martedì 26 gennaio 2010

Dalla parte dei vinti

Avviso alle anime belle. È meglio che questo libro non lo leggiate. Non troverete il buonismo, il solidarismo mellifluo, gli atteggiamenti tartufescamente «super partes», la fatidica «memoria condivisa».
Alla soglia delle sue ottanta stagioni, Piero Buscaroli con Dalla parte dei vinti - Memorie e verità del mio Novecento (Mondadori, pagg. 505, euro 24, nelle librerie domani) riscrive la storia della propria vita e della vita italiana del secolo scorso. È un libro caparbio, sincero, che non teme di essere sgradevole, fatto di tante staffilate e di poche, pochissime carezze. Un libro di parte? Sì, la parte dei vinti. Brillante inviato del Borghese, commentatore del Giornale, direttore del Roma di Napoli, coltissimo musicologo, autore di opere biografiche su Bach, Mozart e Beethoven che sono altrettante pietre miliari, Piero Buscaroli ricompone in questo libro la trama dei ricordi e delle migliaia di carte, articoli, appunti, taccuini, lettere che hanno intessuto la sua esistenza per dare alle stampe quello che a qualcuno potrebbe apparire un raffinato Zibaldone fra storia e memoria, musica e letteratura, e che invece è una dichiarazione di guerra. Lo ebbe a dire lui stesso comparendo in televisione nel 2005 accanto a Giuliano Ferrara nel sessantennio del 25 aprile. Alla solita domanda sulla sua appartenenza politica rispose: «Non mi considero un “reduce”, un “orfano di Salò”, sono un superstite della Repubblica Sociale Italiana in territorio nemico».

sabato 23 gennaio 2010

Avatar, la trama

Un uomo, anche se blu, e' disposto a fare qualunque cosa per la figa.

Emmatar


L'articolo di Langone e il video di Emmatar, le discussioni a Libero tra Facci della destra illuminista e libertaria e Belpietro della destra teocratica e identitaria, la detestatio boniniana del Foglio.

Digiuno

Come dalla radice del digiuno nasce e si sviluppa il giacinto della purezza, così dalla sazietà è generata la corruzione e dalla corpulenza l’impurità. Il ventre affamato non sopporta pensieri turpi… Se un uomo entra nel laboratorio dei profumi, anche se non ne compra nessuno, tuttavia il suo abito s’impregna di profumo. Se non c’è nella tua mente la forza per la meditazione delle cose spirituali, così da preservare la tua coscienza dalle sconcezze, allora fissa il tuo pensiero sulla fine di questo mondo, sulla dissoluzione di tutte le cose e sulla tristezza che ti coglierà alla fine e che decomporrà le tue membra.
Isacco di Siro, Grammatica di vita spirituale

venerdì 22 gennaio 2010

A.A.

Gli 80 anni di Arbasino. Raccolta di articoli.

giovedì 21 gennaio 2010

Capolavori mortali

...Non abbiamo più un passato da venerare e un futuro da aspettare, e dunque una tradizione in cui selezionare ciò che passa e salvare ciò che resta. La guerra civile tra passato e futuro si è conclusa con la sconfitta d’ambedue e la vittoria inappellabile del presente. Il culto del presente nega il capolavoro, che ha bisogno di sguardi lungimiranti oltre il muro del tempo; il presente non consegna l’Opera alla storia né tantomeno ai posteri, non elegge classici; consuma sul posto l’essere appena appare, fino a farlo sparire. Senza la dimensione della storia e la proiezione nel futuro non è possibile partorire la grande opera.
... Il genio annega nel delirio narcisista dell’egocentrismo di massa, nell’invidia egualitaria, nel pari diritto al riconoscimento della genialità e nella congiura della mediocrità organizzata. Nella mediocrazia universale, nell’uguaglianza metafisica delle anime o della loro assenza, il genio è un’anomalia arcaica, frutto iniquo della diseguaglianza e cicatrice deformante della disparità. Il genio è pregiudicato e rinnegato.

Travaglismo

Qui e qua.

