giovedì 10 dicembre 2009

Garantismi

Questo e' un buon tema, bravo Facci.

Ikea profana

Vergine clemente, perdona i poverini che per riempire il frigorifero hanno dovuto accettare un lavoro all’Ikea, la catena nemica di tuo figlio (non vende presepi ma solo pagani alberi di Natale). Consolatrice degli afflitti, conforta i dipendenti della filiale di Corsico che stanno protestando contro i turni massacranti e le “ronde per controllare le soste in bagno” (altro che ronde leghiste, queste sembra che funzionino davvero). Torre d’avorio, fammi vivere per sempre in case belle come la mia, dove l’Ikea è entrata solo sotto forma di matitina regalatami da un’amica, una matituccia rachitica, miserabile, triste come una chiesa svedese in un film di Bergman.
Langone

Alla fine era er mejo

Ora rispunta come commentatore alla televisione cinese.Sembra un’altra parodia, invece è vero: Romano Prodi parlerà di politica internazionale alla tivù di stato in Cina, dove va spesso come gradito ospite e conferenziere, dove firma autografi ed è una specie di idolo europeo (anche se con troppi fratelli, in Cina non glieli avrebbero permessi). Piacciono, oltre all’autorevolezza e alla preparazione, la postura composta, lo sguardo, il sorriso a occhi socchiusi che cita quello cinese e l’impossibilità ormai mitologica di scandire le frasi, vezzo asiatico per eccellenza. Sarà un grande successo, senza dubbio: la presenza di Romano Prodi opinionista potrebbe anzi essere l’inizio di un nuovo modo di fare televisione anche in Cina (un po’ come l’avvento della tivù commerciale in Italia, un momento epico). Ma soprattutto è la dimostrazione del teorema Guzzanti: “Con la sua bella calma” Romano Prodi è avanti anni luce rispetto ai colleghi, mentre aspetta, dietro la sua bella linea gialla, la resa dei conti.

mercoledì 9 dicembre 2009

Forse un mattino

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Davanti a me il mondo ingannevole, la realta' che non esiste. Dietro di me il nulla, l'unica cosa che esiste. Il nulla come certezza ontologica. La fede nel nulla.

martedì 8 dicembre 2009

Lo dice Lui

I mass media tendono a farci sentire sempre "spettatori", come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti "attori" e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri. Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.

Rutelli chiama Fini

Titolo: "Il mio nome è Nessuno". Trama: Terence Hill è un pistolero senza grande curriculum, che propone a Henry Fonda di fare coppia per sgominare la banda del Mucchio Selvaggio (150 persone). Scena con breve dialogo: Terence Hill: "Allora, che ne dici?". Henry Fonda: "Come ti chiami, ragazzo?". Terence Hill: "Nessuno, il mio nome è nessuno". Henry Fonda: "Ok. Allora cerca di diventare qualcuno, così poi siamo in due e li circondiamo".

Epicureismi nichilisti

E se concludo che tutti i piaceri di questa vita non son che illusioni, posso aggiungere che tutti i raziocini umani non sono che follie. Quando poi dico tutti, non eccettuo i miei calcoli.
Giammaria Ortes, Calcolo de' piaceri e de' dolori della vita umana

Vate svestizioni viziose

Ben che né gonna né faldiglia avesse;
che venne avolta in un leggier zendado
che sopra una camicia ella si messe,
bianca e suttil nel più eccellente grado.
Come Ruggiero abbracciò lei, gli cesse
il manto: e restò il vel suttile e rado,
che non copria dinanzi né di dietro,
più che le rose o i gigli un chiaro vetro.
Orlando Furioso, VII-28

Gradisca

Indice di gradimento Obama al 47%: morto che parla?

