sabato 21 novembre 2009

Digiamolo

Sono ormai poche centinaia, se non decine, le persone rimaste nelle tendopoli, e giorno dopo giorno vengono trasferite nella caserma adattata ad alloggio vicino al comando dei vigili del fuoco a L’Aquila. Altre 5,000 persone sono sparse tra alberghi nella provincia e la caserma della guardia di finanza di Coppito, quasi 6.000 in provincia di Teramo, poco più di 1.500 in provincia di Pescara, e altre ottomila persone alloggiano in case private. Sono numeri che diminuiscono di giorno in giorno, fino a quando raggiungeranno la soglia di coloro che hanno case lesionate, o intatte, ma all’interno delle zone rosse. Se è perfino fisiologico che i piccoli cantieri singoli delle riparazioni vadano più a rilento e se il problema dei centri storici sarà un’agenda pluriennale, il bilancio, alle soglie dell’inverno, è da primato. Per uno come me, che ha vissuto il terremoto del Friuli, è inevitabile riandare a quel primo inverno dell’esodo nelle zone costiere, ai prefabbricati consegnati solo alla primavera successiva. Ma nessun terremoto è uguale, e la bellezza degli insediamenti provvisori lascia intuire che tanto provvisori non saranno, così come la rinascita dei centri storici richiederà tempi più lunghi che in Friuli, dove non c’era nessuna città come L’Aquila.

Ci sono altri segnali confortanti: l’Università non ha perso iscritti, il lavoro, grazie all’edilizia, c’è, il commercio non molla, e il tessuto sociale non è franato, si è semplicemente modellato su una nuova realtà. Non mancano le difficoltà minute: la questione delle discariche delle macerie, le speculazioni sugli alloggi per studenti e le difficoltà presentate dal centro storico del capoluogo. Ma quel che si è fatto assomiglia a un piccolo modello di intervento. Di cui forse si potrebbe andare fieri, anche senza leggere il NYT. Vero che le cattive notizie fanno notizia e quelle buone no, ma non sarà che l’Abruzzo rischia di essere consolatorio e di non servire alla causa? Non ci piace il giornalismo edificante alla settimana Incom, ma la libertà di stampa così minacciata non prevede, oltre al diritto, anche un po’ di dovere di cronaca?

T.Capuozzo

Colesterolo utile

Saponi naturali.

...che male accompagnati

Un pigmeo belga e una baronessa inglese a capo dell'Europa. Scelte di grande spessore, complimenti. Avrebbero potuto scegliere, per dire, anche Rosy Bindi e Scalfarotto. Ma perlomeno abbiamo evitato la tragedia D'Alema.
via Camillo

mercoledì 18 novembre 2009

2012, il film

Il presidente nero, la figlia snella e giovane e nera del presidente nero e lo scienziato ottimo e giovane e nero sono tutti buoni, gli obesi sono tutti cattivi, la natura e' in pericolo, i ricchi prepotenti e senza gusto, le bionde sono stupide, gli scrittori senza soldi ma tanto saggi, San Pietro e il papa compreso cadono in testa a tutti i cattolici e al premier italiano, che possono morire tanto chissenefrega, la Mecca e i musulmani guai a chi la tocca, il Dalai Lama suona le campane mentre viene travolto dallo tsunami montano, ma gli aerei dei protagonisti partono e arrivano sempre in tempo. Alla fine chi si deve salvare si salva, e la nuova civilta' nasce nella ricca e pura Africa, ci mancherebbe, nel segno della bonta', ci mancherebbe. Niente piu' sangue e guerre. Viva la pace. La sagra del politically correct.

Dieci sono stati sanati

Ma uno solo si e' salvato.

Per portare Copenaghen fuori da Kyoto

La convergenza parallela tra il presidente americano, Barack Obama, e quello cinese, Hu Jintao, ha travolto ogni speranza di chiudere gli accordi sul regime post-Kyoto, durante il vertice delle Nazioni Unite previsto a dicembre nella capitale danese. Obama ha gettato la spugna: il Congresso non approverà il “climate bill” che lui sperava di portare in dote a Copenaghen. Non lo approverà perché non vuole approvarlo: al Senato non ci sono i numeri. I democratici moderati non sono disposti a prendersi la responsabilità di quello che l’opposizione definisce già ora “the biggest tax increase in American history”, in riferimento agli aumenti dei costi energetici che sono la necessaria conseguenza del taglio delle emissioni. Già alla House, del resto, la proposta è passata di stretta misura, tra le defezioni democratiche e il soccorso rosso di una piccola frangia repubblicana.

