lunedì 7 settembre 2009

sabato 5 settembre 2009

Risus abundat

L’umorismo che per Kundera era “il fulmine divino che scopre il mondo nella sua ambiguità morale”, foriero di precarietà e tremende incertezze, oggi è stato sepolto dagli “amuseurs”, sotto la lapide della loro ilarità perpetua. Il riso dell’umorista sfidava la muta, quello degli addetti al continuo divertimento di massa invece la scatena: il primo era una forma di dubbio, che scuote le certezze dell’ideologia, mentre il secondo è un verdetto che taglia le teste di chi è in alto e punisce a colpi di caricatura tutti i retrogradi e i reazionari che col loro anacronismo contravvengono alla malizia dello spirito del tempo. Cos’è successo per essere arrivati a tanto? “Difficile da capire”, dice Finkielkraut. “E’ una delle incrinazioni teratologiche della passione egalitaria, che io certo condivido, pur riconoscendo che può assumere forme spaventose o oscene. L’attuale spirito di derisione testimonia il rifiuto di ogni forma di trascendenza. E’ come se la bellezza, l’esigenza, la grandezza fossero un insulto all’eguaglianza, ma in questo modo il riso chiude la parentesi dell’umorismo e torna alle sue origini barbariche. Il riso è, sì, proprio dell’uomo, ma il barbaro, come l’uomo contemporaneo, ride delle differenze, delle difformità, di tutto ciò che lo allontana dalle sue certezze. E’ come se desse la caccia alla grandezza e vendicasse la mediocrità dall’affronto che la superiorità le infligge”. ... Noi siamo soggetti a un regime di ilarità permanente, che si avvolge negli orpelli dell’umorismo, mentre lo sta uccidendo. L’impostura consiste nel presentare come resistenza al potere politico l’espressione di un potere ben più forte com’è quello dell’opinione, privo di limiti e contropotere. Tant’è che di tutto si può ridere tranne che di quelli che fanno ridere, i quali, se vengono criticati, gridano alla censura”.
M.Valensise

Anti-briganti

Il "brigantaggio".

Trova l'erore

venerdì 4 settembre 2009

Baarìlla

Volevo vederlo, questo "affresco" di formazione idealnostalgico nostrano condito coi sapori del sud. Sto cambiando idea.
Baaria sembra uno spot Barilla di tre ore. Che fracassamento di palle.

Fare le scarpe

Verissimo, anche al mio paese. Pensa se era proctologo.
C’è uno qua che ha un negozio di scarpe, quando ti saluta ti guarda sempre le scarpe.

giovedì 3 settembre 2009

Cuccioli di vespa

Anche se il mio amico LB dimostra il contrario. Ma la Vespa e' bianca.
Quando hai un cucciolo (di cane), stai pur sicuro che molte ragazze si fermeranno, ti diranno che bello, ti chiederanno quanto tempo ha, eccetera, e questa, non bisogna neanche dirlo, è una cosa che fa piacere, si fan anche delle amicizie, e poi, chi lo sa.
Ecco, se hai una Vespa Sprint Veloce 150, verde, del 1973, in ottimo stato, fa lo stesso effetto. Ma con i maschi.

S'i fossi de sinistra

Gli darei ragione.
Il viaggio bertinottiano al termine della storia della sinistra italiana è lungo, è storico. E va dall’ammissione della superiorità del modello europeo e occidentale del dopoguerra («Non ci piaceva, l’abbiamo combattuto in ogni modo, ma è quello che ha creato il miglior sistema di conquiste sociali di sempre») alle quattro grandi occasioni perse: la Primavera di Praga non capìta, il Sessantotto non colto, il periodo fra la fine della prima Repubblica e l’inizio della seconda non capitalizzato in termini di conquiste sociali, e i governi di centrosinistra, le due vittorie elettorali di Prodi: «Non siamo riusciti a fare una cosa, una sola, di quelle per cui ci hanno mandato al governo».
Una percentuale. «Il 65% degli operai del Nord vota Berlusconi o Lega. Di fronte a questo dato, di cosa vogliamo parlare? Quando vogliamo ricominciare la discussione?».
Domande più interessanti di quelle su Noemi.