Intelligenze duttili

Rassegnarsi, questa è la parola d’ordine, perché intanto così gira per l’Amor nostro.
Se lui ha detto bianco, era nero, se diceva nero, era bianco.
Se non beccava i mafiosi, Scalfari scriveva sei volte (volete i sei testi? ce li ho qui) che il suo governo, non a caso, non beccava i mafiosi. Dal momento che con loro c’era un patto.
Se invece becca i mafiosi, Scalfari scrive (volete l’ultimo testo? ce l’ho da domenica) che non a caso ha beccato i mafiosi. Perché ha tradito il patto.
Quando becca un mafioso ogni tanto, Scalfari scrive che, non a caso, l’Amor nostro ha beccato un mafioso ogni tanto, visto l’accordo che era quello.
Se non becca un mafioso ogni tanto, non è un caso che ogni tanto non l’abbia beccato, scrive Scalfari, visto che l’accordo era un altro.
Se becca i mafiosi numero due e numero tre, facile, dice Scalfari, il numero uno era lui.
Beccasse mai il numero uno, allora non vale poiché la mafia, tentacolare com’è, sa nascondere il suo vero capo. E noi qui, terribilmente confusi, ancora a domandarci: possibile mai che Mario Pannunzio rifiutasse di passeggiare per via Veneto con un’intelligenza così duttile?
A.Marcenaro

Fimmini e Masculi

Non ci basterebbero tutti i rotocalchi e le soap opera del mondo per raccontare gli uomini dell’occidente benestante. Si potrebbe cominciare così: “Braccia sottratte al calcestruzzo. Vedovi della zappa in crisi davanti a un chiodo da attaccare al muro. Prede di immensi sconforti quando si tratta di far funzionare la caldaia. Pallidi (o peggio, abbronzatissimi) intellettuali di grido che porgono mani mollicce, spettegolano come servette, lamentano persecuzioni, scompaiono al momento del conto, hanno dimenticato il portafogli a casa assieme a quel che resta del rigonfiamento dei pantaloni, non se la sentono di spostare la macchina e offrono in cambio il numero privilegiato del radiotaxi, mandano messaggini con faccette tristi e puntini di sospensione, hanno bisogno di riposo e di mascherine sugli occhi, tengono accanto allo spazzolino da denti la crema antirughe, hanno paura la sera quando tornano a casa soli, si dichiarano femministi, si commuovono davanti a cortei anti sfruttamento, sospirano che per i giovani è meglio lasciare il paese, si preoccupano per il precariato, si informano sulla clitoride, prendono tranquillanti, vogliono sentirsi amati e compresi, confidano le infelicità alle amiche transessuali nel post coito abbarbicati a gigantesche tette dure di silicone, e piangono”. (...)
Nel frattempo allora, mentre qui si rammendano calzini e lavano mutande
, sempre in nome delle Pari e Allegre Opportunità, ci si permette di suggerire qualche piccolo mutamento, accorgimento, medicamento, per gli amati uomini così eccessivamente modernizzati, così eternamente vittime delle erinni, così tristemente costretti a cercare, come dicono gli psicologi maschi, focolari alternativi, quelli con gli omoni che cucinano torte di mele: noi prepariamo il risotto, voi attaccate il decoder e sintonizzate i canali; noi strofiniamo le vostre camicie con acqua fredda e sapone di marsiglia facendo attenzione a colletto e polsini, voi aggiustate l’anta di legno dell’armadio; noi vi sorridiamo, voi non grugnite annodandovi sciarpe color malva. Noi sapremo sembrare timide e tutte sguardi e misteri, voi mostrateci però, per pietà, la vostra smania di conquista (bisogna riscrivere tutte le regole del galateo, signori: una donna non corteggia, ma viene virilmente adocchiata, fissata, cercata, regalata, sospirata, chiamata, aspettata, assediata, scongiurata, ignorata e infine assaltata e soggiogata). Vale per tutte, democratiche e meno democratiche, carrieriste e fieramente casalinghe, principesse e popolane, moderne e reazionarie, carlebruni e “ciabatte malscopate”, come definisce Buttafuoco certe signore disperate ai corsi di flamenco.

Carmen, perché?

Scritto otto anni fa da Facci. E qui anche l'articolo di oggi.

Le passioni possono ucciderti e sopravviverti. Ciò che ami corrisponde a ciò che potrà ferirti e finirti, e l’oggetto d’amore è detentore di un potere che potrà darti la morte. Tutto questo è accademia.

