lunedì 27 luglio 2009
Caccia al Duce
Quando Dio messer Messerini fece
Molto più tarda ma ancora profondamente medievale, e toscanissima nel vernacolo, la predicazione di Bernardino da Siena (1380-1444) che si ritrova nella bella edizione del Melangolo: Novellette, aneddoti, discorsi volgari (pagg. 220, euro 10). Leggendo si ha l’impressione di essere stipati in una piazza piena di cimatori di panni.
E se poi si vogliono affrontare queste letture con cognizione di causa su l’epoca e gli autori viene in aiuto la nuova edizione de La letteratura italiana del Medioevo di Stefano Carrai e Giorgio inglese (Carocci, pagg. 342, euro 24,30).
Dott. in trofeistica
Questo repulisti è stato fatto dietro precisa richiesta del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che nei mesi scorsi ha inviato in tutti gli atenei i criteri per eliminare i corsi inutili, a cominciare da quelli con pochi iscritti, che attualmente sono trentasette, sparsi in tutta Italia.
Se entriamo nello specifico, però, quello inutile per eccellenza che si spera venga depennato dall’albo universitario, è il bizzarro corso di Trofeistica, dove le aule non sono mai state stracolme, anche perché l’interesse dello studio sulle corna degli animali non attira molti studenti. Al secondo posto si potrebbe piazzare il corso di Scienze dell’aiuola. Ma l’elenco è infinito.
Nelle università gira tanta zavorra. E il governo si appresta ad usare le cesoie. Via, per esempio, i corsi di laurea con un solo iscritto. E via quelli che sono stati creati a prescindere dal reale interesse formativo con un solo palese scopo: creare cattedre per i 26.004 professori assunti tra il 2000 e il 2006 grazie al trucco delle idoneità che ha permesso di bandire concorsi per un docente e poi assumerne due.
Lasciando mano libera ai professori gli atenei sono aumentati da 41 a 60. E i corsi di laurea? Una pioggia, sono passati dai 2.444 del 2001 ai 5.879 di quest’anno, più che raddoppiati. Se ci sono i corsi di laurea, ci sono anche esami da fare. E gli insegnamenti sono arrivati all’astronomica cifra di 180.000 contro la media europea di 90mila.
Tanta abbondanza e poca qualità, visto che in tutte le classifiche internazionali l’inarrivabile traguardo per gli atenei italiani è riuscire a svangare un duecentesimo posto.
Del resto è difficile raggiungere l’eccellenza proponendo insegnamenti di Scienze dei trofei di caccia (attivato a Firenze nel corso di laurea in Scienze faunistiche), oppure Fisiologia del fitness (a Camerino), Scienze del fiore e del verde (Pavia) e la pletora di corsi arcobaleno amati soprattutto dagli atenei toscani: scienze per la Pace, Cooperazione per la Pace.
Ma la lista dei corsi ai rischio è lunga, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Che dire per esempio del corso di laurea spalmato in tre anni all’Università di Camerino per laurearsi in Scienze e tecnologie del fitness? Sembra quasi una cosa seria a sfogliare gli esami da affrontare: Fisiologia del fitness; Alimentazione del fitness; Biochimica generale applicata al fitness; Benessere psicofisico. Un vero e proprio percorso di studi, 15 esami da sostenere e 19 insegnamenti disponibili per fregiarsi del titolo di Dottore.
E che dire dell’insegnamento di Tecniche della non violenza, scoglio per gli iscritti a Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace? O il corso di Lettura del paesaggio, fondamentale per ottenere la laurea in Scienze e tecniche del fiore e del verde?
Incubo al cubo
Rossi & Neri
Solo quando lo dico io
sabato 25 luglio 2009
Cadere sulle scadenze
Roma - Cibo scaduto per il turismo. Oltre 600 tonnellate di alimenti irregolari, di cui 100 di prodotti caseari detenuti in cattivo stato di conservazione o scaduti, sono stati tolti dal circuito commerciale dai carabinieri dei Nas nell’ambito dell’operazione "Cibo sicuro - Estate 2009" per la tutela della salute nelle località e nelle strutture di interesse turistico. Stando a quanto emerso dalle ispezioni effettuate dai militari, gli alimenti irregolari erano pronti per essere rilavorati e reimmessi sul mercato. Nel corso degli accertamenti è stata scoperta anche l’esistenza di 26mila litri di latte di ignota provenienza. Nell’operazione dei Nas sono stati chiusi o sequestrati 95 siti di vendita o di trasformazione.
