venerdì 4 dicembre 2009

Quarto nomos e quarto logos

Alla caduta del Muro piansi d’emozione. Il Muro non era una frontiera. Le frontiere possono essere un luogo di scambio: filtrano, non fermano i flussi. Ma non ci sono scambi dove c’è un muro. Nei decenni il Muro di Berlino mi parve un’orribile cicatrice. Vederlo crollare fu una vera gioia, così come sentire i manifestanti delle due Germanie gridare in coro: Wir sind ein Volk! (Siamo un solo popolo!). Le delusioni vennero dopo.

Innanzitutto la riunificazione tedesca non fu superamento dei sistemi della Repubblica federale di Germania (Brd) e della Repubblica democratica tedesca (Ddr), ma assorbimento della Germania est nella Germania ovest. I tedeschi orientali divennero «occidentali». Passarono dalla Ddr, sotto influenza sovietica, alla Germania, sotto influenza «atlantica».

Annuncio dello sgretolarsi del sistema sovietico, la caduta del Muro di Berlino non segnò solo la fine del dopoguerra. Chiuse anche il XX secolo, il «secolo breve»: 1917-89 (la guerra del 1914 cambiò natura nel ’17, con la rivoluzione russa e l’entrata in guerra degli Stati Uniti). Più in generale, finì l’ampio vasto ciclo della modernità, cominciato dal Rinascimento. Dagli anni ’90 siamo nell’era postmoderna, non più nell’era degli Stati-nazione, ma in quella delle comunità, delle reti e dei grandi complessi continentali.

Troppo spesso si dimentica il contributo alla globalizzazione dato dalla fine dell’Urss. Ormai il pianeta è unificato, ma di un’unificazione dialettica, perché, in reazione al movimento principale, comporta un’altra frammentazione. Ma le frontiere non fermano più niente: né uomini, né merci, né comunicazioni, né tecnologie. I mercati finanziari agiscono in «tempo reale» da un capo all’altro della Terra. In un attimo le crisi locali diventano mondiali. La tecnoscienza s’estende ovunque. Il liberalismo e la logica del capitale dominano tutto, mentre l’ideologia dei diritti dell’uomo è la nuova religione civile. Un mondo di tal fatta non ha più nulla d’«esterno» (nel senso che, durante la Guerra fredda, il «mondo libero» era «esterno» al blocco sovietico). È ciò che Paul Virilio chiama globalitarismo.

Infine la caduta del Muro di Berlino estingue il Nomos della Terra risalente al 1945. In greco nomos è «legge», ma anche, in origine e in generale, «ripartizione, spartizione». Il Nomos della Terra descrive la disposizione generale dei rapporti di forza internazionali. Carl Schmitt distingue il susseguirsi di tre grandi Nomos della Terra: il primo va dalle origini alla scoperta del Nuovo Mondo; il secondo si confonde con l’ordine degli Stati-nazione nati dal trattato di Westfalia; il terzo scaturisce dalla fine della II guerra mondiale e si connette all’ordine binario (americano-sovietico) di Yalta. La nostra epoca d’incertezza e transizione - quanto lontana dalla fine della storia, annunciata da Francis Fukuyama! - ci fa chiedere: quale sarà il quarto Nomos della Terra? Avremo il mondo unipolare, consacrazione del potere planetario della potenza dominante, gli Stati Uniti d’America; o avremo il mondo multipolare - pluriversum, non universum -, dove i grandi complessi culturali e civili si manterranno diversi, agendo come poli regolatori della globalizzazione?

La questione del quarto Nomos della Terra pone però anche il problema della «quarta teoria politica». Il XVIII secolo vide nascere il liberalismo; il XIX, il socialismo; il XX, il fascismo. Nel XXI quale teoria politica nascerà? Oggi ogni grande ideologia che abbia formato la modernità è in crisi e, come ogni famiglia politica, cerca una nuova identità. La teoria politica del futuro combinerà e supererà, nel senso hegeliano del termine, le passate teorie. Tenterà di combinare libertà e giustizia sociale, lotta all’alienazione e volontà d’autonomia, senso della misura e affermazione di sé, valori disinteressati e «comune decenza» (common decency) di George Orwell. C’è una connessione fra globalizzazione, postmodernità, quarto Nomos della Terra e quarta teoria politica.

Alain de Benoist

giovedì 3 dicembre 2009

Ayn Rand

Peccato non trovare on line l'articolo su carta che ho letto. Parla di Ayn Rand, di oggettivismo e libertarianismo, anarco-capitalismo e miniarchismo, del capolavoro della Rand, della sua vita un po' folle tra il marito, un giovane amante e principale discepolo, la moglie di lui, e l'amante giovane di lui.

Nata deviata

Ricompare dopo oltre cento anni un libro di storia, filologia, archeologia, scienza, psicologia, romanzo e feuilleton, manuale e atlante. Sulla donna.

Pompei

Tour panoramico.