Georges Bizet nacque a Parigi nel 1828 e si rivelò musicalmente dotatissimo, aveva un orecchio innato e prima ancora dell’alfabeto imparò le notazioni musicali. Non bastò. La sua prima opera andò malissimo ed entrò in un cono d’ombra. Tentò una vita ordinaria, si sposò, compose qualche abbozzo d’opera, ci provò. Ma non ne fece nulla. Sbarcò il lunario, fece il maestro di pianoforte, declamò poesie. Nel 1858 scrisse al fratello: “Ci sono due tipi di genio: il genio della natura e il genio della ragione. Anche ammirando immensamente il secondo, non ti nasconderò che il primo ha tutte le mie simpatie. Sì, ho il coraggio di preferire Raffaello a Michelangelo, Mozart a Beethoven. Quando sento le Nozze di Figaro o il secondo atto del Gugliemo Tell sono completamente felice, sento un benessere, una soddisfazione completa, dimentico tutto”.

Nella sua vita, poi, entrò una donna. Anzi: entrò la donna; i suoi fantasmi e le sue proiezioni del rimosso, la donna, la sua fondamentale ambivalenza del sentimento, quel doloroso intreccio di slancio e di rinuncia, di oblazione e di sadismo, di adorazione e di odio, la donna portatrice di infinite promesse di appagamento e di risarcimento, promesse non mantenibili che un giorno diverranno tormento e disillusione. Sono opposti psichici che solo la passione può riunire. Per Georges Bizet tutto questo prese il nome di Carmen, donna che pure non esisteva.

Carmen era solo una creatura letteraria di Prosper Mérimée, un poeta che in Spagna aveva frequentato nobili e principesse e così pure toreri e gitani e mendicanti; a Siviglia aveva visitato delle manifatture di tabacco, là dove nella sua immaginazione era nata Carmen.

Georges Bizet lesse Mérimée e ne rimase folgorato. Fu amore a prima vista, non pensò più ad altro: lo consumò il medesimo fuoco d’amore che pure avrebbe consumato i protagonisti della sua opera ventura. Carmen divenne la femmina che preferisce morire piuttosto che costringere il suo cuore alla menzogna, la femmina che ama e che ama, capace di darsi con tutta se stessa come l’uomo mai potrebbe, fisicamente ed emotivamente, Carmen, animale selvaggio e immorale, schiavo dell’istinto, donna di terra e perciò priva di quella stronzetteria di buon ceto d’origine che sovente accompagna la noia di vivere di certe nate fortunate, signore e signorine che tuttavia ti raccontano abbiano avuto vite tormentate e difficilissime.

Bizet fu preso da ossessione, pensò solo alla sua nuova opera, cambiò e ricambiò di continuo il testo, presenziò a ogni prova, si disfece di ogni cliché, seguì strade nuove, scelse una cantante sanguigna che conosceva la danza e che potesse trascinare nel proprio vortice. Durante le prove accadde di tutto, la cantante si ferì con un coltello, il direttore dell’Opéra Comique si lagnò per un’opera sicuramente mai vista – ambientata in una fabbrica di tabacco – e si rivolse al ministro dell’Interno perchè assistesse alla prova generale prima di presenziare alla Prima. I giornali s’impossessarono della notizia e crebbe l’attesa.

Ma il 13 marzo 1875 fu ressa e delusione: il pubblico non vide una cangiante Grande Opéra, macchè, c’era un’accozzaglia di cenciosi, non piacque soprattutto quell’operaia insolente e dai fianchi ondeggianti, quella dissoluta impunita che sfrontatamente cantava “voglio essere libera anche nella morte”. Non era tempo.

Bizet fu consumato dal medesimo fuoco d’amore che per un attimo l’aveva elevato al rango di creatore. Non sopravvisse a Carmen. Si ammalò definitivamente proprio nei giorni della Prima, nel marzo 1875. Contrasse ogni tipo di malattia psicosomatica e si fece ansioso e bulimico. Il cuore gli dava dei problemi. Cercò di rimettersi a lavorare non vi riuscì più. Diede alle fiamme ogni suo progetto residuo e cìò accadeva mentre andava a fuoco anche l’Opéra Comique, di cui non rimase che cenere. Il rogo acceso da Carmen stava divorando tutto. Morì quattro mesi dopo la Prima, all’inizio di giugno, proprio nell’ora in cui a calava il sipario del suo ultimo spettacolo. Georges Bizet aveva 37 anni. Fece giusto in tempo ad apprendere che la Corte di Vienna aveva acconsentito a rappresentare la sua Carmen, ma non seppe mai che ne sarebbe cominciata la marcia trionfale in tutta Europa. L’opera tornerà a Parigi solo otto anni più tardi, e gli applausi stavolta saranno indescrivibili. Nietzsche dirà: è musica perfetta. Brahms, Stravinskij, Mahler e Ciaikovskij grideranno alla perfezione. Carmen.

