mercoledì 11 novembre 2009

Cum grano salis

Il latino nelle scuole. Inglesi.

Vohabolario

Sono 1.800 i modi di dire e proverbi curiosi e antichi e 3.300 le voci, le citazioni letterarie, le schede su personaggi storici arricchite da una vera e propria appendice-guida con tanto di grammatica alla lettura del dialetto toscano. È il «Vohabolario del vernaholo fiorentino e del dialetto toscano di ieri e di oggi» curato dal linguista Stefano Rosi Galli (Romano editore, 424 pagine, 12 euro). Oltre alle spiegazioni del significato dei termini toscani, nel volume si trovano anche storie popolari che illustrano le origini delle espressioni e note etimologiche arricchite con esempi pratici per esemplificarne l'uso concreto nella vita quotidiana. Il tutto per scoprire i segreti della lingua amata, parlata e scritta dai grandissimi letterati nati a Firenze, da Dante a Machiavelli e Guicciardini, per limitarsi ai sommi.

Tasti giganti

Era ora. Dovrebbe essere fatto anche per i telefonini, come mi diceva due anni fa il mio amico Luca, precursore tecnologico.

Fimmini

Il nuovo libro di Buttafuoco: qui si puo' "sfogliare" il primo capitolo.

Immigrazione

Il contributo di FareFuturo in pdf: "Immigrazione integrata e cittadinanza di qualita'". Non so perche' ma non ho tanta voglia di leggerlo.

domenica 8 novembre 2009

Moi, j'étais là

9 novembre 1989

De finibus

Gentile presidente Fini, ora tocca a lei.
Se ho capito bene, la sua cavalcata in solitario, con un seguito di truppe agili e disimpegnate, ha scopi politici limpidi.
Dai suoi buoni discorsi, e interessanti, pronunciati quando si sciolse il suo ex partito e quando fu fondato quello strano animale che è il Popolo delle libertà, avevo capito questo: che Fini non vuole trasformare la presidenza della Camera, e il suo stesso ruolo personale, in centro di organizzazione di quei fuochi di guerriglia politicante ai quali ci hanno abituato le logiche di coalizione del nostro sistema politico, a sinistra e anche a destra.
Mi ero permesso di dire che il suo percorso politico era diventato interessante proprio perché intendeva risparmiarci il solito esercizio di un rissoso, logorante e nichilista potere di coalizione piegato alla sola e diretta e immediata esigenza di aumentare lo spazio di movimento di una leadership rispetto a tutte le altre.
Insomma la solita logica dei ricattucci e dei condizionamenti di vista corta, per costruirsi rendite ai danni di “quello grosso”.

Da mesi cerco di spiegare ad amici e lettori, che poi è la stessa cosa, quel che mi sembra di avere capito: che lei non fa il furbo, anche perché il piccolo cabotaggio non le conviene, e che le sue ovvie e legittime ambizioni passano bensì per una distinzione di ruolo, di cultura istituzionale, di programma riformista rispetto all’inventiva e mobilità di un sempre vivace e qualche volta frenetico Silvio Berlusconi, ma non per la demolizione o consunzione di coalizione, partito, ruolo di governo e credibilità del campo di forze, di centro e di destra moderata europea, in cui milita in alleanza con berlusconiani e leghisti ormai da oltre quindici anni.

Se ho capito bene, ora mi piacerebbe essere rassicurato.
Lei sa perfettamente, infatti, che dietro le tensioni di questi giorni c’è un solo vero dilemma in azione: della guida di questo paese decide il popolo o decide l’ordine giudiziario?
Sappiamo bene che in un sistema di poteri equilibratamente divisi, la legalità ha un suo percorso, parallelo o anche incrociato a quello del potere, e che alla fine i conti con la legge deve farli chiunque, anche il potente.
Ma sappiamo anche bene, assai bene e per esperienza diretta, quell’esperienza che ha fatto civilmente di noi ciò che siamo, compresi gli ultimi quindici anni delle nostre vite, che la divisione equilibrata dei poteri in Italia è entrata in crisi, che il filtro parlamentare voluto dai Padri costituenti (art. 68 Cost.) è stato travolto da un’ondata di demagogia, e che oggi – prima di un’organica e seria riforma della giustizia che regoli innanzitutto il suo rapporto con la sovranità popolare e coloro che sono delegati a esercitarla – non è possibile scantonare da quel dilemma.
Prodi è a casa perché hanno arrestato la moglie di Mastella e tutta la sua famiglia politica; D’Alema è in riserva della Repubblica invece che in campo perché ha dovuto sottrarsi con l’immunità europea alle attenzioni della magistratura; Di Pietro ha il dieci per cento perché ha fatto delle vecchie inchieste di Milano il trampolino di lancio per una carriera politica qualunquista; e Berlusconi, che ha resistito alle inchieste sbocciate subito dopo la sua discesa in campo, battendosi con ogni mezzo e con assoluto sprezzo del pericolo, viene rimesso in discussione nella sua legittimità e nella sua leadership con le solite modalità e il solito accanimento politico che gli elettori hanno censurato per ben tre volte, dandogli il consenso per governare e per eleggere i presidenti di Camera e Senato.

