sabato 8 gennaio 2011

venerdì 7 gennaio 2011

Il bello dell'influenza

Oltre a stare al calduccio a casa e risparmiare si riescono a vedere in soli quattro giorni Palombella rossa, La grande abbuffata, Mio fratello è figlio unico, Il mestiere delle armi, C'era una volta in America; nonché a leggere Centomila punture di spillo, L'Italia degli anni di piombo, un quarto de L'Italia giacobina e carbonara. E addirittura un quarto dell'ultimo libro di Vespa.

Gli immigrati - [ Il Foglio.it › Manuale di conversazione ]

Gli immigrati - [ Il Foglio.it › Manuale di conversazione ]

giovedì 6 gennaio 2011

Checco & Nichi

Lettera della Befana

A 11 anni Leopardi si finge la Befana e scrive questa chicca "alla Signora Marchesa Roberti":

Carissima Signora. Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tutti li Signori Ragazzi della Vostra conversazione, ma la neve mi ha rotto le tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la Piscia nel vostro portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni, ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest'altro anno gli porterò un po' di me..a.
Veramente io voleva destinare a ognuno il suo regalo, per esempio a chi un corno, a chi un altro, ma ho temuto di dimostrare parzialità, e che quello il quale avesse li corni curti invidiasse li corni lunghi. Ho pensato dunque di rimettere le cose alla ventura, e farete così. Dentro l'anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti numeri. Mettete tutti questi biglietti dentro un orinale, e mischiateli ben bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l'anessa chiave aprite il baulle. Prima di tutto ci trovarete certa cosetta da godere in comune e credo che cotesti Signori la gradiranno perché sono un branco di ghiotti. Poi ci trovarete tutti li corni segnati col rispettivo numero. Ognuno pigli il suo, e vada in pace. Chi non è contento del corno che gli tocca, faccia a baratto con li corni delli compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. Un altr'anno poi si vedrà di far meglio.
Voi poi Signora carissima avvertite in tutto quest'anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col caffè che già si intende, ma ancora con pasticci, crostate, cialde, cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perché chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra conversazione si chiamarà la conversazione del pasticcio. Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finché non torno, ghiotti, indiscreti, somari, scrocconi dal primo fino all'ultimo.
La Befana.

(Giacomo Leopardi di San Leopardo, 1810)

giovedì 30 dicembre 2010

E' il somaro, bellezza

La bellezza del somaro, film. Critica da sinistra dei radicalchic intellettualoidi affermati fintoalternativi e libertari a corrente alternata. Nevrosi postmoderne della borghesia nostrana rappresentate da macchiette e caratteri: ma è tutto voluto, la Mazzantini è intelligente e l'acume si respira.
L'amore tra una diciassettenne viziata e un settantenne "poeta" è il casus belli per raccontare l'odierno conflitto di generazione tra figli a cui non manca nulla ma che non hanno niente di ciò che conta - speranze educazione futuro- e genitori che hanno avuto tutto, ma forse neanche se lo meritavano. Borghesi de sinistra e de noantri con ideali repressi, sogni infranti, col pensiero unico del conformismo che finalmente sbatte contro il muro della realtà e la bellezza della semplicità. Adorano la psicanalisi e non capiscono gli elementari bisogni d'affetto e passione, inneggiano alla libbertà e alla diversità e vanno già in crisi se il ragazzetto della figlia è nero, sono moralisti moralizzatori ma l'amante non manca mai. Sputavano sentenze ed ora sputano tagliatelle, si riempivano la bocca di sogni, ora di porchetta. Lottavano per cambiare il mondo, ora litigano per non mutare nulla. Da progressisti fuori a conservatori dentro il passo è breve. E il somaro è sempre più bello.

giovedì 16 dicembre 2010

2010 in pictures


Part 1, part 2 and part 3.
The big picture

mercoledì 15 dicembre 2010

Buon compleanno Italia

Articolo di Banti sul Risorgimento (ci ha scritto anche un libro). Mi sono quasi convinto che il Risorgimento abbia tutto sommato fatto bene all'Italia, se si mette in dubbio pure questo non la si finisce più. Ma qui il punto è un altro: è, può essere, deve essere davvero il Risorgimento il mito fondativo della nostra idea di patria?

domenica 12 dicembre 2010

Due sonnambuli

Ho appena scoperto che non esistono solo "I sonnambuli" di Broch, trilogia sull'impero guglielmino e la famigerata disgregazione dei valori, ma anche "I sonnambuli di Koestler", bigino divulgativo e a tratti gossipparo -come non esserlo con la biografia di Ticho Brahe?- sulle concezioni dell'universo e le indagine scientifiche nel Seicento. Opterei per il secondo, preferisco il gossip alla morte dei valori.