Bizet non le sopravvisse. Le sue ultime parole, poco prima di morire, furono: “Carmen, perché?”.

Spada, non pace

Di solidarietà e sobrietà, Eminenza carissima, lei parlò all’omelia di Natale dello scorso anno, ci tornò sopra in una prima serata di primavera televisiva in cui fu ospite di Fabio Fazio e infine ne ha parlato di nuovo nella sua predica di Sant’Ambrogio. Lei ripete che “la comunità cristiana può e deve diventare molto più sobria”. Che “c’è uno stile di vita costruito sul consumismo che tutti siamo invitati a cambiare per tornare a una santa sobrietà”. Che “con la sobrietà è in questione un ‘ritornare’” perché “ci siamo lasciati andare a una cultura dell’eccesso, dell’esagerazione” e “soprattutto la sobrietà è questione di ‘giustizia’, siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco e…”. Uffa. Ma quanto ancora sentiremo la volgarizzazione delle tesi di Erich Fromm, delle confetture di Medici senza frontiere, delle denunce antimafia contro i pericoli delle infiltrazioni per qualunque cantiere aperto per modernizzare la città e dare lavoro alla gente?
Piuttosto, qualche anno fa, per iniziativa della Curia di Milano venne promossa in tutta la diocesi una ricerca sullo stato di salute della fede praticante.

Anche il sottoscritto, come tutti i frequentatori delle messe festive, fu chiamato a esprimersi su una batteria di domande che indagavano sulla pratica religiosa. Come mai a distanza di oltre un lustro i risultati di quella inchiesta non sono ancora stati noti? La sensazione diffusa è che nella più grande diocesi del mondo il tasso di disaffezione al precetto festivo e a tutti gli altri sacramenti abbia raggiunto percentuali da paesi del nord Europa. Forse la diocesi di Milano non sarà un “cimitero”, come dicono le statistiche sul cristianesimo in Belgio o in Olanda. Ma tutto lascia supporre che la strada imboccata è quella di una pace senza vita. Senza contare che in quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, la mezzaluna di Maometto ha preso stabile dimora. Ma se Muhammad è il nome più diffuso tra i neonati di Milano (notizia Apcom del 31 maggio 2008), Eminenza, non sarebbe forse anche l’ora di consigliare ai milanesi di essere meno sobri nel controllo delle nascite e più appassionatamente sostenitori di persone come Paola Bonzi? Forza, Eminenza carissima, non si faccia rinchiudere nel capitolo della teologia moralista, civilista e borrelliana. Lei sa, meglio di noi pecorelle erranti e sghimbesce, che il cristianesimo esige coraggio, testimonianza e profezia, innanzitutto dai suoi Pastori.

L.Amicone

Il Presepio

Vi è mancato il tempo o il denaro per procurarvi un presepe della Scarabattola o di Angela Tripi? Non avete abbastanza spazio per le pecorelle di legno del presepe Lepi? Vi siete accorti solo oggi, giorno dell'Immacolata dedicato all'esposizione dei presepi, che in casa vostra manca qualcosa di essenziale? Correte in libreria a comprare il presepe pop-up di Carlo Gallucci Editore, 16 euri e mezzo di magia impagabile. Si intitola "Il Presepio" perché Gallucci è un filologo, predilige la forma originaria della parola. E' anche un patriota e il suo meraviglioso libro animato è davvero italiano (disegni di Emanuele Luzzati) a differenza degli altri pop-up natalizi che sono importati e perciò pieni di babbi natale e di renne. Si apre con pochi gesti ed ecco spuntare, dal fondale di cartone blu, gli angeli, le pecore, l'asino, il bue, Giuseppe, Maria. La stella cometa è mobile, così la notte del 24 potrete sollevarla e scoprire, in fondo alla grotta, il Bambino Gesù. Se adesso non vi viene da piangere o non sono riuscito a rendere l'idea o siete proprio cattivi.
C.Langone

lunedì 7 dicembre 2009

Il Principe

Cosi', se uno volesse leggerselo su internet.