Un Paese normale
Guardiamoci nelle palle degli occhi sinché sono quelle degli occhi, signori della sinistra e della destra, e onorevoli colleghi, spettabili magistrati, fotografi, comici, saltimbanchi e battone: i continui e fuorvianti paragoni con l’estero non funzionano perché noi siamo l’Italia e non l’estero; sembra un’ovvietà e invece è la piattaforma da cui dovremmo ricominciare a discutere. Non corrispondere al famoso paese normale non significa essere sempre e comunque anormali: significa anche essere l’Italia. Non è il solito discorso consolatorio, questo: il realistico riconoscimento che ogni anormalità, da noi, si specchia in un’altra, a ogni peso eccessivo corrisponde un contrappeso eccessivo, a ogni casta una contro-casta, a certa politica certa magistratura, a certa Mediaset certa Rai, a certo Vaticano certo paese reale. E via così: e allora che facciamo? Chi si schioda per primo dalla propria anormalità? Chi cede posizioni illudendosi che la controparte faccia altrettanto? La domanda, perciò, nella fattispecie diventa questa: credete seriamente che il paese normale dovrebbe inaugurarlo un Berlusconi che si dimettesse perché una escort ricattatrice gli si è infilata nel letto? E questo per il fatto che in Finlandia, magari, un premier non avrebbe avuto scampo? Pensate davvero che la conversione di un Paese possa cominciare da Patrizia D’Addario?
F.Facci
Il boomerang delle libertà
"Per decoro qualche folgorato governativo farà bene ad abbandonare certi toni moralistoidi e insomma a scordarsi di poter legiferare nuovamente sul nostro privato dopo che per mesi abbiamo difeso il privato di un uomo solo, pensando che quell’uomo eravamo tutti. La vita, la morte, le cure, il sesso, il privato: giù le mani da Silvio Berlusconi e giù le mani da tutti noi." (F. Facci).
Cari amici sinistri, di sinistra, tricoteurs, forcaioli, dipietrini, momentaneamente in pace con la coscienza, con lo stato civile, con l'utero, vostro ed altrui, col culo, vostro ed altrui. Capiteci, lo facciamo anche per voi.
...C'e' una rivincita maoista in questa sinistra, cosi' concentrata sul risultato (che non consegue e ha sempre meno speranze di conseguire) da diventare ossessiva e pedante, come le termiti che distruggono una pala lignea del trecento o la goccia che consuma una statua di marmo.E io ultimamente non mi sento molto ispirato dalle formiche o dagli sgocciolamenti.
...Io non vendero' la mia liberta' di fare quel cazzo che mi pare nella vita ad un giornalista curioso, ad un editore interessato, ad un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete.Neppure per buttar giu' Berlusconi, per il quale non ho nemmeno votato.La normalita' e' una condizione transitoria, che spesso muta sebbene noi rimaniamo gli stessi, perche' ruota il mondo sotto di noi.Il fatto di trovarcisi temporaneamente non deve autorizzarci a sentirci immuni dai rovesci del destino e dagli sfasciamenti di cazzo dei moralisti...Ora, io pensavo che un discorso del genere uno che ha studiato, che ha letto buoni libri e buoni giornali, che si dichiara aperto, tollerante e di sinistra, lo capisse e la facesse finita di tirare la volata alle tonache. Invece vedrete che la capiranno prima quelli di destra.
Fratelli di Teglia
«Il mio Paese, a torto o a ragione» è una cosa che nessun patriota potrebbe nemmeno pensare, tranne in un caso disperato.È come dire «Mia madre,sobria o ubriaca».Gilbert Keith Chesterton
«Patria» è un concetto che sembra tanto saldo, tanto chiaro, e invece è uno dei più suscettibili ai cambiamenti del sentire comune: nelle epoche storiche come nell’attualità. Quando, «fatta l’Italia», occorreva ancora «fare gli italiani», lo Stato nato con la forza dal Regno di Piemonte mise ogni impegno nell’educare i neoitaliani a un vero culto della patria, soprattutto nelle scuole e nelle caserme. Si raggiunse lo scopo, più di forma che di sostanza, attraverso una propaganda ossessiva che ha la sua sintesi e il suo culmine nel Cuore di Edmondo De Amicis. Un ulteriore contributo, ma di sangue e di dolore, venne dalla Prima guerra mondiale, fino all’apoteosi patriottarda del fascismo: che della parola patria fece un tale abuso, e una tale sovrapposizione al regime, da sciuparla per decenni, dopo l’8 settembre 1943 e la guerra civile tra fascisti e antifascisti. Ancora oggi è una parola che si pronuncia con un certo pudore, se non con imbarazzo.Eppure la patria esiste e se ne parla sempre più spesso come fosse un antidoto a tentazione separatiste o di annullamento in un’Unione Europea che sembra fatta apposta per