Liberismo

E' morto?

Normale

Fame, saccheggi ed epidemie ad Haiti: tutto torna lentamente alla normalita'.

Paranormale

Diffidare sempre dei bambini vestiti di bianco che cantano, degli specchi ovali, delle scale al buio, dell'acqua lacustre e delle vasche da bagno, delle more coi capelli lunghi e le occhiaie e delle bionde coi capelli corti e i pantaloni.

martedì 19 gennaio 2010

Cinismi

Tratto dal Dizionario del perfetto cinico (Excelsior 1881, pagg. 172, euro 12,5).

ABORTO
Io sono contro. Uccidere un essere umano prima che nasca è inammissibile. È una dimostrazione di impazienza (Roland Topor)

AMORE
Vitalità dell’amore: non è possibile, senza commettere un’ingiustizia, parlare male di un sentimento che è sopravvissuto al romanticismo e al bidet (Cioran)

ASTRATTO
Quanta gente è astratta solo per apparire profonda! (Joseph Joubert)

BELLEZZA
Potere esecutivo (Georges Henein)

CENSURA
La censura è la tassa che lo scrittore paga al pubblico per diventare famoso (Jonathan Swift)

CONTRADDIRE
Sono rari coloro che meritano di essere contraddetti (Ernst Jünger)

CONTRONATURA
Si dice che è contronatura ciò che va contro la consuetudine (Montaigne)

DELUSIONE
Da ogni essere umano, me compreso, mi aspetto il peggio, e raramente sono stato deluso (Johann Nestroy)

DEMOCRAZIA
Democrazia significa semplicemente far bastonare il popolo dal popolo in nome del popolo (Oscar Wilde)

DIO
Se Dio esistesse, lo si saprebbe (Michel Contat)

ESISTENZA
Si passa la giovinezza a far credere di essere uomini. L’età adulta a far credere di essere felici quando invece non lo si è. La vecchiaia a far credere di non essere rimbambiti quando invece lo si è (Henry de Montherlant)

FELICITÀ
La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che essere felici senza (Jerry Lewis)

ILLUSIONI
Ostentare di averne molte; lamentarsi di ciò che ce le ha fatte perdere (Gustave Flaubert)

INTELLIGENZA
L’intelligenza è la facoltà grazie alla quale capiamo finalmente che tutto è incomprensibile (Maurice Maeterlink)

IO
L’«io» è odioso, ma stiamo parlando di quello degli altri (Pascal)

LAVORO
Bisogna lavorare, se non per piacere, almeno per disperazione visto che, dopo tutto, lavorare è meno noioso che divertirsi (Charles Baudelaire)

MISANTROPIA
È l’uomo che sono che mi rende misantropo (Jules Renard)

SENSO DI COLPA
Nel senso di colpa alberga una presunzione smisurata (Jacques Rigaud)

UMILTÀ
L’umiltà è l’arroganza del povero (Jules Renard)

VIRTÙ
L’utilità della virtù è talmente palese che le persone malvagie la praticano per interesse (Vauvenargues)

lunedì 18 gennaio 2010

Ebook

Qui si parla di ebook, che sono un po' come il Dio di Sant'Agostino, per il momento.

Multietniche o multiculturali?

Gli allegri (si fa per dire, perché in verità sono pateticamente tristi) sostenitori del melting pot di solito non vanno nemmeno al cinema, sennò saprebbero che gli Usa sono, sì, una società multietnica, ma niente affatto multiculturale. Chiunque vi si stabilisca ha una sola alternativa: diventare americano. Può, certo, praticare la sua religione, ma è l’unica diversità che può permettersi, altrimenti va fuori dai piedi.