sabato 11 dicembre 2010

Verità e amore? Genio e politica

Non capisco chi si stupisce di come sia stato possibile avere il Cav al governo per quasi un ventennio. Ascoltatelo qua: un gioiellino di retorica, c'e' dentro tutto. Il rischio del nemico oggettivo di memoria schmittiana (sinistra illiberale, prima repubblica, stato di polizia tributaria, immigrati clandestini), l'annuncio evangelico (amore e verità, domande retoriche e risposte in forma di credo cristiano, la Terra promessa delle libertà), la categoria del tradimento (che appartiene alle guerre e agli schieramenti militari, non alla politica), un linguaggio estremamente chiaro, di significante popolare e significato populista, superficialità nei contenuti e fascinazione di rimandi, bugie così grandi che invece di repellere l'elettorato medio lo cattura.
C'è poco da fare. Premesso che senza il consenso non si va da nessuna parte, né per la propria carriera di politico né per il Paese, in un regime democratico come quello italiano attuale è lui il genio della politica e della comunicazione: tutti gli altri possono solo provare ad imparare.

Il salame e l'unità d'Italia

Articolo di Liberal.

martedì 7 dicembre 2010

Il bastone del comando

Un Buttafuoco lezioso e visionario.

I meglio libri / 12

- 1861, Fasanella-Grippo
- Senza radici, Ratzinger-Pera
- L'inattesa piega degli eventi, Brizzi
- La nostra guerra, Brizzi
- I malcontenti, Nori
- Le undicimila verghe, Guillaume
- Storia di Cristo, Papini
- Il cuore e la spada, Vespa
- Io e te, Ammaniti
- Momenti di trascurabile felicità, Piccolo

venerdì 3 dicembre 2010

Nichi 'o poèt' / 2

Alle Iene da Lucci.

"Fammi sentire la zeppola". "Una coniugazione latina: fuissem fuisses fuisset."

"Come saluteresti Obama in pugliese?" "Barack, si tu pinz o' Afganistan, se ne ma sci scemaninn se non ce ne ma sci non ce scemescemm" (trad. se dobbiamo andare andiamo, se non dobbiamo andare non andiamo).

"Cos'è il machismo?" "E' l'elaborazione dell'angoscia dell'impotenza che il genere maschile si porta dalla notte dei tempi appresso."

Presidency of JFK, 50 years ago

mercoledì 1 dicembre 2010

Nichi 'o poèt'

Roma è stata assediata da una vera e propria tenaglia militare, che ricorda altre epoche e altre capitali: Roma blindata e sequestrata come Santiago del Cile ai tempi di Pinochet.

Le primarie sono una vera spinta di vita, immettono un alito profumato nel centrosinistra che dice parole che sono in sintonia con la società.

Vorrei che il centrosinistra riprendesse in mano la questione morale con una capacità di autobonifica sconosciuta all'innocentismo "a prescindere" della destra.

Bignardi: perchè si è messo l'orecchino? Vendola: Mi piaceva l'idea di firmare il mio corpo, inserire una micro-mutazione nella mia corporeità.

Indagine sul suicidio

Quando c'è un perché tutti i come diventano sopportabili.