uccidere tute le patrie in un colpo solo. A proposito di attualità, sono da poco usciti tre volumi, diversissimi tra loro. Il primo: FAQ Italia di Francesco Merlo (Bompiani), dove la parola patria non compare, ma si tenta l’impresa anche più difficile di definire i suoi abitanti, gli italiani, quindi il loro rapporto con la terra dove sono nati e dove vivono, oltre che con l’istituzione che alla patria si sovrappone, ovvero lo Stato.Il secondo saggio è di Giovanni Floris: Separati in patria. Nord contro Sud: perché l’Italia è sempre più divisa (Rizzoli, pagg. 266, euro 19). Floris analizza non il pericolo di una secessione, «quella che qualcuno auspica e qualcuno teme», bensì le antiche divisioni storiche, sociali, economiche e culturali che oggi «di certo vengono aumentate, in maniera sempre più netta, da un mix di logica, cinismo e rassegnazione». È l’Italia che, per citare la grossolana sentenza di un acido giornalista inglese, verrà spartita in due: «Il Sud alla Camorra, il Nord alla Lega». Ovvero, scrive Floris, al Nord il centrodestra, al Sud «(se recupera) il centrosinistra, altrimenti un centrodestra arcaico, dai tratti un po’ democristiani e un po’ assistenzialisti. Da una parte (infine) la legge, dall’altra (nella migliore delle ipotesi) il caos». Con lo stile di un’inchiesta televisiva, di parte ma non faziosa, Floris analizza i vari scenari, le varie possibilità, ma è comunque uno di quegli italiani che all’Italia unita - davvero unita, ovvero sempre meno disomogenea - ci tiene davvero: ama il concetto di patria/Italia e lo considera un valore irrinunciabile.Enrico Deaglio è l’autore del terzo saggio, Patria. 1978-2008 (il Saggiatore, pagg. 940, euro 22). È un libro singolare, nei contenuti e nel montaggio, che Deaglio ama presentare «come un film di carta»: ogni anno un capitolo, gli avvenimenti riportati come la notizia di un telegiornale, oppure «la scena di un film mai fatto o il risultato di uno scavo archeologico». Alla conclusione di ogni anno, un’antologia di libri e canzoni relativi. Basterebbe scorrere l’elenco di libri e canzoni per intuire - ce ne fosse bisogno - la posizione politica dell’autore, ma è ancora più utile questa breve sintesi, a partire da Tangentopoli: «Un Paese è stato colpito come l’11 settembre, nove-dieci anni prima dell’11 settembre. Un “proprietario” è diventato l’uomo politico più popolare proprio in quanto proprietario. Del vecchio mascellone e dei suoi metodi oggi si dice che aveva inventato la formula politica più adatta per un paese di refrattari».
Una repubblica fondata sulle rendite
Stefano Filippi
Resistenze a rovescio
Pubblichiamo la sintesi dell’intervento «Il maledetto revisionista» che sarà presente sul prossimo numero di «Atlantide», quadrimestrale della Fondazione per la Sussidiarietà diretto da Giorgio Vittadini dal titolo "La realtà non è un’opinione", in uscita al Meeting di Rimini (23-29 agosto 2009) e nelle librerie e edicole. Giampaolo Pansa è in libreria anche con il suo ultimo saggio storico, Il revisionista (Rizzoli), dove raccontala sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna, Caterina Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico.
Trans-letteratura
Vedi, Vladimir, i fratelli Goncourt rivelano che un giorno Flaubert si accorse, orripilato, che in Madame Bovary comparivano due genitivi l’uno dietro l’altro. Aveva scritto «...un bouquet de fleurs d’oranger», un mazzetto di fiori d’arancio. La scoperta lo sconvolse, si ammalò, e alla fine ne morì. Comprendi, ora, alla porta di quale inferno hai deciso di bussare? Grammatica presa in prestito ad un’altra lingua, probabilmente non indoeuropea («non capisco il limite delle mie acque»; «agitavano la coda in festa che quasi si dividevano in due»), tendenza alla pletora («uscì fuori»: si è mai visto qualcuno uscire dentro?) e sintassi da matita blu («un rampicante di glicine che quando era in fiore il suo profumo inebriava...»). Il tutto condito da valanghe di cacofonie, di aggettivi ed avverbi inutili e da un profluvio di «quello», «suo», «proprio». In una pagina, otto occorrenze di «tutto»: l’editor dormiva, o con la testa era già in spiaggia?Ecco il punto: il problema non è Vladimir Luxuria. È la Bompiani. Diavolo, in catalogo avete Moravia. Vi rendete conto che una sciatteria così sfacciata, quasi proterva, dimostra che la grande editoria italiana si muove ormai disinvoltamente nell’ambito della semi-professionalità? Dite la verità: ve ne infischiate, tanto non esistono più lettori capaci di accorgersene, e men che meno di scandalizzarsi?
