mercoledì 6 ottobre 2010

SPQR: Senti un Po' Questi Rigatoni

(A noi ce piace de magna e beve. E nun ce piace de lavorà.)

2 commenti:

Stefano Cicetti ha detto...

Bisogna vietare per legge il cibo nelle occasioni pubbliche, o almeno far entrare il fotografo solo dopo che è stato spazzolato il buffet, che tra l’altro va abolito perché mostra la miseria umana dello spintonare, fingere invalidità permanenti, fare a cazzotti per un gamberetto con salsa verde o per una forchettata di pasta fredda su piatti di carta. Nei pressi di un buffet si troveranno sempre persone che costruiscono pericolanti piramidi di cibo per evitare di fare il secondo giro, quello del cous cous, altri che si infilano le mozzarelle in tasca, signore che, in occasione di un ricevimento serale, arrivano intorno all’alba per avere i posti migliori, già in posizione da lotta con i gomiti aperti. Il buffet è una condizione ideologica molto pericolosa, ha a che fare con la legge della giungla e scatena istinti primordiali. Se al buffet viene associata una macchina fotografica, poi, è la fine del mondo. Ogni ballo della Croce Rossa, vernice, concerto, mostra, pensatoio, ogni nobile iniziativa benefica si trasformerà nel circo dell’orrore: bocche aperte sopra abiti da sera, doppi menti, otturazioni in vista, denti d’oro, sugo che cola sulle cravatte, sguardi ottenebrati dalla fame, gobbe (per la tensione del chinarsi sul piatto), mani dappertutto, come in certi quadri berlinesi di George Grosz. Una volta, in un’occasione mondana letteraria con buffet e gente che usa spesso la parola “cultura”, ho origliato (non intercettato, origliato) una conversazione di Umberto Pizzi, il paparazzo dei paparazzi, l’uomo da cui dipendono i giudizi dei posteri (uno può avere scritto articoli, libri, film meravigliosi, può avere salvato il Burkina Faso dalla siccità, vinto sette Oscar e dodici Nobel per la pace, ma se viene fotografato con un dito nel naso, di lui soltanto quello resterà). Pizzi parlava con un amico: era affranto, avvilito, stanco. Diceva che il buffet toglie i freni inibitori e che anche quella sera aveva assistito a scene inimmaginabili (di persone che tra l’altro sanno benissimo di essere fotografate), era disgustato e non aveva voluto infierire. “A un certo punto ho chiuso la macchina, era troppo, mi vergognavo per loro: ma è possibile che abbiano sempre fame e che siano così selvaggi?”. In questi casi il consiglio è: andare già mangiati, oppure non andare, chiudersi a chiave in casa, tirare tutte le tende e abbuffarsi. Le foto della piazza del Parlamento di mercoledì scorso, quando bisognava fare la pace tra romani e leghisti mangiando coda alla vaccinara e polenta, fanno pensare che è molto meglio una guerra affamante (o con dotazione di gallette che non sbriciolano e acqua ogm che nello stomaco si trasforma in tonnarelli alla gricia): vedere Renata Polverini masticare e infilare un rigatone in bocca a Umberto Bossi è più di quanto un essere umano possa sopportare. Una media attività mandibolatoria può essere esibita in compagnia, anche piacevolmente, ma vederla in video oppure fermata nell’attimo peggiore, quello della bocca aperta e forchetta entrante, è catastrofico, ingigantisce l’atto, lo moltiplica, lo chiude nel recinto della ripugnanza. Quando Julia Roberts al cinema mangia gli spaghetti col risucchio, si vede solo il momento del risucchio, non quello successivo e mortificante della masticazione e deglutizione. In ogni caso, digiunare è meglio.
Annalena

Anonimo ha detto...

...Ahahahahahahah!!!!! Bellissimo questo "sproloquio nutrizionale"!!!

Però la Verità è un'altra.

Non conta, alla fine della storia (come Annalena stessa evidenzia, di certo inconsciamente...), come o che cosa si mangia.

Ma "Chi".

Abbraccio! - P