Per portare Israele fuori dalla Via Lattea

“Disintegrazione del mito dell’Olocausto: le idee e i pensieri del dottor Mahmoud Ahmadinejad”. E’ questo il titolo del nuovo libro del presidente dell’Iran. E’ stato pubblicato in farsi, la lingua degli iraniani, e in arabo, pronto per essere esportato in tutto il mondo islamico. Siamo venuti in possesso di una parte della traduzione in inglese. E’ un saggio ambizioso di 274 pagine che sintetizza il pensiero e le parole sugli ebrei, Israele e l’Olocausto del primo capo di stato islamico che ha elevato il negazionismo a politica governativa.

Per portare l'Italia all'estero

Ecco cosa dice Ivan Scalfarotto. Finalmente posso sostanziare i miei pregiudizi su di lui.
Io il 5 alla manifestazione di Roma, ci andrò. A titolo personalissimo, ma ci andrò. Vivessi a Londra, a Berlino o a New York, a Parigi o a Madrid, non farei la stessa scelta. Vivessi in una di quelle città mi aspetterei di scendere in piazza per delle cose più strutturate e complesse, per diritti fondamentali e scelte politiche fondamentali. Vivessi in una di quelle città mi sembrerebbe francamente vacuo essere in strada solo per dire sì o no, e figurarsi se il sì o no fossero concentrati, chessò io, non su grandi temi come la guerra o la povertà, ma su una persona fisica. Andare a un “No Merkel day”: ma figurarsi! Ma vivo a Milano, anzi tra Roma e Milano, e vivo qui come uno che non ha sempre vissuto qui; come uno che a Londra, a Parigi e a New York ci ha vissuto e lavorato e che non ha mai visto da quelle parti nessun governante provare pervicacemente a piegare la legge e i suoi principi al proprio interesse, nessun governante prendere a calci i pilastri stessi della democrazia che governa. E’ per questo che sarò in piazza il 5 dicembre ed è per questo che – ciò che più conta – lavorerò nel Partito, perché un giorno vivere e far politica a Milano, o tra Roma e Milano, ricordi e assomigli di più a vivere e far politica a Londra, a Berlino o a New York, a Parigi o a Madrid.

martedì 17 novembre 2009

De artibus

In libreria il nuovo libro di Vittorio Sgarbi L’Italia delle meraviglie. Una cartografia del cuore (Bompiani, pagg. 358, euro 20). Il volume traccia una serie di itinerari italiani fuori dalle rotte più battute, alle scoperte delle meraviglie artistiche del nostro Paese. Da Trieste alla Sicilia, senza dimenticare centri minori della pianura padana, luoghi nascosti di Milano, Roma e Venezia. Il tutto raccontato col piglio autorevole dello storico dell’arte e la passione civile di chi vede nella conservazione della bellezza una delle missioni principali affidate alla politica. Ne esce il ritratto di un Paese bellissimo, capace di resistere anche alle aggressioni di privati e amministratori che si sono accaniti negli ultimi decenni per «distruggere, rovinare, aggredire, sfregiare, torturare l’Italia». Persino restaurando malamente capolavori che avevano solo bisogno di essere recuperati senza interventi invasivi. Collaboratore del Giornale, ha scritto fra le altre cose Il bene e il bello, Dell’Anima, Ragione e passione. Contro l’indifferenza,Vedere le parole e Clausura a Milano e non solo. Da suor Letizia a Salemi (e ritorno).

De penibus

I cazzi di gomma non offendono nessuno, pero'.

lunedì 16 novembre 2009

De gustibus

Gerontofilie.

Democrazia moderna

La democrazia moderna è antisociale perchè oppone alla non-intellettualità dell'istintivismo dell'opinione pubblica la pseudo-intellettualità del suffragio. E' antipopolare poichè oppone alla conservatività e all'egoismo dell'istintivismo umano lo pseudo-altruismo livellatore del liberalismo. E' antinazionale in quanto oppone all'antagonismo dell'istintivismo sociale l'antipatriottico pacifismo fraternitario.
Tratto da Sulla tirannia, F. Pessoa

Religione e superstizione

L'unica parte logica della religione è la superstizione. La superstizione è il riconoscimento timoroso dell'estensione dell'ignoto. La religione è la definizione dell'ignoto, è la dettagliata descrizione geografica di ciò che non si sa cosa sia. Per questo un popolo sano, come quello greco antico, era più superstizioso che religioso.
F. Pessoa, Sulla tirannia

sabato 14 novembre 2009

Rimbecilliti

Quando leggiamo, un altro pensa al posto nostro. La nostra testa, durante la lettura, altro non è che il teatro di pensieri estranei. Di qui deriva che chi legge molto smarrisce la facoltà del pensare da sé. Proprio questo è il caso di parecchi dotti: si sono rimbecilliti col leggere.
Schopenhauer