Maleficenza

Meglio amare il terzo mondo che il prossimo.
Macché Telethon, macché beneficenza. Per constatare la crescente maleficenza, quanto l’uomo abbia in dispetto l’uomo, basta osservare i nuovi treni. Sono in via di estinzione le carrozze con scompartimenti, che ti spingevano a dire almeno “buon giorno” quando entravi e “buon proseguimento” quando uscivi, e a grande richiesta della clientela dilagano le carrozze tipo pullman, dove non si corre il rischio della conversazione. Ognuno nella sua bolla, gli occhi dentro il computer, le orecchie chiuse dagli auricolari. Corteggiare la ragazza brufolosa, cedere il posto alla persona anziana, prendersi cura del bagaglio della signora, è beneficenza che nessuno compie perché hanno tutti già donato, e non gli è rimasto niente.
C.Langone

Detti francesi

L'homme arrive novice à chaque age de la vie.
Quand nous ne sommes plus des enfants, nous sommes déjà morts.
J'appelle journalisme tout ce qui sera moins intéressant demain qu'aujourd'hui.
E.Flaiano, Diario degli errori

mercoledì 2 dicembre 2009

Inferni italiani

L'inferno che l'italiano si ostina a immaginarecome un luogo dove, bene o male, si sta con le donne nude e dove coi diavoli ci si mette d'accordo.
E. Flaiano, Diario degli errori

Piedi civili

La civilta' e' una questione di piedi al caldo. Dove i piedi sono trattati bene, il resto va bene.
E.Flaiano, Diario degli errori

Geopodologia

Arte di restare coi piedi per terra.

Spaccadivanetti

Ragazza che pur di fare del cinema e' prodiga delle sue grazie coi produttori.

Maggioranza epica

L'ira del Cav: la Predelliade.
L'uomo dal multiforme ingegno: la Bondissea.
Le armi e l'uomo partito dalla fiamma: la Fineide.

Afghanistan, November 2009

Bellissime. Ma attenzione alle immagini 11 e 28.

Oral sex

Quant'e' lungo il tuo?

Non sopporto i siti internet per comprare libri che non scrivono il numero di pagine e le tre dimensioni. Io voglio sapere quanto e' grosso, dove e come lo posso mettere, se e' facile o meno tenerlo in mano. E' un oggetto d'amore.

"Statte quieto"

Fini isolati

Non avrei mai creduto, fino ad alcuni anni fa, che un ex PCI potesse aver ragione su Fini. Il primo osserva e trae ragionevoli conclusioni, il secondo decanta ovvieta' torbide e pericolose per il Paese. Fossi il Cav arderei 'l mondo, fossi Fini mi spegnerei.

martedì 1 dicembre 2009

Incontri alla fine del mondo

La mia infanzia è stata totalmente separata dal mondo esterno. Da piccolo non sapevo niente del cinema e per me non esistevano neanche i telefoni. Un’automobile era una cosa assolutamente straordinaria. All’epoca Sachrang, pur trovandosi solo a un’ora e mezza di macchina da Monaco, era un posto talmente isolato che ho visto per la prima volta una banana all’età di dodici anni e ho fatto la mia prima telefonata a diciassette. La nostra casa non aveva il water con lo scarico; anzi, non c’era proprio l’acqua corrente. Non avevamo materassi: mia madre riempiva sacchi di lino con felci seccate. D’inverno faceva così freddo che l’alito si congelava e la mattina quando mi svegliavo trovavo uno strato di ghiaccio sulla coperta. Ma è stato meraviglioso crescere così. /…/ A tutt’oggi, una parte di me non si è ancora adattata alle cose che mi circondano. Per esempio, ho ancora difficoltà col telefono. Sobbalzo ogni volta che squilla.
Potrebbe sembrare bizzarro alla gente di oggi, ma cose come il ritrovamento di una scorta di armi ci hanno garantito un’infanzia meravigliosa. Tutti pensano che crescere in mezzo alle rovine delle città sia stata un’esperienza terribile. Non ho dubbi che lo fu per la generazione dei nostri genitori, che ha perso assolutamente tutto; ma per i bambini si è trattato di un periodo davvero stupendo. I bambini di città occupavano interi quartieri distrutti dalle bombe e si appropriavano dei resti degli edifici, andandoci a giocare e trasformandoli in teatri di grandi avventure. Questi bambini non vanno affatto commiserati. Tutte le persone che conosco e che hanno passato l’infanzia tra le rovine della Germania postbellica vanno in estasi per quel periodo. Era anarchia nel senso migliore della parola.
W.Herzog

Cultural diversity

The 5 dimensions of the cultural diversity and the scores of G.Hofstede for the different countries.

Un giornalista intelligente

Riduzioni e adattamenti. Borsellino su Mangano e Berlusconi. Ancora a proposito di strumentalizzazioni: quelli capaci di strumentalizzare Capaci.

Un Prodi intelligente

Non tutte le ciambelle vengono senza buco, in casa Prodi. Si parla di global warning.

De la gérontocratie

«Che straordinario istinto di dominazione muoveva dunque la turbolenta generazione dell’89. Essa ha cominciato con l’interdire i propri padri, e finisce con il diseredare i propri figli. Il risultato è una Francia concentrata e rimpicciolita in sette-ottomila individui “eleggibili”, ma asmatici, gottosi, paralitici, arteriosclerotici».
Si riferiva al 1789. Che bello il parallelo tra la generazione del 1789 e quella di due secoli dopo. Il libro: Riportando tutto a casa.

Bad sex award

«Quando egli baciò la sua calda, soffice bocca, un poco illividita in un angolo, seppe all’istante che era stata con un altro uomo, e di recente - quel debole ma inconfondibile retrogusto di ostriche andate a male misto a segatura - ed ebbe la conferma che quella era la bocca di una ragazza indaffarata».

Figlio di papa'

"Figlio mio, vattene dall'Italia".
1) Espediente giornalistico-letterario abusato per dire che l'Italia di Berlusconi fa cagare.
2) Io, fossi il figlio, gli risponderei: papa', vattene in quell'altro posto che conosci bene, fai pure prima che arrivare al paradisiaco "estero".
3) Se fossi il figlio, poi, neanche lavorerei ma sputtanerei i soldi di papa', il quale, pur avendo "fallito", di strada ne ha fatta, sebbene in un Paese non "normale", dove non conta il merito ma "l'affiliazione politica, di clan, familistica".

Giorgio Soavi

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