di interesse turistico. Stando a quanto emerso dalle ispezioni effettuate dai militari, gli alimenti irregolari erano pronti per essere rilavorati e reimmessi sul mercato. Nel corso degli accertamenti è stata scoperta anche l’esistenza di 26mila litri di latte di ignota provenienza. Nell’operazione dei Nas sono stati chiusi o sequestrati 95 siti di vendita o di trasformazione.

Un Paese normale

Se, ideologizzati, miopi e sfaticati, non siamo in grado di pensare alle Nostre libertà, ai nostri diritti e ai nostri doveri, e al Meglio per il Paese tutto, allora sì che significa che non siamo un Paese Normale.

Guardiamoci nelle palle degli occhi sinché sono quelle degli occhi, signori della sinistra e della destra, e onorevoli colleghi, spettabili magistrati, fotografi, comici, saltimbanchi e battone: i continui e fuorvianti paragoni con l’estero non funzionano perché noi siamo l’Italia e non l’estero; sembra un’ovvietà e invece è la piattaforma da cui dovremmo ricominciare a discutere. Non corrispondere al famoso paese normale non significa essere sempre e comunque anormali: significa anche essere l’Italia. Non è il solito discorso consolatorio, questo: il realistico riconoscimento che ogni anormalità, da noi, si specchia in un’altra, a ogni peso eccessivo corrisponde un contrappeso eccessivo, a ogni casta una contro-casta, a certa politica certa magistratura, a certa Mediaset certa Rai, a certo Vaticano certo paese reale. E via così: e allora che facciamo? Chi si schioda per primo dalla propria anormalità? Chi cede posizioni illudendosi che la controparte faccia altrettanto? La domanda, perciò, nella fattispecie diventa questa: credete seriamente che il paese normale dovrebbe inaugurarlo un Berlusconi che si dimettesse perché una escort ricattatrice gli si è infilata nel letto? E questo per il fatto che in Finlandia, magari, un premier non avrebbe avuto scampo? Pensate davvero che la conversione di un Paese possa cominciare da Patrizia D’Addario?
F.Facci

Il boomerang delle libertà

Da un mio amico di Sinistra (però maiuscola maiuscola), radical radicale conservatoredentro individualista nel senso della Fallaci. Amante delle libertà più che delle solidarietà, della Bellezza più che della Verità. Difficile definire l'orientamento politico vero di LB, adesso che ci penso.

"Per decoro qualche folgorato governativo farà bene ad abbandonare certi toni moralistoidi e insomma a scordarsi di poter legiferare nuovamente sul nostro privato dopo che per mesi abbiamo difeso il privato di un uomo solo, pensando che quell’uomo eravamo tutti. La vita, la morte, le cure, il sesso, il privato: giù le mani da Silvio Berlusconi e giù le mani da tutti noi." (F. Facci).
Cari amici sinistri, di sinistra, tricoteurs, forcaioli, dipietrini, momentaneamente in pace con la coscienza, con lo stato civile, con l'utero, vostro ed altrui, col culo, vostro ed altrui. Capiteci, lo facciamo anche per voi.
...C'e' una rivincita maoista in questa sinistra, cosi' concentrata sul risultato (che non consegue e ha sempre meno speranze di conseguire) da diventare ossessiva e pedante, come le termiti che distruggono una pala lignea del trecento o la goccia che consuma una statua di marmo.E io ultimamente non mi sento molto ispirato dalle formiche o dagli sgocciolamenti.
...Io non vendero' la mia liberta' di fare quel cazzo che mi pare nella vita ad un giornalista curioso, ad un editore interessato, ad un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete.Neppure per buttar giu' Berlusconi, per il quale non ho nemmeno votato.La normalita' e' una condizione transitoria, che spesso muta sebbene noi rimaniamo gli stessi, perche' ruota il mondo sotto di noi.Il fatto di trovarcisi temporaneamente non deve autorizzarci a sentirci immuni dai rovesci del destino e dagli sfasciamenti di cazzo dei moralisti...Ora, io pensavo che un discorso del genere uno che ha studiato, che ha letto buoni libri e buoni giornali, che si dichiara aperto, tollerante e di sinistra, lo capisse e la facesse finita di tirare la volata alle tonache. Invece vedrete che la capiranno prima quelli di destra.