Guerre creative

Nel linguaggio e nel sentire comune prevale la connotazione negativa delle crociate.
«Sarà qualche anticorpo illuminista che abbiamo ancora in circolo? Battuta a parte, allo storico spetta capire e non giudicare perché nel Medioevo si diffuse questa forma sui generis, anche violentissima, di pellegrinaggio in Terra Santa fatto da gente che ci credeva davvero. Erano uomini pronti a rischiare la vita, a stare lontani da casa per anni, con concrete probabilità di non tornarci, per rivivere la Passione di Cristo, per penitenza, perché pensavano che l’esistenza avesse un senso che andava al di là degli interessi materiali quotidiani».

Le crociate furono guerre creative?
«La guerra non è mai creativa in sé. È un fenomeno complesso, doloroso e devastante. Sovente, va detto, stimola la creatività degli uomini che la fanno».

Per questo la affascina?
«La storia è interessante perché rappresenta un’enorme casistica di comportamenti umani: ci dice molto di noi. Restando alla guerra, i documenti dimostrano che si è sempre fatta, che è stata sempre considerata importante nella società e che si sono tributati sempre onori ai combattenti. Se nemmeno il primo Cristianesimo ha potuto estirparla, dovremmo convincerci che si tratta di un aspetto del genere umano con cui faremo i conti in eterno».

Alessandro Barbero: ha appena pubblicato Benedette guerre. Crociate e jihad (edito da Laterza nella collana dei Libri del Festival della Mente, pagg. 95, euro 10), brillante riflessione storica sulle guerre di religione.

Da aggiungere a "i meglio libri".

mercoledì 2 settembre 2009

Un attimino tardi

Si e' svegliato tardi. Ora ha l'occasione per dire qualcosa istituzionalmente di sinistra, o di sinistramente istituzionale.

Tosar maiali

E' una tutta strilli e poca lana, come diceva quello che tosava i maiali.

1000

L'eccedenza snob

«Si scrive quando la gioia o il desiderio di vivere non basta. Si scrive quando e perché si è malati». Leggere è la convalescenza della malattia scrittoria, quella condizione intermedia fra ricaduta e rinsavimento. Si mangia in bianco, si beve acqua, si va a letto presto. E con un libro che ci aiuti a non guarire del tutto.
Vittorio Sermonti, Il vizio di leggere

Scarcity

“The first lesson of economics is scarcity: There is never enough of anything to satisfy all those who want it. The first lesson of politics is to disregard the first lesson of economics”. Thomas Sowell

In tutta coscienza

“Non mi rammarico di avere sempre seguito la voce della coscienza”.
A.Hitler, 30 aprile 1945, poco prima di suicidarsi.

Sanguis Christi, inebria me

Chi combatte l’alcol ha letto il Corano e non il Vangelo: Gesù ha cambiato l’acqua in vino, mica in crodino.

Due righe di codice

martedì 1 settembre 2009

Destra = Sinistra

Il Demiurgo a Teutoburgo

Esattamente duemila anni fa si svolse in Bassa Sassonia la battaglia di Teutoburgo. Roma subì una delle più gravi sconfitte della sua storia, quella che mise fine alla sua espansione in Germania. L'evento, che sancì per sempre il confine tra mondo germanico e latino, rappresentò anche l'inizio della storia della Germania. E il numero in questi giorni in edicola della rivista mensile «Storica National Geographic» dedica allo scontro un ampio articolo che racconta passo per passo la battaglia, analizzando cause e conseguenze della disfatta.

Farsi beffa di Boffo

Diamoci una regolata, senno' altro che 24 luglio, siamo al 9 giugno.
Leggere qui e imparare a memoria.