lunedì 31 agosto 2009

Prostitute d'alto borgo

Ma come si fa a scrivere "prostituta d'alto borgo"? Mi fanno venire il paté d'animo. Certi giornalisti meriterebbero non dico il lignaggio, ma almeno di vivere allo stato ebraico.

Alla destra del padre

Alla sinistra del padre

Dal 25 agosto al 3 settembre

Il clima era quello surriscaldato, incerto ed esausto così ben descritto da Sartre nel celebre incipit de Il rinvio: «Le sedici e trenta a Berlino, le quindici e trenta a Londra. L’albergo si annoiava sulla sua collina, deserto e solenne, con un vecchio dentro. Ad Angoulême, a Marsiglia, a Gand, a Douvres, la gente pensava: “Che cosa farà? Sono le tre passate, perché non scende?”». Era la drôle de guerre, la «strana guerra» che aleggiava da tempo nell’aria di tutta Europa, ma che ancora stentava a esplodere. Due nuove uscite editoriali dello stesso autore - Richard Overy, saggista di grande pregio (ricordiamo il suo La strada della vittoria) - ripercorrono con metodi diversi la storia e le ragioni di quel periodo, più o meno breve a seconda del punto di vista dal quale lo si considera. Sull’orlo del precipizio. 1939. I dieci giorni che trascinarono il mondo in guerra è un agile libretto (pagg. 160, euro 14) con cui Feltrinelli inaugura la collana divulgativa «Storie». In esso viene ripercorso, con stile scorrevole e a tratti vertiginoso, il conto alla rovescia verso il dramma: dal 25 agosto 1939, quando Inghilterra e Polonia firmano un patto per tutelarsi reciprocamente da un attacco tedesco, fino al 3 settembre, quando Inghilterra e Francia dichiarano guerra alla Germania, che aveva già invaso la Polonia. Come scrisse H.G. Wells in un suo romanzo neanche troppo metaforico: «La tensione era arrivata al punto che il disastro sembrava quasi un sollievo e l’Europa era finalmente libera di andare in pezzi». Le origini della seconda guerra mondiale (Il Mulino, pagg. 208, euro 13) ha invece un andamento meno narrativo, più analitico: partendo dagli anni Venti e dalla crisi della Società delle Nazioni, Overy si interroga sulle correnti profonde - economiche, politiche, culturali - che hanno portato al conflitto.

Tintarelle e insolazioni

Le notizie non muoiono sulla carta, né nell'etere, né in Rete. Sopravvivono altrove. Dove, non si sa. Proviamo a immaginarlo.

LA NOTIZIA. Quello regalato nel 1969 dall'allora ambasciatore Usa al primo ministro olandese in occasione della visita degli astronauti dell'Apollo 11 non è un pezzo di roccia proveniente dalla Luna, ma solo legno pietrificato. Questa la «verità» accertata da Xandra van Gelder, responsabile delle indagini condotte sul reperto attualmente custodito presso il museo Rijksmuseum di Amsterdam.
Secondo le informazioni raccolte dai media, a regalare all'allora primo ministro Willem Drees quella che doveva essere roccia lunare furono proprio gli astronauti che per primi misero piede sulla Luna nel 1969, nel corso di un tour compiuto poco dopo il loro rientro sulla Terra.
Alla morte di Drees il reperto venne messo in mostra al museo di Amsterdam e assicurato per un valore di circa 500mila dollari. La Nasa, interpellata sulla «scoperta», non ha saputo dare delucidazioni. (fonte: Ansa, 28 agosto 2009).

FUORI DALLA NOTIZIA. La notizia relativa al falso frammento di roccia lunare donata nel 1969 all'allora primo ministro olandese, è l'ennesima conferma dell'esistenza della vita sul nostro satellite.
Lo afferma l'astrofisico «eretico» olandese Olaf Skrokky nel suo libro È tutto vero, tra pochi giorni nelle librerie italiane. «Se quello, come dice la signora Xandra van Gelder (la responsabile delle indagini condotte sul controverso reperto, ndr) è un pezzo di legno, vuol dire che sulla luna ci sono, o quantomeno c'erano in passato, degli alberi. Lo capirebbe anche un sasso».
Daniele Abbiati

Paura eh?