Ma la democrazia americana, purtroppo, non è quella che gli europei hanno ereditato dal giacobinismo e dalle ideologie che esso ha figliato: è nata dalla necessità, non dall’utopia. Ne sanno qualcosa i francesi, nelle cui banlieuses (certune, almeno) ormai anche la polizia sconsiglia l’ingresso. Se ne devono essere accorti anche i danesi, che alle loro ultime elezioni hanno decretato il trionfo del partito che più si oppone all’immigrazione senza regole, il Dansk Folkeparti di Pia Kjaersgaard. Ai danesi, popolo civilissimo, non si possono certo dare lezioni di accoglienza e tolleranza per il «diverso». Ma anche il danese si preoccupa quando vede che gli immigrati turchi, per esempio, non hanno alcuna voglia di integrarsi. In effetti, il rischio di ritrovarsi con un paese a «macchia di leopardo» è alto, e a poco serve, come abbiamo visto, il paragone con gli Usa. Insomma, c’è un problema «culturale» islamico che avrebbe potuto essere affrontato con i consueti strumenti culturali se non ci fosse di mezzo il terrorismo e la guerra in corso. Che fare?
Un precedente storico, se vogliamo, c’è: alla fine del XV secolo i Re Cattolici spagnoli, per far fronte a una situazione di ordine pubblico che rischiava di diventare ingovernabile, misero i loro sudditi musulmani di fronte all’alternativa secca tra il battesimo cristiano e l’espulsione. Non era altro che la presa d’atto dell’impossibilità per una società multietnica di essere anche multiculturale (prima di scandalizzarci pensiamo che si tratta dello stesso tipo di problema che hanno gli americani e che, mutatis mutandis, non viene affrontato in modo molto diverso). I più presero la via dei regni corsari africani, giurando vendetta. Alcuni finsero la conversione e rimasero a far da quinta colonna alla minacciata revanche maghrebina. A stanare questi, i moriscos, pensò l’Inquisizione. Ma sono passati cinque secoli e molta acqua sotto i ponti. Tuttavia, una soluzione c’è, ed è quella americana: una «religione civile» uguale per tutti, da accettare per amore o per forza, con l’Fbi al posto dell’Inquisizione.

Intellettuali o conformisti?

I conformisti. L’estinzione degli intellettuali d’Italia(Rizzoli, pagg. 221, euro 18). Si consiglia di leggere attentamente le avvertenze («La cultura di sinistra ha smesso di pensare, e quella di destra non riesce nemmeno a cominciare») e le modalità d’uso («Gli irregolari, che sono spiriti irrequieti e caparbi, amano dare risposte chiare agli interrogativi che generalmente i conformisti sono inclini a disertare»).

Tonino's mystery

La prima parte.

venerdì 15 gennaio 2010

Imene di meno

Paris Hilton, le musulmane, le plastiche.