Fratelli di Teglia

Almeno se magna.

«Il mio Paese, a torto o a ragione» è una cosa che nessun patriota potrebbe nemmeno pensare, tranne in un caso disperato.È come dire «Mia madre,sobria o ubriaca».Gilbert Keith Chesterton

«Patria» è un concetto che sembra tanto saldo, tanto chiaro, e invece è uno dei più suscettibili ai cambiamenti del sentire comune: nelle epoche storiche come nell’attualità. Quando, «fatta l’Italia», occorreva ancora «fare gli italiani», lo Stato nato con la forza dal Regno di Piemonte mise ogni impegno nell’educare i neoitaliani a un vero culto della patria, soprattutto nelle scuole e nelle caserme. Si raggiunse lo scopo, più di forma che di sostanza, attraverso una propaganda ossessiva che ha la sua sintesi e il suo culmine nel Cuore di Edmondo De Amicis. Un ulteriore contributo, ma di sangue e di dolore, venne dalla Prima guerra mondiale, fino all’apoteosi patriottarda del fascismo: che della parola patria fece un tale abuso, e una tale sovrapposizione al regime, da sciuparla per decenni, dopo l’8 settembre 1943 e la guerra civile tra fascisti e antifascisti. Ancora oggi è una parola che si pronuncia con un certo pudore, se non con imbarazzo.Eppure la patria esiste e se ne parla sempre più spesso come fosse un antidoto a tentazione separatiste o di annullamento in un’Unione Europea che sembra fatta apposta per uccidere tute le patrie in un colpo solo. A proposito di attualità, sono da poco usciti tre volumi, diversissimi tra loro. Il primo: FAQ Italia di Francesco Merlo (Bompiani), dove la parola patria non compare, ma si tenta l’impresa anche più difficile di definire i suoi abitanti, gli italiani, quindi il loro rapporto con la terra dove sono nati e dove vivono, oltre che con l’istituzione che alla patria si sovrappone, ovvero lo Stato.Il secondo saggio è di Giovanni Floris: Separati in patria. Nord contro Sud: perché l’Italia è sempre più divisa (Rizzoli, pagg. 266, euro 19). Floris analizza non il pericolo di una secessione, «quella che qualcuno auspica e qualcuno teme», bensì le antiche divisioni storiche, sociali, economiche e culturali che oggi «di certo vengono aumentate, in maniera sempre più netta, da un mix di logica, cinismo e rassegnazione». È l’Italia che, per citare la grossolana sentenza di un acido giornalista inglese, verrà spartita in due: «Il Sud alla Camorra, il Nord alla Lega». Ovvero, scrive Floris, al Nord il centrodestra, al Sud «(se recupera) il centrosinistra, altrimenti un centrodestra arcaico, dai tratti un po’ democristiani e un po’ assistenzialisti. Da una parte (infine) la legge, dall’altra (nella migliore delle ipotesi) il caos». Con lo stile di un’inchiesta televisiva, di parte ma non faziosa, Floris analizza i vari scenari, le varie possibilità, ma è comunque uno di quegli italiani che all’Italia unita - davvero unita, ovvero sempre meno disomogenea - ci tiene davvero: ama il concetto di patria/Italia e lo considera un valore irrinunciabile.Enrico Deaglio è l’autore del terzo saggio, Patria. 1978-2008 (il Saggiatore, pagg. 940, euro 22). È un libro singolare, nei contenuti e nel montaggio, che Deaglio ama presentare «come un film di carta»: ogni anno un capitolo, gli avvenimenti riportati come la notizia di un telegiornale, oppure «la scena di un film mai fatto o il risultato di uno scavo archeologico». Alla conclusione di ogni anno, un’antologia di libri e canzoni relativi. Basterebbe scorrere l’elenco di libri e canzoni per intuire - ce ne fosse bisogno - la posizione politica dell’autore, ma è ancora più utile questa breve sintesi, a partire da Tangentopoli: «Un Paese è stato colpito come l’11 settembre, nove-dieci anni prima dell’11 settembre. Un “proprietario” è diventato l’uomo politico più popolare proprio in quanto proprietario. Del vecchio mascellone e dei suoi metodi oggi si dice che aveva inventato la formula politica più adatta per un paese di refrattari».