Hopenhagen

In provincia di Firenze.

Di' qualcosa di sinistra!

«Perché Bersani non prende tre quattro grandi temi e prova a coinvolgere questo popolo viola? Ne suggerisco alcuni, la sostenibilità ecologica, io sarò l’unico del centrosinistra ad andare a Copenhagen. Oppure proponga: vogliamo dimezzare da subito il numero dei parlamentari. Mi daranno dell’antipolitico, ma i mille parlamentari di oggi sono i vincitori di un casting politico indecoroso. O ancora, vogliamo puntare sull’innovazone tecnologica, contro il decreto Pisanu? O parlare di merito? I ventenni dei social network sanno che hanno davanti un’Italia di baronie, di professori che stanno in cattedra da tre generazioni. Bersani potrebbe lanciare questi grandi temi d’innovazione anziché spiegare perché va o non va a un corteo».
Matteo Renzi

domenica 6 dicembre 2009

sabato 5 dicembre 2009

Apriti cielo

"...si veniva sostituendo qualche culo al cielo in taluni topoi frequenti o insigni: volesse il c., apriti c., nel regno dei c., il matrimonio del c. e della terra, il c. stellato sovra di noi, c. a pecorelle, tutta manna dal c., il c. puo' attendere, il c. ce la mandi buona, ho toccato il c. con un dito, raglio d'asino non sale in c., non insperate mai veder lo c., dammi o c. che sia foco agli italici petti il sangue mio, a noi si schiuda il c.,..."
A.Arbasino, L'ingegnere in blu

Esercizio matematico

Esercizio lungimirante
fare calcoli sulle parti
riflettere su rimanenze
addentrarsi tra le parentesi
(sospendendo quel che premeva fuori)
e dire cosi’ addio all’eden degli interi
E impariamo che non possiamo sommarci
subito
ma dobbiamo prima denominarci
comunemente
conoscere la minima essenza condivisa
che ci moltiplichi.
Bruno Galluccio

Otto sono tante

E' successo anche a me stamattina.
Ieri mattina, quando è suonata la sveglia, dormivo. Che, come frase, sembra un po’ buttata lì come quella vecchia faccenda del signor De La Palisse, quello che dieci minuti prima di morire era ancora vivo, e invece no, questa frase ha senso, perché io di solito mi sveglio ben prima della sveglia, e corro di là a spegnerla veloce, perché come suoneria ho una canzone che fa un rumore che non vi dico (prima o poi se me ne ricordo la cambio, perché non se ne può più). Dicevo, mi son svegliato con la sveglia, mi son accorto che avevo dormito più di otto ore, m’è venuto da sorridere, perché era tantissimo tempo che non succedeva, dormire otto ore di filato, che sorpresa, che gioia. Questa è la cosa più bella che mi è successa ieri, e direi che ho finito.
A.Bonino

Il pericolo siamo noi

Montanelli diceva che l'impero romano cadde per la sua stessa decadenza, non per i barbari e il cristianesimo.
Articolo dall'Occidentale. "C’è un pericolo ben maggiore dell’estremismo islamico a minacciare le democrazie occidentali, e quel pericolo siamo noi."

venerdì 4 dicembre 2009

:(

When I see a smiley, my first thought is, “What are you, 12 years old?”
What is it about the emoticon that fills me with such loathing? Maybe it’s the wastefulness of the enterprise, the redundancy of it, the implied lack of confidence in the writer’s ability to communicate, or mine to comprehend. If you say, “I’m looking forward to seeing you tonight,” I think you’re looking forward to seeing me. If you say, “I’m looking forward to seeing you tonight. :-),” I think you’re not sure I understand the extent of sentiment in that seven-word message. And if you write, “I’m looking forward to seeing you tonight ;-),” I think your assumption of getting laid this evening may have been a bit premature, Winky.