Dio non è morto

Dio è morto, scritta da Francesco Guccini nel 1965, incisa dai Nomadi nel ’67, è una delle canzoni simbolo degli anni Sessanta. La Rai, di fronte a un brano che citava Nietzsche nel titolo, passò direttamente alla censura pensando di essere incappata in un esempio di blasfemia. Proprio per evitare problemi, la prima stampa aveva nel titolo un prudente punto interrogativo, e un sottotitolo fra parentesi Se Dio muore è per tre giorni e poi risorge. Al contrario la Radio Vaticana, meno bacchettona dell’emittente di Stato, lo trasmise, e un aneddoto vuole che Papa Paolo VI in persona mostrò di apprezzarlo. Nel frattempo Dio è morto si avviava a diventare un inno della contestazione e del movimento studentesco. Chi aveva ragione? La radio pontificia o i ragazzi con l’eskimo? Entrambi. Guccini invitava al cambiamento ma tutto sommato lo faceva esaltando «valori umani e naturaliter cristiani» come ha scritto l’Osservatore romano. Un mondo, quello del cantautore, lontano dagli eccessi dell’epoca, come egli stesso oggi testimonia.Francesco Guccini, nel numero in uscita della rivista Vita e Pensiero, ripercorre infatti la stesura della canzone (che tra l’altro non ha mai prodotto in studio a suo nome) in un articolo intitolato Dio (non) è morto, la ricerca continua (firmato dal cantautore, con la curatela di Brunetta Salvarani). «Avevo venticinque anni - scrive Guccini - e stavo studiando all’università di Bologna, i primi sit-in e il Sessantotto erano alle porte, era mia intenzione scrivere qualcosa di generazionale». Dio, a quanto pare, non era morto, anzi si sentiva e si sente piuttosto bene: «Il “dio” di cui parlavo era un “dio” con la minuscola, un “dio” laico simbolo dell’autenticità». L’idea era incitare - come accade nei versi finali - al rinnovamento, a «una nuova primavera» giocando su un «registro fra l’apocalittico e l’esistenziale» per trasmettere «la consapevolezza che qualcosa doveva cambiare». Ecco perché il brano se la prende con «tutto ciò che è falsità», cioè «le fedi fatte di abitudine e paura, / una politica che è solo far carriera, / il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, / l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto». Ed ecco perché si conclude con note di speranza: «In ciò che noi crediamo dio è risorto, / in ciò che noi vogliamo dio è risorto, / nel mondo che faremo dio è risorto». «I primi versi - spiega Guccini - sono un’accusa, gli ultimi risentono del pacifismo che c’era allora, ed era una mia risposta a un extraparlamentarismo che sentivo come troppo violento». Una canzone generazionale, al punto che l’autore si stupisce ogni volta che la esegue dal vivo, poiché «i giovani» la conoscono «a memoria, dopo tanti anni». A parte Nietzsche, Guccini cita fra le sue fonti una clamorosa inchiesta del Time realizzata da John T. Elson, Is God Dead? (Dio è morto?), uscita l’8 aprile 1966, quasi a ridosso della conclusione del Concilio Vaticano II; l’incipit della poesia manifesto della beat generation (Howl, Urlo) di Allen Ginsberg, ripreso quasi alla lettera: «Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia»; e una serie di versi vergati in precedenza e ispirati a T.S. Eliot.

Matri-omo

A quanto pare le nozze omosex sono di destra.

martedì 12 gennaio 2010

Avatar, la locandina

In attesa di vedere il film, probabile polpettone panteista ecologista terzomondista.

Craxi, Radio Radicale

E brava radio Radicale: lo speciale a 10 anni dalla morte.