Una repubblica fondata sulle rendite

Per un articolo di qualche tempo fa mi sono messo in caccia di un libro di Geminello Alvi, economista un tempo in forza alla Banca d’Italia e ora libero pensatore felice nel natio Montefeltro, con cui abbiamo condiviso l’entusiasmante avventura di «Falce e carrello» di Bernardo Caprotti. Non volevo credere che a soli tre anni dalla pubblicazione non si trovasse una copia di «Una repubblica fondata sulle rendite» da nessuna parte, Feltrinelli, Fnac, Libraccio, neppure sugli internettiani Ibs e Bol. Mondadori mi ha confermato di non aver provveduto alla ristampa dopo aver esaurito la tiratura prevista. Sono dovuto ricorrere a una biblioteca civica e finita la lettura ho fatto le fotocopie, perché a quel volume penso che dovrò ricorrere ancora. Quando uscì, il lavoro di Alvi fu accolto da critiche largamente favorevoli. Già allora mi colpì l’originalità della tesi: il lavoro degli italiani non è più basato sul loro lavoro, sulla capacità di, fabbricare, inventare e costruire, ma sui frutti del lavoro passato. Rendita significa l’affitto di un immobile o di un terreno, gli interessi sui Bot o i dividendi delle azioni, ma soprattutto le pensioni. Un’economia basata sulle rendite è un paese per vecchi, tanto per abusare di un luogo comune. Vivere di rendita: come i bamboccioni o quelli che aspettano che il lavoro piova dal cielo, ma anche tante famiglie che senza l’aiuto dei genitori o dei nonni non arriverebbero a fine mese. Geminello scorribanda tra euro che impoverisce e pubblica amministrazione che impantana, tra salari e oligarchie, pil e Maastricht. Si muove tra le statistiche come un subacqueo nel Mar Rosso. La sua tesi è sconfortante, ma l’intento è buono: «liberare vita da quanto pare più morto, ovvero le percentuali e i calcoli di denaro». Una spruzzata di speranza. Ce ne vorrebbero di più.
Stefano Filippi

Resistenze a rovescio

Tra pochi giorni lo leggo. Per la storia, non per la politica.
Pubblichiamo la sintesi dell’intervento «Il maledetto revisionista» che sarà presente sul prossimo numero di «Atlantide», quadrimestrale della Fondazione per la Sussidiarietà diretto da Giorgio Vittadini dal titolo "La realtà non è un’opinione", in uscita al Meeting di Rimini (23-29 agosto 2009) e nelle librerie e edicole. Giampaolo Pansa è in libreria anche con il suo ultimo saggio storico, Il revisionista (Rizzoli), dove raccontala sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna, Caterina Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico.

