giovedì 18 febbraio 2010

Veline svelate e sveltine sventate

Per quale motivo uomini decisi e coraggiosi, onorati e temuti costruttori d’imperi, finiscono così frequentemente a puttane, incapaci di esimersi dall’obolo di una sveltina in ambienti non proprio di charme? Imbarazzati e imbarazzanti saliscendi di mutande li espongono al ricatto e alla gogna, derive suicidarie che essi, alle strette, cercano di nobilitare mascherandole da ingenuità: “Pardon Mesdames et Messieurs, non volevo disturbarvi, volevo solo fare una sveltina ina ina, giusto per rilassarmi un poco”. Figurarsi!

Perché suicidarsi, insudiciarsi, abdicare? Quale oscura colpa si espia? Cosa risulta intollerabile? Forse proprio l’onnipotenza da cui ci si sente posseduti, e che a un certo punto diventa insostenibile, soffocante: nessuno sopporta di essere Dio, nemmeno Tolstoj che forse lo era davvero. Colui che soccombe al successo favorisce il proprio denudamento in modo che tutti possano gridare: “Guardatelo, è un povero diavolo come tutti noi! Massì, fatti pure una scopatina con la ragazza, e magari anche una chiacchierata, parole semplici e un tantinino vere, non le solite puttanate che vai declamando ai quattro venti. Siete due sventurati, tu e lei, due senzapadre che nella disperazione cercate un’estrema chance di rintracciare l’autentico. Fate, fate pure. Del resto persino gli imperatori romani e i califfi di Baghdad si sentivano soli: travestiti, la notte scendevano nella suburra per incontrare la vita. E Dio, quello vero, non lasciò il Paradiso per Maria Maddalena?”. Così alcuni giustificano il piccolo dio che scende in mezzo agli uomini con impeto, in un travolgente coming out, oppure timidamente, o riluttante, come se all’ultimo momento volesse risalire in cielo; altri spettatori invece sghignazzano, molti s’indignano.

U.Silva

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Bello. Non ho capito un cazzo di quello che si voleva effettivamente dire, ma bello.
Davvero.

Stefano Cicetti ha detto...

Ho riportato solo la prima parte dell'articolo, perche' la seconda parte mi sembrava una cazzata, mentre concordo con la prima. Nella prima meta' si parla del potente che esce dal palazzo per incontrare la vita, saziandosi nell'esperienza squallida (il sublime). Nella seconda parte si dice che il potente non riesce a negarsi agli inviti del bullo, del carismatico ribelle del gruppo, per compassione e senso di colpa.

Anonimo ha detto...

Ok, ma...

Come attualizzi tutto questo? Voglio dire, secondo te - tanto per restare a "casa nostra" - il "Silvio" che tipo di potente è?
...Ammesso che sia "potente"...

Stefano Cicetti ha detto...

Silvio e' lo specchio dell'Italia: desiderio di potere (in lui incarnato), potenza creativa, orrore di impotenza.Nel suo caso comunque l'articolo non vale, perche' per B. il palazzo e' la vita e viceversa. Con tutto cio' che ne consegue. La cosa bella (e brutta) di B. e' che odia la noia, forse anche piu' dell'impotenza. Con tutto cio' che ne consegue.

Anonimo ha detto...

Dunque, premesso che non voglio "mettere nelle tue parole qualcosa che non intendevi" (e, se lo faccio, già mi scuso), se io interpreto correttamente le tue note (che per altro condivido appieno), in pratica siamo nelle mani di un (lo dico in senso tecnico/psichiatrico) "malato di mente", il quale, per di più, odia la "Condizione Umana" (media) - la quale prevede, per il 99,99% della Popolazione Umana, una Vita impregnata di "noia", "impotenza" e di "desideri irrealizzabili".

Però!...