Come scrive l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski: “La questione comunista in Italia era potenzialmente il più grave problema politico che gli Stati Uniti avessero in Europa”.
L'Italia sospesa, Umberto Gentiloni Silveri

domenica 30 agosto 2009

Afghan democracy



Totalitarismi

Il soggetto ideale di un sistema totalitario non e' il nazista convinto o il convinto comunista, ma un individuo per cui la distinzione tra il fatto e la finzione (ossia, la realta' dell'esperienza) e la distinzione tra il vero e il falso (ossia, i criteri di giudizio) non esistono piu'.
Hannah Arendt, The origins of totalitarianism

Carezze dimenticate

Il Meeting.

Verità

“Quid enim fortius desiderat anima quam veritatem?”

Aldilà

"Ogni uomo seppellito è il cane del suo nulla".

56 anni

Età in cui «non suonano per me se non gli addii, se non i commiati, se non le separazioni, se non le rinunce, se non le condanne. Ho sognato che ripiegavo la mia carne come un mantello senza colore».
D'Annunzio

Artiglierie pesanti

Sofri senior diventa pesante e prosaico quando gli commissionano articoli di politica interna.

Elettori appenninici

L'elettore appenninico è il più esigente: bestemmiatore nelle osterie pur essendo sinceramente credente; ha i tratti rudi e duri del mezzadro ma è autenticamente generoso; collettivista in bocciofila e al circolo ma guai a chi gli tocca il pezzo di terra e l'attività di famiglia; bacchettone in piazza e libertino in domo sua. Mica facile accontentarlo.

giovedì 27 agosto 2009

Ramadan 2009


Libri stupefacenti

Gli uomini non desiderano tanto che la loro consapevolezza operi nel modo giusto, quanto piuttosto che a loro sembri che sia giusto quel che essi fanno, e perciò essi ricorrono a sostanze che alterano il giusto operare della consapevolezza. Lev Nikolaevic Tolstoj.

Sull’ultimo numero di Wired lo scrittore Gianluca Morozzi (dodici romanzi alle spalle) si è prestato a un insolito esperimento: si è «bombato» di Ritalin per una settimana e ha raccontato la sua esperienza in un reportage sotto forma di diario. Scopo dell’esperimento era rispondere alla domanda: si può diventare più intelligenti impasticcandosi? E magari anche più artisti? Il famigerato Ritalin è un farmaco stimolante simile all’amfetamina, che negli Stati Uniti viene massicciamente distribuito, tra polemiche di ogni genere, per curare nei bambini la «sindrome da deficit dell’attenzione». Naturalmente anche gli adulti ne hanno approfittato per migliorare le proprie prestazioni intellettuali.
L’effetto su Morozzi è stato il seguente: a metà pomeriggio del settimo giorno si è messo al computer e non si è più alzato, salvo per andare in bagno, per le successive quaranta ore. E ha scritto un romanzo. «Un intero romanzo - ci racconta. In due giorni! Centoventi cartelle! Ovviamente è la prima stesura, poi la rivedo senza Ritalin. Uscirà la prossima primavera. Ricordo che anche Kerouac ha scritto Sulla strada quasi in un’unica seduta, su un rotolo di carta, assumendo benzedrine. Il Ritalin mi ha dato una velocità e una facilità di scrittura incredibile, come se tutte le parole e tutte le idee coesistessero nella mia testa: si trattava solo di metterle sulla carta. Ma non ripeterò l’esperienza. Di solito ci metto tre mesi per abbozzare un romanzo, e non due giorni, e a me va bene così».

mercoledì 26 agosto 2009

Conte canta e conta

I poeti di Paolo Conte, in ordine di importanza: Pascoli -il primo, "per ritmo e cadenza"-, Campana, Seferis, Sbarbaro, Montale, Sereni.
Il romanzo migliore: Vedrò Singapore? di Piero Chiara, "la perfezione".
via La Stampa

Onda lunga su onda lunga

Adattarsi? No, arrancare.