Ultraismo

Se fosse ancora tra noi conierebbe uno dei suoi meravigliosi giri di frase per commentare la notizia. Un’espressione, appunto, alla Jorge Luis Borges. La notizia è questa: il nostro cervello ha accesso diretto al significato di proverbi, modi di dire, frasi sottintese e giochi di parole: è, insomma, in grado di capire «al volo», senza doverle prima rielaborare, le espressioni figurate del linguaggio. Perché? Perché la metafora, cioè, borgesianamente, l’aleph del discorso simbolico, «accende» diverse aree neurali di entrambi gli emisferi cerebrali che servono a cogliere il lato «emotivo» delle frasi. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato su Bmc Neuroscience. E sapete come si chiama la ricercatrice dell’Università di Milano Bicocca alla quale si deve la scoperta? Alice Proverbio. Il caso è decisamente più abile del diavolo: fa le pentole e anche i coperchi...
Comunque, che la scienza, in particolare la neuroscienza, si offra quale sponda amichevole alle creazioni dell’ingegno prosaico e poetico, è già di per sé sorprendente. Ma il fatto che tale consonanza valga come certificato d’idoneità di una corrente culturale farebbe gridare al miracolo se l’ultraismo non fosse la laicissima e sensualissima forma mentis letteraria che è. Il giovane Borges fu, negli anni Venti del secolo scorso, fra i suoi principali interpreti. Gli scritti raccolti in Il prisma e lo specchio. Testi ritrovati (1919-1929) e proposti da Adelphi (pagg. 284, euro 25, curati da Antonio Melis e tradotti da Lucia Lorenzini) ci presentano un lato fra i meno conosciuti dell’Autore, quello dell’entusiasta e aggressivo agitatore di idee: insomma, un ultrà ultraista. Maturata in Spagna sul finire degli anni Dieci con Rafael Cansinos-Assens e subito diffusasi in Sud America, tale reazione al modernismo è sintetizzata da Borges in quattro punti: «1. Riduzione della lirica al suo elemento primordiale: la metafora. 2. Soppressione delle frasi mediatrici, dei nessi e degli aggettivi inutili. 3. Abolizione degli strumenti ornamentali, del confessionalismo, della puntualizzazione, delle prediche e della nebulosità ricercata. 4. Sintesi di due o più immagini in una, che così amplia la sua capacità di suggestione».
Fra «l’estetica passiva» dello specchio che riflette pedissequamente e quella «attiva» del prisma che «fa del mondo il suo strumento, e forgia - al di là delle prigioni spaziali e temporali - la sua visione personale», la scelta non può che cadere sulla seconda. Attenzione però, niente a che vedere con il futurismo: «La retorica esasperata e la brodaglia dinamista dei poeti di Milano si collocano tanto lontano da noi quanto il ronzio verbale, le ingarbugliate serie sillabiche e l’ostinato automatismo dei sonnambuli dello “Sturm” o della prolissa baraonda degli unanimisti francesi...». E nulla da spartire con il progressismo, «questo atteggiamento fastidioso di tirar fuori continuamente l’orologio». La stella polare dell’ultraismo è tutta in una definizione, perentoria alla maniera di un teorema: «Identificazione volontaria di due o più concetti diversi, finalizzata all’emozione».

E poi ha fatto i bagni pubblici

Buon compleanno imperatore. Nell'anno del bimillenario dalla nascita, avvenuta il 17 novembre del 9 d.C., la casa editrice Edup pubblica la biografia dell'Imperatore Tito Flavio Vespasiano, firmata dallo storico Gianni Fazzini. Titolo: «Vespasiano. Un imperatore muore in piedi». Il capostipite della dinastia dei Flavi salì al trono nel 69 («l'anno dei quattro imperatori») e pose fine a un periodo di grave instabilità politica. Definito «l'imperatore del buonsenso», non fu un grande condottiero, ma certamente fu un grande imperatore: dopo Augusto, Vespasiano fu il «secondo fondatore» dell'Impero e tracciò le basi del «Principato dinastico», una concezione politica e di governo che resse per quasi due secoli, fino al 235 d.C., vale a dire dalla costruzione del Colosseo fino ad Alessandro Severo.Il libro, con una trattazione lieve ma orientata verso l'approfondimento, traccia un profilo, quello di Vespasiano che - come afferma Marco Majone nell'introduzione - è «ricco di complessità etiche ed eticopolitiche che si riscontrano in diverse realtà storiche anche di molto successive, compresa quella contemporanea». Infatti Vespasiano ebbe una concezione nuova dello Stato. Il libro narra anche numerosi aneddoti di cui fu costellata la sua vita: ad esempio quando sul letto di morte chiese di essere aiutato ad alzarsi perché, disse, «un Imperatore deve morire in piedi».

mercoledì 11 novembre 2009

29 aprile 1993

La nemesi storica, il capro espiatorio, nessun Deus ex machina. Non avevamo capito un cazzo.


oıɹɐɹʇuoɔ lɐ

Sito per scrivere alla rovescia.