martedì 30 novembre 2010

Giavazzi su Gelmini

«Del valore dei laureati unico giudice è il cliente; questi sia libero di rivolgersi, se a lui così piaccia, al geometra invece che all'ingegnere, e libero di fare meno di ambedue se i loro servigi non gli paiano di valore uguale alle tariffe scritte in decreti che creano solo monopoli e privilegi». (Luigi Einaudi, La libertà della scuola, 1953).
Il ministro Gelmini non ha il coraggio di Luigi Einaudi, non ha proposto di abolire il valore legale dei titoli di studio. Né la sua legge fa cadere il vincolo che impedisce alle università di determinare liberamente le proprie rette, neppure se le maggiori entrate fossero interamente devolute al finanziamento di borse di studio, cioè ad «avvicinare i punti di partenza» (Einaudi, Lezioni di politica sociale, 1944). Né ha avuto il coraggio di separare medicina dalle altre facoltà, creando istituti simili a ciò che sono i politecnici per la facoltà di ingegneria. Perché a quella separazione si oppongono con forza i medici che grazie al loro numero oggi dominano le università e riescono a trasferire su altre facoltà i loro costi.
Ma chi, nella maggioranza o nell'opposizione, con la sola eccezione del Partito Radicale, oggi appoggerebbe queste tre proposte? La realtà è che la legge Gelmini è il meglio che oggi si possa ottenere data la cultura della nostra classe politica.
Il risultato, nonostante tutto, non è poca cosa. La legge abolisce i concorsi, prima fonte di corruzione delle nostre università. Crea una nuova figura di giovani docenti «in prova per sei anni», e confermati professori solo se in quegli anni raggiungano risultati positivi nell'insegnamento e nella ricerca. Chi grida allo scandalo sostenendo che questo significa accentuare la «precarizzazione» dell'università dimostra di non conoscere come funzionano le università nel resto del mondo. Peggio: pone una pietra tombale sul futuro di molti giovani, il cui posto potrebbe essere occupato per quarant'anni da una persona che si è dimostrata inadatta alla ricerca.
«Non si fanno le nozze con i fichi secchi», è la critica più diffusa. Nel 2007-08 il finanziamento dello Stato alle università era di 7 miliardi l'anno. Il ministro dell'Economia lo aveva ridotto, per il 2011, di un miliardo. Poi, di fronte alla mobilitazione di studenti, ricercatori, opinione pubblica e alle proteste del ministro Gelmini, Tremonti ha dovuto fare un passo indietro: i fondi sono 7,2 miliardi nel 2010, 6,9 nel 2011, gli stessi di tre anni fa. «La legge tradisce i giovani che oggi lavorano nell'università, non dando loro alcuna prospettiva». Purtroppo ne dà fin troppe. Per ogni dieci nuovi posti che si apriranno, solo due sono riservati a giovani ricercatori che nell'università non hanno ancora avuto la fortuna di entrare: gli altri sono destinati a promozioni di chi già c'è.
La legge innova la governance delle università: limita l'autoreferenzialità dei professori prevedendo la presenza di non accademici nei consigli di amministrazione (seppure il ministro non abbia avuto la forza di accentuare la «terzietà» del cda impedendo che il rettore presieda, al tempo stesso, l'ateneo e il suo cda). Per la prima volta prevede che i fondi pubblici alle università siano modulati in funzione dei risultati.
La valutazione è l'unico modo per non sprecare risorse, per consentirci di risalire nelle graduatorie mondiali e fornire agli studenti un'istruzione migliore. Per questo l'Anvur, l'Agenzia per la valutazione degli atenei, è il vero perno della riforma. Purtroppo il ministro Mussi, che nel precedente governo la creò, ne scrisse un regolamento incoerente con la legge. Fu bocciato dal Consiglio di Stato e ha dovuto essere riscritto da zero con il risultato che l'Anvur parte soltanto ora.
La legge però non deve essere approvata ad ogni costo. Agli articoli ancora da discutere sono opposti (dall'opposizione, ma anche dalla Lega) emendamenti che la snaturerebbero. Uno alquanto bizzarro, dell'Udc, abroga il Comitato dei garanti per la ricerca, introdotto su richiesta del Gruppo 2003, i trenta ricercatori italiani i cui lavori hanno ottenuto il maggior numero di citazioni al mondo. La scorsa settimana Fli ha proposto che i 18 milioni che la legge finanziaria destina ad aumenti di stipendio per chi nell'università già c'è non siano riservati ai giovani, ma estesi a tutti. Così quei 18 milioni si sarebbero tradotti in venti euro al mese in più per tutti, anziché quaranta al mese per i giovani. Fortunatamente quell'emendamento non è passato. Ma altri sono in agguato, tra cui alcuni che introducono ope legis di vario tipo. Se passassero, meglio ritirare la legge.
Il Pd ha annunciato che voterà contro. Davvero Bersani pensa che se vincesse le elezioni riuscirebbe a far approvare una legge migliore? Migliore forse per chi nell'università ha avuto la fortuna di riuscire a entrare. Dubito per chi ne è fuori nonostante spesso nella ricerca abbia ottenuto risultati più significativi di chi è dentro.

lunedì 29 novembre 2010

Lutto comico

Lotta demenziale

B. is vain, reckless and ineffective. I am vainglorious, fat and inelegant.

Lutto demenziale

giovedì 25 novembre 2010

Debito pubblico: storia vecchia, pericolo nuovo

La FAZ, uno dei rari quotidiani conservatori tedeschi, autorevole ed equilibrato, riporta oggi in prima pagina economica nell'articolo "L'Italia si avvicina al baratro" dati economici conosciuti: debito pubblico più alto d'Europa che supererà quest'anno la soglia del 118% del Pil, crescita del debito stesso al ritmo del 3% annuo contro l'1% di crescita economica, situazione politica incerta, un dopoguerra disgraziato di politica economica miope, timorosa delle riforme impopolari e tutta intenta al mantenimento dei soliti privilegi delle caste.
Nonostante l'ancora buona situazione del debito privato, l'occupazione che ha tenuto, le banche che hanno retto e il famoso risparmio delle famiglie (che però risparmiano sempre meno) l'abisso si avvicina. L'Italia, continua l'articolo, senza provvedimenti economici seri e lungimiranti sarà un pericolo per l'euro, come e più di Grecia e Irlanda. Saremo i terzi dei Paesi PIIGS?
Tutto noto, ok, come le seguenti considerazioni: in Germania la stampa parla della noiosa economia, in Italia di telefonate di vecchi, puttane, tetti, case, feste, messe cantate sulla virtù civile; se il governo dovrebbe (avrebbe dovuto, visto che ormai non c'è più la maggioranza) intraprendere scelte anche impopolari rapide ed efficaci, l'opposizione avrebbe potuto (potrebbe, ma non lo fa perchè non conviene a nessuno) denunciare la gravità della crisi, proponendo soluzioni almeno verosimili. Invece saliamo sui tetti, difendiamo caste, strumentalizziamo categorie, discutiamo di legalità, terzi poli, terzi mondi, guardiamo le cime dei monti (Montecitorio, Montecarlo, Montezemolo) e non ci accorgiamo del precipizio.

lunedì 22 novembre 2010