Il grasso e il magro

Racconto di Cechov, 1883.
Alla stazione ferroviaria sulla linea San Pietroburgo-Mosca si incontrarono due amici: uno grasso e l’altro magro. Il grasso aveva appena pranzato alla stazione e le sue labbra, unte di burro, brillavano come una ciliegia matura. Mandava un odore di xeres e di fleur d’orange. Il magro era appena sceso dal vagone ed era carico di valigie, fagotti e scatole di cartone. Dietro la sua schiena sbirciavano una donna magrolina col mento lungo - sua moglie - e un ginnasiale spilungone con un leucoma in un occhio - suo figlio. Mandava un odore di prosciutto e fondi di caffè.
- Porfirij! - esclamò il grasso, vedendo il magro. - Sei proprio tu? Mio carissimo! Da quanto tempo non ci si vede!
- Santi del paradiso! - fece il magro spalancando la bocca. - Miša! Il mio amico d’infanzia! Da dove salti fuori?
Gli amici si abbracciarono tre volte e si fissarono l’un l’altro negli occhi pieni di lacrime. Erano entrambi piacevolmente sbalorditi.
- Mio caro! - cominciò il magro dopo gli abbracci. - Non me l’aspettavo proprio! Questa sì ch’è una sorpresa! Be’, guardami un po’ per benino! Vedi: sono sempre bello come una volta! Sempre ugualmente profumato e elegante! Ah, Dio mio! E tu, cosa fai? Sei ricco? Sei sposato? Io sono già sposato, come vedi... Ecco, questa è mia moglie Luisa, nata Vancenbach... luterana... E questo è mio figlio Nafanail, alunno della terza classe. Vedi, Nafanajlocka, questo è un mio amico d’infanzia! Al ginnasio abbiamo studiato insieme!
Nafanail ci pensò un po’ su e si levò il berretto.
- Al ginnasio abbiamo studiato insieme! - continuò il magro. - Ti ricordi che bel soprannome ti avevano dato? Ha, ha... Ti chiamavano Erostrato perché avevi bruciato con la sigaretta il registro scolastico; e me, mi chiamavano Efialte perché mi piaceva far la spia. Ah, ah!... Eravamo proprio dei bambini! Non aver paura Nafanajlocka! Avvicinati pure a lui... Questa è mia moglie, nata Vancenbach... luterana.
Nafanail ci pensò un po’ su e si nascose dietro la schiena del padre.
- Be’, come te la passi, amico? - domandò il grasso, guardando estasiato l’amico. - Sei impiegato? Hai fatto carriera?
- Sono impiegato, mio caro! Già da due anni sono assessore di collegio e ho la croce di San Stanislao! Lo stipendio è misero... be’, sia fatta la volontà di Dio! Mia moglie dà lezioni di musica, io nella vita privata faccio dei portasigari di legno. Dei portasigari fantastici! Li vendo a un rublo l’uno. Se qualcuno ne compra dieci o più, s’intende, gli faccio uno sconto... In qualche modo tiriamo avanti. Sono stato impiegato al Dipartimento «Presentazioni e refusi», ma adesso mi hanno trasferito qui come segretario nello stesso Ministero... Lavorerò qui. Il capufficio, a quanto dicono, è un porco; be’, che vada al diavolo! Sopravviverò in qualche modo. Ha lo stesso tuo cognome. Be’, e di te che mi dici? Mi immagino, sarai già consigliere di stato? Eh?
- Ve’ un po’... Così dunque sei tu il segretario che mi hanno destinato? - disse con voce profonda il grasso, gonfiandosi come un tacchino. - Vi presentate al lavoro in ritardo, egregio signore... Sì, in ritardo...
- Vv..voi? Siete voi?... Io, vostra eccellenza...
Il magro all’improvviso impallidì, ma ben presto il suo volto si torse da tutte le parti nel più ampio dei sorrisi... Lui si contrasse, si ingobbì, si rimpicciolì... Le sue valigie, i suoi fagotti e le sue scatole si contrassero e si rattrappirono... Il lungo mento della moglie divenne ancora più lungo; Nafanail si mise sull’attenti e, per un riflesso istintivo, si abbottonò tutti i bottoni della divisa...
- Io, vostra eccellenza... Molto piacere! Era, si può dire, un amico d’infanzia e adesso è un tale magnate! Hi! hi!
- Non si deve tardare, signor mio...
- Scusatemi tanto, vostra -enza, non ho potuto fare in tempo, perché mia moglie, ecco, era malata... Luisa, ecco... luterana...
- Spero, egregio signore, - disse il grasso porgendo la mano al magro - spero... Addio. Domani vi prego di presentarvi al lavoro...
Il magro gli strinse tre dita, si inchinò con tutto il torso e si mise a ridacchiare. Sua moglie sorrise... Nafanail strisciò un piede per inchinarsi e lasciò cadere il berretto. Tutti e tre erano piacevolmente sbalorditi.

lunedì 11 gennaio 2010

Rivoluzione conservatrice

Io amo Ernst Nolte.

Lo storico tedesco Ernst Nolte da tempo ha intrapreso un percorso che da storico dei fatti lo ha portato a indagare la storia delle idee. In questa prospettiva appare chiara la finalità dell’ultimo libro pubblicato in Italia La Rivoluzione Conservatrice nella Germania della Repubblica di Weimar (Edizioni Rubbettino, pagg.76, euro 10; a cura di Luigi Iannone), che partendo dalla «corrente di pensiero e di azione politica che si delineò in Germania», alla vigilia della Prima guerra mondiale e più compiutamente dopo ha finito per forgiare una vera e propria categoria storica ancora attuale. Nolte individua il nocciolo della Rivoluzione conservatrice nel «rifiuto del concetto di tempo lineare e l’accettazione della natura ciclica» della storia, in altre parole il progresso etico e morale di una comunità non è nell’andare avanti verso un cambiamento a tutti i costi ma spesso il progresso di un popolo è nel ritorno costante alla propria tradizione.