Le calamite
via Squonk
mercoledì 22 luglio 2009
I danni della crociata Repubblicana
Primo danno. È in discussione in Parlamento la legge sulle intercettazioni telefoniche. C’è uno scontro aspro fra maggioranza e opposizione attorno alle limitazioni introdotte dalla proposta del governo. Il capo dello Stato è intervenuto più volte per sollecitare un dialogo che consenta di approvare una buona legge. Per fare una buona legge occorre che vi sia un clima adeguato e che nessuna delle parti si senta minacciata. Nel provvedimento che il Parlamento sta discutendo vi sono norme che riguardano la pubblicazione di atti per i quali vige il segreto istruttorio e sono previste sanzioni assai severe per chi pubblica documenti che violino il segreto istruttorio. Il tema di fondo è se vi sia una sfera privata che debba essere severamente tutelata oppure no. I fautori di un ammorbidimento delle norme sostengono che esistono già nell’ordinamento sanzioni adeguate. La recente svolta impressa dal gruppo De Benedetti rafforzerà l’altra tesi, quella di chi pretende maggiori tutele e garanzie. La trattativa riparte in salita. Questo è un danno a breve, ce ne sono altri che vivranno nel tempo.
Secondo danno. Stanno cambiando le regole della politica e della vita pubblica. Lo spionaggio diventerà l’arma suprema della battaglia politica e delle guerre industriali e finanziarie. Tutto ciò che finora era stato disapprovato ora diventerà legittimo. Per decenni ci siamo battuti contro la politica dei dossier. I servizi segreti sono stati più volte smantellati per aver raccolto informazioni indebite sulla vita degli uomini pubblici. Recentemente è stata decapitata la sicurezza della Telecom per aver dato vita a un sistema di spionaggio parallelo. Per lustri è stata messa al bando la stampa scandalistica che alludeva a vicende private e sollecitava morbose curiosità sulle abitudini sessuali dei potenti. C’era un’Italia rispettabile che sapeva fare diga contro l’uso abnorme delle informazioni illecitamente raccolte. La trasparenza degli uomini pubblici richiedeva anche la trasparenza della battaglia politica che andava condotta con mezzi leciti e legali. La campagna dei giornali del gruppo De Benedetti ha rovesciato e buttato per aria tutta questa tradizione democratica elevando a sistema la rivelazione truffaldinamente recuperata. Vi fidereste di un paese che non conosce limiti all’indagine sulla vita personale di uomini pubblici: politici, giornalisti, funzionari, imprenditori, banchieri e ambasciatori?
Terzo danno. Viviamo in Italia e non a Teheran o Riyad. Abbiamo per anni contestato ogni intervento della Chiesa cattolica che ci sembrava invadere il campo della sfera privata. Nelle grande battaglia per il divorzio il mondo laico-democratico aveva sconfitto la pretesa di una parte del mondo cattolico di dettare regole erga omnes attorno ai comportamenti privati. La politica aveva saputo nel nostro paese trovare una linea di confine fra le dure battaglie e il rispetto della vita personale degli avversari. Ogni volta che qualcuno aveva cercato di superare questa sottile linea di frontiera era stato contestato vivacemente. L’intera stampa italiana si scandalizzò durante gli anni di Clinton per il moralismo bacchettone dei repubblicani nella vicenda Lewinsky. Faceva a tutti un certo ribrezzo l’uso delle informazioni sulla vita personale come arma di demolizione di un personaggio pubblico. Con la campagna di Repubblica il moralismo è diventato uno dei tratti fondativi di una nuova sinistra al punto da spingerla a presentare una mozione per sindacare la vita privata degli uomini pubblici. Gli ayatollah non avrebbero saputo fare meglio.
Quarto danno. La battaglia distruttiva contro Berlusconi alimenterà una nuova campagna anti italiana. In Francia non sarebbe possibile. Qui da noi c’è una parte della pubblicistica, della politica e della pubblica opinione che si rinfranca quando il paese viene sottoposto al dileggio. Abbiamo fatto appena in tempo a incassare gli elogi sul G8 che torneremo sulle prime pagine dei giornali stranieri per le storie di escort.
Quinto danno. La sinistra italiana esce stravolta da questa vicenda. Per la prima volta è un giornale a prendere la guida della battaglia politica per imporre i temi su cui l’opposizione deve lavorare. La sinistra laica e riformista non ha avuto il coraggio di sottrarsi a questa deriva. Impaurita per la potente scesa in campo di tutta la corazzata De Benedetti e galvanizzata da un rigurgito antiberlusconiano, la sinistra italiana non ha trovato il coraggio per dire di no allo spionaggio, al moralismo, al bacchettonismo dilagante. L’argomento principe è che il premier è indifendibile perché certe frequentazioni lo esponevano al ricatto. Il ricatto è quello che si sta sviluppando in questi giorni a mezzo stampa nel tentativo di modificare il corso della legislatura con armi improprie.
Dopo queste settimane, l’Italia è un paese un po’ meno laico e siamo tutti un po’ meno liberi.
Il Giornale