Gentile Fini, delle due l’una: o lei accetta solidalmente gli escamotage che il circolo del presidente del Consiglio troverà per evitare una condanna a oggi sicura nel solito processo milanese antiCav oppure deve prendere l’iniziativa e trovare lei una soluzione accettabile, mediando e rifinendo gli strumenti legislativi opportuni.
Anche i suoi collaboratori della Fondazione e del buon giornale rinato, il Secolo, dovranno smetterla di comportarsi da osservatori ed esperti un po’ viziati, e darci dentro con le esigenze, le pressioni, le energie e le spinte della politica.

Io penso che a lei non convenga ergersi, posto che lo si possa fare, su un campo di macerie.
Penso che l’elettorato di destra e di centro non capirebbe mai un defilamento dalla linea di resistenza democratica all’assalto militante di certa magistratura.
Penso che la legislatura debba fare il suo corso, senza ribaltoni, e che sarebbe sbagliato sia ridurre la complessità felice della nuova forma assunta dal centrodestra, il suo ruolo autonomo compreso sia far finta che la questione della giustizia sia un problema personale di Berlusconi.
Quindici anni di storia italiana dimostrano che non lo è.
Con osservanza

Giuliano Ferrara

La crescita personale

"Formare le giovani generazioni, dalle quali dipende il futuro, non e' mai stato facile, ma in questo nostro tempo sembra diventato ancor piu' complesso", ha detto oggi il Pontefice.

Strani amori

Progresso: il fine e la fine

Sono arrivato ancora a meta' libro, serve tempo: coi suoi giudizi e pre-giudizi sta scardinando pure quei pochi su cui baso il mio debole argomentare. Spero diventi un libro di testo nelle scuole superiori.
Immaginate un tredicenne seduto nel soggiorno della sua casa a fare i compiti di matematica mentre tiene sulle orecchie gli auricolari del suo walkman o guarda mtv. Gode delle liberta' conquistate nei secoli a caro prezzo dall'alleanza tra il genio filosofico e l'eroismo politico, consacrate nel sangue dei martiri; gode delle comodita' e del tempo libero che gli offre l'economia piu' produttiva che il genere umano abbia mai conosciuto; la scienza ha penetrato i segreti della natura per offrirgli i migliori suoni e riproduzioni di immagini elettroniche di cui sta fruendo. E in che cosa culmina il progresso? In un ragazzino nella puberta', il cui corpo vibra con ritmi orgasmici; le cui sensazioni sono espresse in inni alla gioia dell'onanismo e dell'uccisione dei genitori; la cui ambizione e' conquistare fama e ricchezza, imitando il travestito che fa musica. La vita e' diventata una fantasia di masturbazione non stop commercialmente preconfezionata.
Allan Bloom, La chiusura della mente americana - I misfatti dell'istruzione contemporanea

Mussolini romanziere

"L'amante del cardinale", rinnegato dall'autore stesso, in uscita in questi giorni.

Muro & Muri

Il mondo in cui viviamo sorge su due distruzioni: quella benefica del 9/11 di Berlino e quella malefica dell’11/9 di New York. Si avvia a tornare multipolare, non più dominato da una Sola Superpotenza, gli Usa. I nemici non sono più delimitati da un territorio e da uno Stato, ma sono interni, diffusi e virali: il cortocircuito tecnologico e ambientale, demografico e migratorio, esistenziale e autodistruttivo. I muri invisibili sono i più difficili da abbattere.

sabato 7 novembre 2009

Evitare governi di minoranza

Le analisi di L. Festa sono ineccepibili. Il PD tra Casini e Di Pietro, tra Rep. e il Fatto, tra verita' e passato.