Trans-letteratura

Prima Di Pietro, poi Vladimir. Ora basta, non vorrei rovinarvi la cena. Luxuria, Le favole non dette, Bompiani.
Vedi, Vladimir, i fratelli Goncourt rivelano che un giorno Flaubert si accorse, orripilato, che in Madame Bovary comparivano due genitivi l’uno dietro l’altro. Aveva scritto «...un bouquet de fleurs d’oranger», un mazzetto di fiori d’arancio. La scoperta lo sconvolse, si ammalò, e alla fine ne morì. Comprendi, ora, alla porta di quale inferno hai deciso di bussare? Grammatica presa in prestito ad un’altra lingua, probabilmente non indoeuropea («non capisco il limite delle mie acque»; «agitavano la coda in festa che quasi si dividevano in due»), tendenza alla pletora («uscì fuori»: si è mai visto qualcuno uscire dentro?) e sintassi da matita blu («un rampicante di glicine che quando era in fiore il suo profumo inebriava...»). Il tutto condito da valanghe di cacofonie, di aggettivi ed avverbi inutili e da un profluvio di «quello», «suo», «proprio». In una pagina, otto occorrenze di «tutto»: l’editor dormiva, o con la testa era già in spiaggia?Ecco il punto: il problema non è Vladimir Luxuria. È la Bompiani. Diavolo, in catalogo avete Moravia. Vi rendete conto che una sciatteria così sfacciata, quasi proterva, dimostra che la grande editoria italiana si muove ormai disinvoltamente nell’ambito della semi-professionalità? Dite la verità: ve ne infischiate, tanto non esistono più lettori capaci di accorgersene, e men che meno di scandalizzarsi?

Cacografia

A ottobre esce per Mondadori la seconda biografia di Di Pietro scritta da Filippo Facci.

Le calamite

Ci siamo incontrati ventiquattro anni fa. Era il 1985 ed eravamo dei ragazzetti che si guardavano intorno, un filo smarriti di fronte allo spettacolo inquietante di altri ragazzetti della nostra età che vestivano blazer blu e pantaloni grigi ed estraevano una copia del Sole dalla ventiquattrore rigida. Abbiamo passato quattro, cinque, sei anni insieme. Abbiamo vissuto insieme per tutto quel tempo, siamo diventati un po’ più grandi nella Milano da bere e a quella abbiamo resistito, forse per scelta e forse per fortuna. Ieri sera ci siamo ritrovati, e io ieri sera ho capito perchè quelli erano i miei amici, perchè fra le mille o cinquemila o diecimila matricole di quell’anno accademico la calamita mi aveva portato verso di loro - perchè ieri sera è bastato andare in una semplice pizzeria, e poi salire in casa facendosi posto tra carte, cuscini e improbabili elisir toscani, è bastato poco - nulla - per stare bene, e quando basta poco significa che c’è tutto, le calamite si allontanano, ma poi si ritrovano.
via Squonk

25 luglio

Oggi non è il 25 luglio.

mercoledì 22 luglio 2009

San Silvio

B. e' un genio.

I danni della crociata Repubblicana

Primo danno. È in discussione in Parlamento la legge sulle intercettazioni telefoniche. C’è uno scontro aspro fra maggioranza e opposizione attorno alle limitazioni introdotte dalla proposta del governo. Il capo dello Stato è intervenuto più volte per sollecitare un dialogo che consenta di approvare una buona legge. Per fare una buona legge occorre che vi sia un clima adeguato e che nessuna delle parti si senta minacciata. Nel provvedimento che il Parlamento sta discutendo vi sono norme che riguardano la pubblicazione di atti per i quali vige il segreto istruttorio e sono previste sanzioni assai severe per chi pubblica documenti che violino il segreto istruttorio. Il tema di fondo è se vi sia una sfera privata che debba essere severamente tutelata oppure no. I fautori di un ammorbidimento delle norme sostengono che esistono già nell’ordinamento sanzioni adeguate. La recente svolta impressa dal gruppo De Benedetti rafforzerà l’altra tesi, quella di chi pretende maggiori tutele e garanzie. La trattativa riparte in salita. Questo è un danno a breve, ce ne sono altri che vivranno nel tempo.