Mamma li turchi

Dove sta andando la Turchia. Da aggiornare la posizione mediana ed incerta illustrata nel '96 ne "The Clash of civilization".

Obama the Visitor

L'oca e' poca

San Martino, oca, castagne e vino. Se l’undici novembre manca di questi ingredienti è una giornata sprecata. Quest’anno il vino c’è (il vino c’è sempre), le castagne pure (basta comprarle dal caldarrostaio), l’oca invece è un problema in ogni accezione. L’oca pennuta è semiestinta, il salame d’oca si trova solo in Lomellina e a Savigliano e il ricordo di una succulenta coscia d’oca mangiata a Piàdena si perde nella nebbia della pianura e del tempo. L’oca nuda, la donna-oca, è ancor più rara: non si trova una svampita neanche a pagarla, le ragazze sono tutte laureate e quindi più stupide che in passato però presuntuose come tacchini, gallinacei che, per motivi geografici e cronologici, con San Martino non c’entrano nulla.
Langone

Pedagogia di Stato

Se si attribuisce alla scuola una funzione di educazione totale, certo che deve poi esserci una corporazione di specialisti dell’educazione, depositari della dottrina che prescrive come deve essere fatto un uomo giusto, buono e socialmente positivo: qualcuno dovrà pur scrivere i libri che stabiliscono le regole del vivere civile, dell’affettività, dei comportamenti relazionali corretti. Invece, la grandezza di una società liberale sta nel lasciare ciascuno «libero» di prendere la via che preferisce, dandogli lo strumento principe per tale scelta: la conoscenza. Perché la conoscenza, e soltanto la conoscenza, è libertà. Il resto lo si costruisce giorno per giorno: nella famiglia in primo luogo, con i maestri, con gli amici, nelle esperienze di relazione sociale. Ma se l’educazione è di Stato, allora occorrerà una corporazione di specialisti dell’educazione che si collochi al di sopra di tutti. Peraltro, la patente di detentori della verità educativa costoro non possono che conquistarsela attraverso un’affermazione di potere, e poche cose sono antidemocratiche come il potere dei «sapienti». È quel che stiamo sperimentando da un trentennio. Ed è una storia senza fine, perché il pedagogismo di Stato esce dalla porta e rientra dalla finestra, con l’aiuto di una burocrazia ministeriale ormai plasmata dalla sua ideologia «progressista».

Si apre da solo

Figli di buoni omo

Chi ha fatto lo studio? Chi l'ha pagato? E se i risultati sono affidabili, puo' cio' valere per tutte le civilta'? Per tutte le societa'? E se si', cio' autorizza i sostegni statali?

Giovine Italia

Ezra Pound ammette senza alcuna reticenza le proprie attività in favore del Fascismo davanti agli agenti del Cic e dell'Fbi che lo interrogano nel maggio del 1945. Quella deposizione (desecretata nel 2000) è oggi pubblica e disponibile sul blog dello storico Giuseppe Casarrubea.
Sono carte del controspionaggio dell'Esercito americano in Italia che, il 4 marzo 1944, dà indicazioni per la cattura di Pound. L'intellettuale e poeta era stato indiziato dal Gran giurì di Washington per tradimento, ossia per aver curato trasmissioni radiofoniche antiamericane iniziate a Roma nel 1940. Nel documento di sei pagine ritrovato al Nara (Washington), Pound elenca nel dettaglio le sue attività di appoggio e propaganda a favore del Fascismo italiano dopo il 1924, quando si stabilisce a Rapallo, in Liguria e, dopo l'8 settembre 1943, a favore della Rsi, la Repubblica sociale italiana.
Pound - si legge nella sintesi diffusa da Casarrubea - parla dinanzi all'agente Ramon Arrizabalaga (Counter intelligence corps, Cic) e a Frank Amprim (Fbi), il 7 maggio 1945. Il poeta si comporta con coerenza e non nega di aver favorito il Fascismo di Mussolini dal '24, perché "aveva apprezzato il ringiovanimento dell'Italia" messo in atto dal Duce.
Per radio e in vari articoli, - si legge nella sintesi della corposa documentazione - Pound è solito attaccare il presidente Roosevelt e la finanza internazionale di New York perché "hanno trascinato in guerra gli Usa" nel 1941, mentre l'impero britannico viene definito "una dannata schifezza". E aggiunge: "Non ho mai aderito al Partito fascista, ma occasionalmente facevo il saluto romano". E poi: "Ritengo che i miei discorsi spaventassero i peggiori nemici degli Usa. Ammetto inoltre che, dopo il 7 dicembre 1941, suggerii durante una delle puntate radiofoniche che il presidente Roosevelt doveva essere visitato da uno psichiatra perché era soggetto a influenze più o meno ipnotiche".