Costruire governi di minoranza

A volte ritornano.
Ieri ha conversato lungamente con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, il giorno precedente aveva incontrato Gianfranco Fini, la settimana prima era stato intrattenuto da Pier Luigi Bersani ma soltanto dopo aver ricevuto Francesco Rutelli e aver confortato il governatore veneto Giancarlo Galan: un’ipotesi di accordo con tutti, una mezza promessa a ciascuno. Che la bocciatura del lodo Alfano avrebbe provocato qualche scossetta nel centrodestra era ovvio; che avrebbe finito col restituire una parvenza di centralità tattica a Pier Ferdinando Casini è una novità delle ultime ore.
Il rentier post democristiano era stato condannato all’irrilevanza: “Tieniti il progetto io mi prendo i voti”, gli disse Berlusconi alla vigilia del divorzio. Da principe frondista alla corte del Cav. a santo bevitore della politica, l’ex allievo di Forlani dopo la presidenza della Camera sembrava precipitato nel sottoscala del Palazzo. Avrebbe potuto governare col centrosinistra ma non l’ha fatto, avrebbe voluto influenzare Berlusconi ma non c’è riuscito, poteva sublimarsi nel Pdl e invece si è ridotto a pochi deputati da far sopravvivere di stenti; una razza democristiana in estinzione, un gruppetto di marziani proporzionalisti all’interno di un circo bipolare e bipartitico. E invece no.

Rovesciare governi di minoranza

Riecco Bertinotti!

venerdì 6 novembre 2009

Satira con le palle

Il socialnetwork

Qui si spiega come funziona.

Quoque tu, Bruto

La cosa piu' preoccupante di lui (Bruto) era che scriveva saggi sulla Virtu'. La Virtu' e' una di quelle signore perbene che si amano, quando si amano, senza parlarne.

I.Montanelli

Testa o croce

E la foto di Giorgetto?

Il vino e il bello

Ringrazio Paolo Massobrio perché col suo “I giorni del vino” (Einaudi) primo mi ha fatto tornare la voglia di bere il frutto della vite (il mio alcolismo è piuttosto influenzabile e Kingsley Amis stava portandomi sulla cattiva strada del whisky e del gin), secondo mi ha fatto conoscere un episodio cruciale legato a don Giussani. Una missionaria scrisse al grande educatore di sentirsi impotente di fronte alla sofferenza che la circondava, altri le avrebbero risposto con vaghe parole, lui le rispose innanzitutto con soldi. Ma non soldi per l’essenziale: soldi per il superfluo. “Ti mando questo denaro perché ti compri qualcosa che sia per te molto bello. Ricordati: perché tu possa continuare a dare agli uomini che incontri è essenziale che tu non perda il gusto del bello”. Anche il mio armadio adesso è felice, per la prima volta si sente capito.
Langone

Lo scrittore e' morto

Dov’è l’amato e odiato Céline? E il faustiano Thomas Mann? Dove il deprecato Mishima? Dove la geniale ingenuità di un Serpente piumato? E Caldwell con la sua testa da taglialegna? Dove gli allegri e tragici bevitori di Steinbeck? E Malcolm Lowry in meditazione alcolica ai piedi del Popocatepetl? Camus con la sigaretta all’angolo della bocca, l’occhio strabico di Sartre, il bevitore di Roth, e Vittorini che affascinava anche se non sapeva scrivere romanzi, Comisso tra entroterra e mare, Malraux eroico e menzognero, Bernanos atticciato d’ira contro gli imbecilli, il sottile Kawabata vigile tra fanciulle addormentate, Santiago e il grande marlin, la luce di Faulkner, i torbidi di Moravia, la Sicilia di Sciascia, le ipocondrie di Gadda, le bordate corsare di Pasolini, l’infido Capote, i santi vagabondi di Kerouac, lo sguardo obliquo di Malaparte, il labbro cadente di Montale, l’occhio rapace di Ungaretti...

2012

Un film che strage solo di cristiani.

giovedì 5 novembre 2009

D'Alema agli esteri

D'Eurabia.

Io sono lo scandalo

"Io sono lo Scandalo! Sono pornografia, non so se è chiaro! Un uomo trafitto da chiodi che grida dai vostri muri, che chiama al combattimento per la salvezza! Io sono questo, mica l'albero di Natale”.

“Che poi, spiegami. Ti cresci un piccolo a tua immagine e somiglianza, che creda solamente nelle cose in cui credi in te, e poi la prima volta che lo lasci libero nel mondo, lui vede due legnetti appesi al muro che non corrispondono al suo sistema di credenze e va in confusione? Corte dei diritti dell'uomo, intervieni immediatamente! Il pezzetto di legno sta fissando il mio bambino! Ma come li tirate su questi ragazzi?”
“Facciamo quel che possiamo”.
“Il mondo è pieno di cose. Per dire, ci sono i semafori e non sempre segnano verde. I bambini lo devono sapere. Ci sono persone nel parco che offrono caramelle e non sono tutti buoni. Poi ci sono i pezzetti di legno e non tutti corrispondono alle cose a cui crede mamma o papà. Vogliamo abolirli a scuola? E quando li incontreranno nella vita, come si comporteranno?”