L'estate sta finendo

Antoine de Roquelaure

Cavaliere di Malta, libertino e audace blasfemo, avvezzo a intrufolarsi tra le devote durante la messa canticchiando oscenità sodomitiche, a lanciare bestemmie nella cattedrale di Saint Etienne e persino a consacrare fette di arancia a mo' di ostia, offrendo la comunione a un cane e alla vagina di una prostituta. Arrestato, rinchiuso nella Bastiglia, riuscirà ad evadere e a riprenderà le sue turpitudini, come l'elemosina al mendicante purchè bestemmiatore, destinata a divenatre una scena chiave del Don Giovanni di Molière.

Théophile de Viau

Nato in una famiglia ugonotta, ebbe vita movimentata. Studiò dapprima all'Académie de Saumur e all'università di Leida. Prese parte alle guerre di religione in Guienna dal 1615 al 1616. Dopo la guerra divenne un brillante poeta nella corte reale. Entrò in contatto con le idee epicuree del filosofo italiano Lucilio Vanini il quale metteva in dubbio l'immortalità dell'anima.
Nel 1622, una raccolta di poemi licenziosi "Le Parnasse satyrique"; de Viau fu denunciato e condannato a presentarsi a piedi scalzi di fronte a Notre Dame di Parigi per essere bruciato vivo (1623). Poiché si era reso irreperibile, la sentenza fu eseguita in effigie; alla fine il poeta fu catturato, mentre si apprestava a scappare verso l'Inghilterra, e rinchiuso nella prigione della Conciergerie a Parigi per quasi due anni. La vicenda diede luogo a varie discussioni fra gli studiosi e gli intellettuali: furono pubblicati 55 pamphlet, sia a favore che contro de Viau. La pena fu commutata in quella del bando perpetuo e de Viau trascorse i restanti mesi della sua vita a Chantilly sotto la protezione del Duca di Montmorency.

Giulio Cesare Vanini

Prima cattolico, poi anglicano, poi sensista e predarwiniano sui generis, libertino. Arrestato e processato per blasfemia, condannato al rogo nel 1619.

S'i fosse acqua - Atene


Piove Impero ladro

E' noto a chi, come me, ha studiato la storia del paesaggio italiano come, dopo la fondazione di Roma, il clima in Italia fosse molto piovoso. Plinio il Vecchio nel secolo I poteva scrivere "immo vero tota Italia nimborum creatrix est" (in verità tutta l'Italia è madre di acquazzoni e temporali). La caduta dell'Impero Romano corrispose invece ad un lungo periodo di siccità. Mentre il nostro Medioevo fu caratterizzato da un "ottimo climatico" con un deciso aumento delle temperature che, se provocò il dilagare delle paludi costiere con l'innalzamento del livello del mare, consentì di costruire i borghi e di coltivare i cereali anche in montagna. Questo periodo fu seguito, in pratica sino alla fine dell'Ottocento, da quella che i climatologi hanno chiamato "piccola glaciazione". E' veramente difficile far corrispondere a questi periodi delle variazioni nei comportamenti umani.
Bruno Filippo Lapadula

Io e noi

Questa nostalgia del Noi, elevata a dignità letteraria nel romanzo di Veltroni e indicata come motivo dell'insuccesso del suo governo nell'articolo di Prodi, non solo è inattuale, perché non corrisponde più alla società italiana di oggi. È anche pericolosa. Per due ragioni. La prima è che se una politica di progresso è giudicata impossibile in presenza di egoismo e individualismo così diffusi, non c'è niente da fare se non aspettare una palingenesi culturale e antropologica. E, a quel punto, effettivamente romanzi e articoli servono più della politica. La seconda ragione è che ogni volta che si esalta un Noi, si indica implicitamente anche un Voi. E quel Noi generico e aulico diventa allora un noi-noi, la nostra parte politica, quelli che la pensano come me, la nobile minoranza che condivide la mia stessa nostalgia. Mentre voi, gli altri, la maggioranza che state dall'altra parte, siete ciò che impedisce a noi, i migliori, di trionfare. Il che equivale - se mi si passa la battuta - alla più perfetta delle vocazioni minoritarie.