Secondo danno. Stanno cambiando le regole della politica e della vita pubblica. Lo spionaggio diventerà l’arma suprema della battaglia politica e delle guerre industriali e finanziarie. Tutto ciò che finora era stato disapprovato ora diventerà legittimo. Per decenni ci siamo battuti contro la politica dei dossier. I servizi segreti sono stati più volte smantellati per aver raccolto informazioni indebite sulla vita degli uomini pubblici. Recentemente è stata decapitata la sicurezza della Telecom per aver dato vita a un sistema di spionaggio parallelo. Per lustri è stata messa al bando la stampa scandalistica che alludeva a vicende private e sollecitava morbose curiosità sulle abitudini sessuali dei potenti. C’era un’Italia rispettabile che sapeva fare diga contro l’uso abnorme delle informazioni illecitamente raccolte. La trasparenza degli uomini pubblici richiedeva anche la trasparenza della battaglia politica che andava condotta con mezzi leciti e legali. La campagna dei giornali del gruppo De Benedetti ha rovesciato e buttato per aria tutta questa tradizione democratica elevando a sistema la rivelazione truffaldinamente recuperata. Vi fidereste di un paese che non conosce limiti all’indagine sulla vita personale di uomini pubblici: politici, giornalisti, funzionari, imprenditori, banchieri e ambasciatori?

Terzo danno. Viviamo in Italia e non a Teheran o Riyad. Abbiamo per anni contestato ogni intervento della Chiesa cattolica che ci sembrava invadere il campo della sfera privata. Nelle grande battaglia per il divorzio il mondo laico-democratico aveva sconfitto la pretesa di una parte del mondo cattolico di dettare regole erga omnes attorno ai comportamenti privati. La politica aveva saputo nel nostro paese trovare una linea di confine fra le dure battaglie e il rispetto della vita personale degli avversari. Ogni volta che qualcuno aveva cercato di superare questa sottile linea di frontiera era stato contestato vivacemente. L’intera stampa italiana si scandalizzò durante gli anni di Clinton per il moralismo bacchettone dei repubblicani nella vicenda Lewinsky. Faceva a tutti un certo ribrezzo l’uso delle informazioni sulla vita personale come arma di demolizione di un personaggio pubblico. Con la campagna di Repubblica il moralismo è diventato uno dei tratti fondativi di una nuova sinistra al punto da spingerla a presentare una mozione per sindacare la vita privata degli uomini pubblici. Gli ayatollah non avrebbero saputo fare meglio.

Quarto danno. La battaglia distruttiva contro Berlusconi alimenterà una nuova campagna anti italiana. In Francia non sarebbe possibile. Qui da noi c’è una parte della pubblicistica, della politica e della pubblica opinione che si rinfranca quando il paese viene sottoposto al dileggio. Abbiamo fatto appena in tempo a incassare gli elogi sul G8 che torneremo sulle prime pagine dei giornali stranieri per le storie di escort.

Quinto danno. La sinistra italiana esce stravolta da questa vicenda. Per la prima volta è un giornale a prendere la guida della battaglia politica per imporre i temi su cui l’opposizione deve lavorare. La sinistra laica e riformista non ha avuto il coraggio di sottrarsi a questa deriva. Impaurita per la potente scesa in campo di tutta la corazzata De Benedetti e galvanizzata da un rigurgito antiberlusconiano, la sinistra italiana non ha trovato il coraggio per dire di no allo spionaggio, al moralismo, al bacchettonismo dilagante. L’argomento principe è che il premier è indifendibile perché certe frequentazioni lo esponevano al ricatto. Il ricatto è quello che si sta sviluppando in questi giorni a mezzo stampa nel tentativo di modificare il corso della legislatura con armi improprie.

Dopo queste settimane, l’Italia è un paese un po’ meno laico e siamo tutti un po’ meno liberi.

Il Giornale

Eclissi totale

La storia e' servita

Quando un' aragosta puo' far scoppiare una guerra.

Genitori assenti

Papa' perche' non giochi mai con me?

Pace armata

Altri 22000. Meno male, e' sempre lui: si e' solo abbronzato.

Fanculo

Uno Spike Lee in forma.

La prima donna